FELTRI “SFARINA” IL SUO VICE DIRETTORE: “CARO RENATO FARINA, LA PROSSIMA VOLTA, SE DESIDERI MANIFESTARE CERTI PENSIERI, RIVOLGITI A “TELEFONO AMICO”. NON CI STO A BEATIFICARE LE SIMONE…”
Vittorio Feltri per Libero
Caro Renato,
condivido solo mezza riga del tuo articolo-omelia: «questa intemerata temo ti abbia annoiato». Peggio. Non ho capito cosa tu volessi dire. Forse non intendevi dire niente, bensì esprimere un turbamento, l’angoscia per le due Simone prigioniere e probabilmente con la vita appesa a un filo esile, molto esile. Se è così, e spero sia così, sottoscrivo lo sfogo. Chi è padre ha una speciale sensibilità alla sorte dei ragazzi, nei quali vede i suoi. Avendone quattro, ho qualche esperienza. Però Renato, la prossima volta, se desideri manifestare certi pensieri, rivolgiti a “Telefono amico”.
La tragedia incombente meriterebbe altre riflessioni. Stiamo parlando dell’Iraq, non della Svizzera. Chiunque abbia seguito la cronaca non ignora i fatti. Ho perso il conto dei decapitati, dei rapiti e dei morti ammazzati: decine, centinaia, migliaia. Ricordo i giorni di Quattrocchi, le polemiche e le accuse, i sarcasmi. Quattrocchi e i suoi amici furono liquidati come mercenari, avventurieri, vittime di un incidente sul lavoro. Ed eravamo all’inizio della mattanza, ancora non si immaginava a quale punto arrivasse la crudeltà dei combattenti islamici.
Quattrocchi morì con dignità stupefacente; impartì una lezione di come ci si comporta dinanzi al “plotone d’esecuzione”. Eppure fu sfottuto da gran parte della sinistra, «un camerata», scrisse qualcuno con ironia. Insomma Renato, oggi se uno è inconsapevole che l’Iraq va in cenere, oltre ad essere disinformato è stupido. Da Quattrocchi in poi i cadaveri del terrorismo si sono moltiplicati. Te ne risparmio l’elenco. Settimane fa, toccò a Baldoni finire tra le grinfie dei sicari al servizio del “dio buono e misericordioso”.
Alla vigilia della partenza, tutto eccitato egli concesse una intervista a la Repubblica in cui confessava: “Amo le vacanze col brivido”. Tu ed io concludemmo che era un folle, un temerario. Il nostro ragionamento lineare era: come si fa a entrare nella gabbia del leone senza valutarne i pericoli? Roba da esaltati. Baldoni in quella gabbia ci ha rimesso la ghirba; nulla di più scontato. Tu dopo, anzichè scuotere il capo e commentare la sua morte come un evento previsto, ti sei accasciato sulla sedia e in coda a un “fondo” hai scritto: sono pentito di aver dato del pirla a Enzo. Comprensibile. Davanti a un cadavere vince la pietà sul ragionamento.
Adesso però esageri. Siccome non riesci ad argomentare la convinzione delle scelte sbagliate fatte dalle signorine di Rifondazione, tiri in ballo il Vangelo di Marco, Terenzio, il Vietnam, Ulisse, Dante e Solgenitsin. Quanta confusione. Qui siamo di fronte a due ragazze un po’ balenghe o almeno incoscienti, imbevute di idealismi bertinottiani e dilibertiani, pacifiste (sinonimo di antiamericane) e quindi senza giudizio, le quali hanno aderito al progetto “Un ponte per...” realizzato dall’ala movimentista di Rifondazione, e sono volate laggiù persuase di aver diritto alla incolumità in quanto amiche degli iracheni moderati, come se ce ne fossero. Ingenuità, buona fede, entusiasmo beota?
Qualcuno avrà delle responsabilità per averle indotte alla acriticità. E dovrebbe risponderne sul piano politico, credo. O sorvoliamo? Non ci sto a beatificare le Simone. Non ti vengo appresso su questo terreno scivoloso. Non sia mai che altre Simone, attratte da prospettive di santificazione, imitino con la mia spinta (basta la tua) due poveracce schiavizzate dagli assassini di Allah. Ammetto. Esistono persone votate al sacrificio, attratte dal martirio, aspiranti al suicidio. Si accomodino. Non sarò io però a dar loro una mano; ho altri impegni. Il confine tra gli altari e il neurodeliri è labile.
Gli eroi appartengono a una razza ammirabile, ma attenzione: come distinguere un eroe da un cretino? Secondo gli estimatori del “bel gesto”, i kamikaze sono gli ultimi futuristi. Personalmente li considero dei deficienti. E i volontari? Altra categoria. C’è chi la sera, terminato il turno in fabbrica o in ufficio, va al cottolengo e porge la padella all’infermo, e c’è invece chi va in giro per il mondo dopo aver posteggiato la mamma all’ospizio. Fare del bene serve a conquistarsi il paradiso? Ok. Ma fare del bene a chi punta al tuo male è da stupidi. Collaborare col boia poi è il colmo dell’autolesionismo.
Le Simone non avevano dubbi sulla gentilezza d’animo della gente che soccorrevano; eppure sono state sequestrate. Evidentemente hanno avuto torto a fidarsi. Ognuno della propria vita fa quello che gli garba, anche dedicarla agli iracheni. Poi però non si affermi che il governo è obbligato a salvargliela, magari pagando il riscatto coi soldi dello Stato, cioè nostri. Berlusconi ha già parecchi problemi, gli mancava da risolvere quello delle Simone finite nei guai mentre sistemavano i libri nella biblioteca di Bagdad.
Chissà perché non si può esportare la democrazia, tuttavia si esporta il volontariato e il neocomunismo. Renato, a me delle piccole patrie non importerebbe nulla se non fossero minacciate, come quelle grandi, dal terrorismo islamico. Cito la tua citazione di Gesù: “A che serve guadagnare il mondo intero se poi perdi te stesso?”. Attualizzo: “A che serve guadagnarsi la simpatia degli iracheni se loro ti rapiscono e ti sgozzano?”.


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