ROMA - Comincia oggi la settimana cruciale per la soluzione della crisi dell’Alitalia. E subito ci potrebbe essere una sorpresa: la discesa in campo del governo con una proposta per sbloccare la situazione. Così il nuovo faccia a faccia in programma fra l’azienda, i piloti, gli assistenti di volo e il personale di terra, a due giorni dalla scadenza del 15 settembre, data che il governo ha posto come limite ultimo per decidere i destini della compagnia di bandiera (sopravvivenza o chiusura) potrebbe rivelarsi quasi decisivo. Attesa l’intesa con i piloti, che secondo le previsioni potrebbe essere formalizzata anche stasera, in assenza di fatti nuovi gli accordi con assistenti di volo e, soprattutto, con il personale di terra sembrano ancora difficili da raggiungere. Oggi, i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Guglielmo Epifani, Savino Pezzotta e Luigi Angeletti si incontreranno con i rappresentanti delle categorie per mettere a punto posizioni che appaiono, tuttavia, molto distanti da quelle della compagnia. Da parte sindacale resta ferma la richiesta di un intervento diretto del governo. Dall’esecutivo, che secondo alcune fonti potrebbe convocare i sindacati a Palazzo Chigi anche per domani sera, allo scopo di valutare i risultati degli incontri di oggi, è arrivata sabato una prima significativa apertura. «Siamo pronti a intervenire», ha detto infatti il ministro del Welfare Roberto Maroni. Senza precisare la natura dell’intervento a cui pensa il governo. Ieri comunque lo stesso Maroni ha piantato dei paletti molto precisi. «Temo - ha affermato - che ci sia qualcuno che vuole affrontare la crisi con la scorciatoia di trasferire gli esuberi al pubblico impiego, come se fossero dipendenti pubblici. Questa è la strada che non possiamo continuare a imboccare, una strada di aumento della spesa pubblica in modo indiscriminato».
Di certo, c’è che il governo sta pensando di costituire uno sportello speciale per la ricollocazione nell’area romana degli esuberi che non potrebbero essere riassorbiti. L’iniziativa dovrebbe essere attuata con gli enti locali interessati (Regione, Provincia e Comune di Roma), insieme a Italia Lavoro (società che fa capo al ministero del Welfare) e a qualche agenzia privata per l’impiego.
La struttura avrebbe il compito di individuare le imprese romane che potrebbero assumere il personale eccedente dell’Alitalia che non troverebbe una sistemazione dopo la cassa integrazione e un periodo di eventuale mobilità di un paio d’anni. Nel governo c’è chi ipotizza un intervento delle aziende pubbliche con una forte presenza nell’area della Capitale, in primo luogo le Ferrovie e le Poste. Senza escludere magari gli stessi enti locali. Ma lo stop di Maroni sembra già mettere in crisi questa prospettiva.
Sergio Rizzo
Corriere della Sera




Rispondi Citando
