Il Parlamento europeo (forse non tutti lo sanno) assegna ogni anno il «premio Sakharov», a perenne ricordo del fisico russo, uno dei più noti dissidenti ai tempi dell'Unione Sovietica.
Si tratta di un premio «per la libertà di pensiero» e nel nome della difesa dei diritti umani nel mondo.
Negli anni scorsi il premio è stato conferito, tra gli altri, all'ex presidente sudafricano Nelson Mandela, al leader della «primavera di Praga», Aleksandr Dubcek, all'irriducibile oppositrice birmana Aung San Suu Kyi, alla deputata curda Leyla Zana, cui non è mai stato consentito di ritirarlo, alle madri argentine di Plaza de Majo.
L'anno scorso il premio è andato al segretario generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan il quale lo ha ritirato in memoria del suo vice, Sergio Viera de Mello, ucciso in un attentato a Baghdad.
Quest'anno, in vista dell'assegnazione, sono cominciate a circolare, tra i gruppi parlamentari, le prime proposte.
Il Pse, per esempio, suggerirà di dedicare il premio all'associazione «Reporters sans frontieres», per ricordare il sacrificio di decine di giornalisti sui fronti di guerra o sotto regimi illiberali.
Qual è stata, invece, la bella pensata di Alleanza nazionale?
Con i parlamentari europei, Umberto Pirilli e Salvatore Tatarella, ha proposto di conferire il premio al presidente degli Stati uniti, Gorge W. Bush, «simbolo di quanti intendono non rassegnarsi al dilagare della barbarie e della criminalità…, e che ha dimostrato il coraggio di rischiare le proprie personali fortune politiche».
No comment.




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