Il Vescovo esarca per l'Italia, Silvano, moderatore del forum Chiesa Ortodossa Tradizionale qui su POL, mi ha gentilmente posto a titolo puramente culturale la seguente domanda ed ha accettato che la rendessi pubblica su questo forum:
So bene che non esiste una "escatologia gnostica" unificata. Quello che vorrei sapere è cosa attende "secondo Te" l'uomo dopo la morte. Mi interessa anche perchè sto seguendo il dibattito che non finisce mai sul libro di p. Serafim Rose che è stato tacciato di sostenere una "escatologia gnostica" nel suo libro "L'anima dopo la morte". Io ritengo il libro di p. Serafim ortodosso, anche se qualcosa non condivido.
In questo contesto mi piacerebbe sentire cosa tu pensi dei destini eterni.
Grazie
+Silvano
Premetto che sto acquistando il libro di Seraphim Rose per meglio documentarsi sulle sue posizioni.
Le posizioni delle varie correnti gnostiche riguardo al destino dell'uomo dopo la morte non sono unificate, tuttavia è possibile individuare dei tratti ricorrenti come la concezione ciclica del tempo e qualcosa che può ricordare la reincarnazione.
Prima di esporre le mie convinzioni personali vorrei fare una breve digressione a beneficio di coloro i quali non fossero informati su certe tematiche religiose.
È stata l'influenza Gnostica che "parlava di qual cosa d'universale nell'uomo ed è stato propio questo il primo fattore nel sradicare il Cristo fuori dai suoi stretti confini del Messianesimo Giudaico.
Secondo una certa escatologia giudaica, di cui ancora risente il Nuovo Testamento, i morti per il momento "dormono" nelle tombe aspettando d'essere richiamati alla vita un'altra volta quando Gesù ritornerà, ed è allora che "tutti coloro che sono nelle tombe sentiranno la Sua voce, e verranno fuori, quelli che hanno fatto bene ad una resurrezione di vita..." (Giov. 5:28, 29).
Questa semplice immagine dei morti che ritornano in vita per mezzo della resurrezione è basata sul come gli Ebrei concepiscono l'uomo: una inscindibile unità psicosomatica, quindi tutto dell'uomo muore e tutto dell'uomo ritorna a vivere un'altra volta.
Quello che va sotto il nome di resurrezione in molte chiese oggi è qual cosa di diverso, che porta il marchio dell'influenza Gnostica a discapito della visione prettamente giudaica.
Non dimentichiamo che la fede popolare vede i morti come già completamente vivi nei cieli come anime senza corpo: un'idea che, secondo qualcuno, sarebbe sia ripugnante che inintelligibile perfino per chi, come gli scrittori Ebraici del Nuovo Testamento, conservava ancora una visione escatologica giudaica.
Mi rendo conto che lo scopo di questo insegnamento sia senza dubbio quello di confortare i dolenti con la certezza che i defunti non sono veramente morti, ma ha avuto il devastante effetto di relegare la futura resurrezione dei morti ad una ridondante aggiunta attaccata alla fine del credo... e di mischiare in maniera un po' strana certi aspetti della concezione gnostica col cattolicesimo!
Infatti mi chiedo: qual'è il punto di una futura resurrezione dei morti se in fatti essi hanno già raggiunto la gloria nei cieli?
Personalmene non mi trovo d'accordo con chi pensa di avere il compito di eliminare del tutto questa impostazione a favore di quella semplicistica Ebraica che ritengo sbagliata.
Secondo me sarebbe meglio, per la chiesa "ufficiale", chiarire quella contraddizione che vede la resurrezione dei morti sebbene le loro anime abbiano già raggiunto la gloria nei cieli.
Personalmente, e in accordo con la maggior parte delle scuole gnostiche (anche se vi aggiungo precisazioni personali), vedo nella morte un mutamento di stato, la nascita di un nuovo stato che può essere peggiore (acquisizione di altre scorie che avvolgono lo pneuma e lo sprofondano ancora di più nei mondi inferiori e densi o in uno stato che può essere migliore (liberazione da una parte di scorie e progressione verso i livelli superiori).
Queste regressioni o progressioni dipendono dal tipo di vita condotta, vi sono casi in cui non v'è progressione oppure la progressione è minima e non basta per passare allo stadio successivo, allora si ha la reincarnazione, una specie di ritorno in questo stesso livello d'esistenza (o come gli antichi lo chiamavano: "cielo sublunare"): la nostra percezione dell'Io individuale (in sanscrito ahamkara) è ora in un altro corpo... e questo stesso meccanismo può valere anche per gli altri livelli dell'esistenza: i vari cieli superiori che, sovrapposti, avvolgono il nostro universo, o i vari mondi inferiori che sono avvolti anche dal nostro universo.
Esistono gli spiriti maligni? Secondo me si: sono quelle anime che hanno smarrito la Via e provano rabbia e invidia.
Esistono le anime buone? Secondo me si: sono quelle anime che rinunciano a progredire perché pensano di dover stare vicine ai loro cari.
C'è anche chi rinuncia a progredire già in questo mondo per reincarnarsi e aiutare coloro che soffrono e indirizzarli sulla via della liberazione.
Cosa vuol dire "liberarsi"? L'atto di questo passaggio è chiamato il dissigillare l'anima, ossia sciogliere i nodi che la legano. Una volta libera, l'anima non soffre più paura e tormenti e non temendo più la morte finalmente lascia libero lo pneuma, lo Spirito, che è la nostra vera essenza, il Sè, consustanziale al Pléroma e a Dio, il quale potrà finalmente osservare se stesso nella sua atarassia immersa in un sovrumano Silenzio.
Lo scioglimento dei nodi è dunque un ritorno dalla molteplicità e dalla separazione all'unità originaria.
Mi rendo conto che vi sono molti aspetti che ricordano il Buddhismo e comunque reciproche influenze tra Buddhismo e Cristianesimo antico esoterico sono storicamente provate. Seguiranno comunque, spero anche ad opera di altri forumisti, ulteriori chiarimenti e contributi... anche opinioni personali, e comunque non mancheranno contributi sull'escatologia nell'ambito della religione dei catari.
Saluti.





2010:
Rispondi Citando
5 Ma qualcuno dirà: «Come risuscitano i morti? E con quale corpo ritornano?»