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    Predefinito Grassi critica Bertinotti

    IRAQ: CLAUDIO GRASSI (PRC), E' SEMPRE ORA DI CHIEDERE RITIRO TRUPPE CRITICHE A BERTINOTTI, NO A TAVOLI COMUNI CON CHI FA GUERRA

    AGENZIA ANSA 9 SET. 04



    IRAQ: GRASSI (PRC), E' SEMPRE ORA DI CHIEDERE RITIRO TRUPPE.
    CRITICHE A BERTINOTTI, NO A TAVOLI COMUNI CON CHI FA GUERRA


    (ANSA) - ROMA, 9 SET - "Non si puo' rinunciare neanche per un momento a chiedere il ritiro dall'Iraq delle truppe italiane e di tutti i militari che occupano quel Paese": ne è "assolutamente convinto" Claudio Grassi, membro sella Segreteria nazionale e leader dell''Ernesto', la corrente di Rifondazione Comunista che fa parte della maggioranza del partito. Grassi critica apertamente il segretario Fausto Bertinotti, che in un'intervista a 'Repubblica' ha sostenuto che la questione del ritiro delle truppe italiane dall'Iraq e' secondaria rispetto alla liberazione di Simona Torretta e Simona Pari, le volontarie italiane rapite a Baghdad.

    "Come tutti ormai hanno ben capito - spiega Grassi - in Iraq i militari italiani non hanno fatto nessuna azione di pace, non hanno costruito ne' scuole ne' ospedali, ma hanno solamente svolto attivita' bellica; e la precondizione perche' guerra e terrorismo abbiano fine e' che i militari lascino l'Iraq".

    Ma Grassi non si ferma qui. "Ritengo sbagliato - sostiene - dare l'impressione di avviare dei tavoli comuni con chi ha fatto o sta facendo la guerra in Iraq e così ha determinato la situazione in cui quel Paese in questo momento si trova.
    Naturalmente - aggiunge - auspichiamo la liberazione delle due italiane rapite, ma ancora su chi le abbia rapite ci sono troppi dubbi aperti. Non vorrei - dice poi il leader dell''Ernesto' - che dietro il rapimento di Enzo Baldoni, dei due giornalisti francesi e, ora, delle nostre connazionali, si nasconda una strategia per mettere in difficoltà il movimento per la pace, per cui bisogna stare molto attenti".
    E poi, per Grassi "in Iraq c'e' una resistenza legittima: un popolo che resiste legittimamente ad una guerra e ad un'occupazione illegittime".

    (ANSA).

  2. #2
    smrt fašismu
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    Predefinito Re: Grassi critica Bertinotti

    L'analisi di Claudio Grassi è ottima, non capisco perchè l'area Ernesto non si defili definitivamente dalla maggioranza bertinottiana, e cerchi una convergenza con i troskisti di Rifondazione.
    So bene che sarebbe come mettere insieme il diavolo e l'acqua santa, ma la deriva antimarxista, ancor prima che anticomunista, di Bertinotti, dovrebbe essere evidente a chiunque in qualche modo, per qualsiasi via, si senta erede dell'Ottobre '17.
    Rifondazione ha ancora una base composta da ottimi compagni, spero che si organizzino e caccino gli anticomunisti e i gandhiani. Io alla lunga auspico una riunione con il Pdci.

    Detto questo non concordo assolutamente con alcun tipo di ipotesi di "unità nazionale" che faccia in qualche misura da stampella ad un GOVERNO CHE VA CACCIATO SENZA SE E MA; e non mancherò di fare conoscere la mia opinione nelle sedi opportune.

  3. #3
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    IRAQ: NO GLOBAL NAPOLI, BERTINOTTI SBAGLIA SERVE CHIARIMENTO POLITICO = CARUSO, RITIRO TRUPPE NON SUBORDINATO A RILASCIO OSTAGGI Napoli, 9 set. (Adnkronos) - «Bertinotti sbaglia a mettere in subordine il ritiro delle truppe rispetto alla liberazione delle volontarie italiane ed urge un chiarimento politico». Lo dice il portavoce dei disobbedienti campani, Francesco Caruso. «È alquanto singolare che Bertinotti metta in subordine il ritiro delle truppe, soprattutto perchè in queste ore militanti e dirigenti del partito della Rifondazione Comunista continuano a mobilitarsi a Napoli e in altre città sottolineando la forte connessione tra la richiesta del rilascio degli ostaggi ed il ritiro delle truppe». Secondo Caruso è dunque necessario «un chiarimento politico immediatamente perchè il popolo della pace, il movimento contro la guerra fa del ritiro delle truppe una questione imprescindibile da qualsiasi altro ragionamento, anche dall'apprensione emotiva per la sorte di due nostre sorelle». (segue) (Sia/Ct/Adnkronos) 09-SET-04 18:13 NNN

  4. #4
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    Predefinito

    Lo scandalo Bertinotti
    La rivolta di Disobbedienti, Cobas e metà Prc. Ma l'Ulivo plaude alla
    svolta
    GIOVANNA PAJETTA
    http://www.ilmanifesto.it/oggi/art16.html
    Alle sette di sera Fausto Bertinotti si fa intervistare da «La 7» e
    dice «La mia non è una svolta...hanno capito male». Ma non è affatto la
    premessa di una qualche marcia indietro, anzi. Basta leggere infatti
    l'editoriale che il segretario di Rifondazione scrive per Liberazione
    per capirlo. Certo, Bertinotti dice forte e chiaro che «Il ritiro delle
    truppe italiane è la leva della nostra mobilitazione, il primo punto del
    nostro impegno per la pace». Ma, del resto, non aveva mai smesso di
    dirlo. Il punto è che, come ha fatto nell'intervista a Repubblica,
    pietra dello scandalo, Bertinotti ripete che oggi le due vicende, la
    battaglia contro la guerra in Iraq e la liberazione delle due volontarie
    rapite, vanno tenute separate. «Due terreni distinti che, nella loro
    distinzione, vengono arricchiti l'uno e l'altro» dice a «La 7». E se
    nell'editoriale preciserà, a differenza di quanto aveva fatto
    nell'intervista, che «non c'è un prima o un dopo», poco conta. Perché
    come dice Anubi D'Avossa già questa è un'affermazione «pericolosissima,
    che confonde il movimento di cui Rifondazione è parte integrante. Oggi,
    al contrario, e i primi a farlo sono proprio i compagni di `Un ponte
    per...', bisogna sottolineare l'alterità di chi è stato rapito rispetto
    alle posizioni del governo italiano». E certo non è il solo a pensarla
    così , anche all'interno di Rifondazione dove ieri, come dice chi li
    conosce bene, «è successa l'ira di dio». Se infatti D'Avossa ormai è un
    semplice iscritto (si è dimesso da funzionario dopo il caso D'Erme),
    contro le «distinzioni» del segretario si sono scatenati un po' tutti.
    Perfino, anche se in questo caso un po' tra le righe, il responsabile
    Pace del partito. «Il ritiro delle truppe italiane dall'Iraq aiuterebbe
    non solo il rilascio degli ostaggi, ma anche l'apertura di una
    prospettiva di pace» dichiara infatti a metà pomeriggio, quando la
    polemica ormai infuria, Alfio Nicotra. Ribadendo che questa è, e rimane,
    la piattaforma della manifestazione di oggi a Roma. Ma le parole di
    fuoco, compresa l'accusa più o meno velata di svendere sia il partito
    che il movimento sull'altare di un futuro governo Prodi, vengono dagli
    oppositori storici. Uno dopo l'altro, Marco Ferrando, Salvatore Cannavò
    e Caludio Grassi sparano a zero. Rivelando quanto sia ampia la distanza
    che li separa dalle riflessioni del segretario (già dieci giorni fa, sul
    Riformista, Bertinotti sottolineava come «il terrorismo non è la pura e
    semplice reazione all'occupazione»).
    «La nostra posizione contro il terrorismo è nettissima, ma c'è un punto
    di differenza non da poco - spiega ad esempio Grassi, leader dell'area
    dell'Ernesto - Per noi in Iraq c'è anche una resistenza legittima e per
    questo non basta dire solo che si è contro la guerra e contro il
    terrorismo». Guai insomma a parlare di binomio «guerra-terrorismo».
    «Metterli sullo stesso piano è un rischio - insiste infatti Cannavò,
    vicedirettore di Liberazione e dell'Area Erre - Perché in Iraq la guerra
    è la causa del terrorismo». Ma il «rischio» non riguarda solo ciò che
    succede a Baghdad, come dicono a gran voce l'intero quartier generale
    dei Disobbedienti e, dall'interno di Rifondazione, Marco Ferrando. «Tra
    Violante e Bertinotti non c'è ormai distinzione, anzi a guardarli sui
    giornali mi pare che abbiano persino la stessa faccia» dice sprezzante,
    a nome dei primi, Nunzio D'Erme. Ancor più chiaro e netto, Ferrando.
    «Quell'incontro a palazzo Chigi è stato un regalo a Berlusconi - attacca
    a muso duro il leader della minoranza trotskista di Rifondazione - E'
    del tutto evidente che nell'atmosfera propagandistica che lo ha
    accompagnato, la centralità del ritiro delle truppe è stata rimossa». E
    non solo quella. «Vuoi sapere il perché delle dichiarazioni di
    Bertinotti? - chiede retorico e maligno D'Avossa - Per dirla con una
    vecchia frase di Fidel Castro `dimmi chi ti applaude e ti dirò chi sei'».
    Se si esce dalle stanze dei Disobbedienti, di Rifondazione o dei Cobas
    («una posizione aberrante» taglia corto il portavoce Piero Bernocchi) e
    si entra nella casa più vasta del centrosinistra si respira in effetti
    tutt'altra aria. «L'intervista di Bertinotti è un punto d'arrivo e un
    punto di partenza - dice ad esempio con soddisfazione Romano Prodi - E'
    un chiarimento che considero definitivo, tanto è vero che lui stesso ha
    avuto tensioni da certe frange che io chiamo di `matti'». «Apprezzo le
    parole di Bertinotti» gli fa eco dalla Margherita Castagnetti, mentre
    applaudono, per una volta all'unisono, tutte le anime dei Ds. Da Gavino
    Angius a Giuseppe Caldarola (che ne approfitta per dire «di ritiro ne
    parleremo dopo»), fino a Aprile, giornale del correntone ds, che titola
    il suo editoriale online «Diamo una mano a Bertinotti». L'unico che
    tenta una mediazione, preoccupato del possibile strappo tra le varie
    anime del movimento, è Pecoraro Scanio. I Verdi hanno partecipato
    all'incontro di palazzo Chigi, ma adesso il loro segretario tenta di
    buttar acqua sulla polemica, dicendo «Non credo che Bertinotti abbia
    inteso mettere in alternativa la trattativa e il ritiro delle truppe. In
    ogni caso ora più che mai è importante che il movimento pacifista non si
    divida».

 

 

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