che gli impugnano questo provvedimento?
Il sindaco leghista: io antiarabo? No, qui sono banditi anche i trulli
Lazzate vieta le case in stile moresco
LAZZATE - Richieste per costruire case con tetti a terrazzo, finestre ad arco a sesto acuto, facciate tinteggiate di bianco o d'azzurro, torri con cupole d'oro o dai colori sgargianti, in municipio non ne sono ancora arrivate. Ma, per lui, è solo questione di tempo. Così, per non correre il rischio di «trovarsi infestati da un giorno all'altro da moschee, minareti e roba simile», il sindaco leghista di Lazzate e senatore della Repubblica Cesarino Monti, 57 anni, ha pensato bene di mettere le mani avanti. E per salvare la «sua» Lazzate dall'«invasione» dell'architettura araba, ha fatto inserire un codicillo nel piano regolatore che vieta le costruzioni «in stile moresco».
Il nuovo regolamento, approvato martedì sera al termine di una rovente seduta consiliare, non ammette deroghe: in materia urbanistica, Lazzate (Comune della Padania, come ricordano i cartelli stradali che il «borgomastro» ha fatto piantare agli ingressi del paese) non vuole discostarsi dalla tradizione lombarda. Quindi i 60 stranieri residenti (in maggioranza musulmani) sono avvertiti: se vogliono costruirsi una casa, devono attenersi scrupolosamente a forme e colori in uso a nord del Po.
«È ormai chiaro che i musulmani residenti in Italia non abbiano nessuna intenzione di integrarsi - parte lancia in resta il sindaco -. Vogliono imporre una cultura, uno stile di vita e anche un'architettura che non sono i nostri. Se a Roma vogliono restare con le mani in mano, facciano pure: io non ho nessuna intenzione di accettare passivamente. E finché sarò sindaco, a Lazzate non ci saranno né moschee, né minareti».
Pregiudizi antiarabi? «Macché - taglia corto il "borgomastro" -. Nel mio Comune sono banditi anche i trulli». Non si fa attendere la replica dell'opposizione: «Mi pare una sciocchezza - dice Giacomo Gregori, consigliere dell'Ulivo -. Queste norme riportano Lazzate al Medioevo».
Che Cesarino Monti non sarebbe stato un sindaco come gli altri, lo si era capito fin dal suo insediamento, nell'estate del '97. Non era trascorso un mese, che intitolò una via alla Padania contro il parere del prefetto di Milano. Due anni dopo, adottò un regolamento che assegnava un punteggio supplementare nei concorsi pubblici ai residenti in paese.
Nemmeno la minaccia di sospensione dalla carica di sindaco, fece desistere l'amministratore leghista. E quando l’ex ministro degli Interni, Rosa Russo Jervolino gli revocò l'incarico perché nel frattempo aveva assunto un'impiegata «padana doc», si sollevò l'intero popolo leghista con in testa Umberto Bossi. Risultato: dopo qualche giorno, Cesarino Monti tornò al suo posto, osannato dalla Lega come un eroe.
Diego Colombo Marco Mologni
Cronaca di Milano




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