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Discussione: Grande Fratello

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    RFID: l'ombra del Grande Fratello
    Tra innegabili vantaggi e problemi di privacy, la tecnologia RFID, anche impiantata sottopelle, sta riscuotendo successo in applicazioni mediche, di sicurezza e di polizia

    Riguardo alla possibilità di impiantare chip per l’identificazione elettronica negli esseri umani non esistono vie di mezzo. I sostenitori di tecnologie come le etichette per l’identificazione tramite frequenze radio (RFID) sostengono che i benefici per la sicurezza superano di gran lunga i timori per la privacy. A loro dire, le etichette RFID inserite nei vestiti o addirittura sottopelle potrebbero impedire i furti di identità, contribuire a identificare le vittime di tastrofi e migliorare i servizi sanitari.




    I critici, invece, affermano che queste tecnologie faciliteranno il controllo della vita quotidiana dei cittadini da parte del governo e apriranno la strada a una diffusione massiccia della pirateria. Gli abusi potrebbero avvenire in un'infinità di modi, compreso un uso improprio da parte delle aziende per identificare i destinatari di campagne promozionali indesiderate. I critici immaginano anche un futuro in cui i tutti i beni privati siano etichettati, consentendo così ai curiosi dotati della tecnologia giusta di esaminare il contenuto di borse e zaini dei passanti. "L’invasione della privacy non potrà essere evitata", afferma Katherine Albrecht, direttrice dell’associazione dei consumatori CASPIAN, creata per monitorare l’uso dei dati raccolti nell’ambito dei cosiddetti "programmi fedeltà" adottati sempre più dai supermercati. Albrecht teme un futuro in cui "ogni bene fisico è registrato e riconducibile al proprietario".

    L’etichettatura delle persone tramite chip – sia con impianti sottopelle, sia con dispositivi portatili come i braccialetti – si basa sull’idea di migliorarne l’identificazione e quindi di limitare l’accesso a informazioni o aree riservate. Ma tra chi si occupa di diritti civili e altre questioni politiche, queste tecnologie incontrano un'opposizione viscerale: viene rigettata l’idea di dotare le persone di sensori, come se fossero uccelli migratori. Le proteste hanno convinto molte imprese ad abbandonare i progetti di utilizzare la tecnologia RFID nei prodotti, ma non negli esseri umani.

    L’idea di impiantare chip a scopo di controllo iniziò a diffondersi tra il grande pubblico più di dieci anni fa, quando i proprietari di animali domestici cominciarono a utilizzarli per registrare i dati relativi ai propri cani e gatti. Il concetto di inserire etichette RFID all’interno del corpo umano, tuttavia, rimase perlopiù teorico fino agli attacchi terroristici dell’11 settembre, quando un responsabile tecnologico osservò i pompieri scriversi il proprio numero di matricola sulle braccia in modo da poter essere identificati nel caso in cui rimanessero sfigurati o intrappolati.

    Richard Seelig, vice presidente delle applicazioni mediche presso la società specializzata in soluzioni di sicurezza Applied Digital Solutions, inserì un'etichetta elettronica nel proprio braccio e dichiarò al CEO dell’impresa per cui lavorava che questa funzionava. Nasceva così un nuovo prodotto: il VeriChip. Applied Digital istituì una divisione con lo stesso nome del chip che, a suo dire, ha venduto circa settemila etichette elettroniche.


    Si suppone che un migliaio di queste siano state inserite in esseri umani, soprattutto al di fuori degli Stati Uniti, senza che siano mai stati riportati eventuali effetti collaterali da parte degli impianti sottocutanei. "Viene utilizzato al posto di altre applicazioni biometriche, come le impronte digitali", afferma Angela Fulcher, vice presidente del marketing di VeriChip. La tecnologia di base è stata sviluppata da Digital Angel, una società del gruppo Applied che ha venduto migliaia di etichette per l’identificazione di animali domestici e non.

    VeriChip produce etichette RFID di 11 millimetri che vengono impiantate nel tessuto adiposo sotto il tricipite destro. Quando viene avvicinato a uno scanner, il chip si attiva ed emette un numero di identificazione. Se il numero di etichetta combacia con quello contenuto in un database, il proprietario ottiene il permesso di entrare in una stanza di sicurezza o di completare una transazione finanziaria. Finora le applicazioni legate alla sicurezza fisica, come il controllo dell’accesso agli edifici o ad altre aree, restano le più comuni. I chip RFID non sono in grado di controllare un soggetto in tempo reale così come il Global Positioning System, ma possono fornire comunque informazioni: ad esempio, indicando se un certo individuo ha attraversato una porta.

    I clienti latino-americani puntano su entrambe le tecnologie per scopi di sicurezza, il che in parte spiega perché tra i primi clienti di VeriChip ci siano stati il procuratore generale del Messico e un'agenzia messicana destinata a combattere i rapimenti di minori, molto diffusi nel Paese, ma anche distributori commerciali in Venezuela e Colombia. Il valore di queste tecnologie è stato scoperto recentemente anche da una nostra lettrice portoricana, che ci ha scritto chiedendo notizie sul loro stato di sviluppo. Come scrive nella sua e-mail, Frances Pabon spera che le tecnologie RFID o GPS possano essere applicate a suo marito, che deve viaggiare nei sobborghi della capitale San Juan, infestati dagli spacciatori di crack. "Penso che preservare la sua incolumità non violi necessariamente la sua privacy", scrive la signora. "E se dovessi scegliere tra la sicurezza sua e dei suoi dati, preferirei averlo sano e salvo e poi modificare dati come carta di credito, conto corrente, eccetera".


    Braccialetti elettronici

    La sicurezza è stata uno degli scopi principali di alcune applicazioni anche negli Stati Uniti. Una società dell’Arizona, chiamata Technology Systems International, per esempio, ha migliorato la sicurezza in carcere con un sistema simile a RFID per detenuti e sorveglianti. Il prodotto è stato lanciato nel 2001 ed è basato su una tecnologia concessa in licenza da Motorola, che l’ha sviluppata per l’esercito, per recuperare le attrezzature perse in battaglia. I bracciali per detenuti di TSI trasmettono segnali ogni due secondi a una batteria di antenne montate sul penitenziario. Esaminando il tempo che l’antenna impiega a ricevere il segnale, un computer è in grado di determinare la posizione esatta di ogni detenuto in un dato momento e in seguito ne può ricostruire gli spostamenti, se necessario per indagare sulle sue azioni.

    Da quando la tecnologia è stata installata in alcune prigioni, la violenza è diminuita del 60%, afferma il presidente di TSI Greg Oester, secondo il quale i bracciali sono sviluppati per "utenti che non collaborano". TSI, una divisione della società di sicurezza Alanco Technologies, ha installato il sistema in quattro penitenziari, a cui si aggiungerà presto un quinto. "I detenuti sanno di essere monitorati e che saranno catturati. La voce si diffonde molto velocemente", afferma Oester. "Aumenta così la sicurezza nelle carceri."

    In un carcere californiano che adotta la tecnologia TSI, un detenuto ha confessato di aver accoltellato un altro carcerato venti minuti dopo che le autorità gli avevano mostrato i dati del suo radio trasmettitore che lo segnalavano nella cella della vittima al momento dell’aggressione. Inoltre, sempre in California, un penitenziario femminile ha avviato un programma pilota per sperimentare se la tecnologia sia in grado di impedire le molestie sessuali. Al contrario, nell’Illinois alcuni detenuti hanno citato i dati ricavati in questo modo per provare di non essere coinvolti negli incidenti avvenuti nel loro penitenziario. Anche i sorveglianti dispongono di etichette simili, inserite non in bracciali ma in pager, che attivano un allarme nel momento in cui vengono rimosse o manomesse.

    Al di là dei penitenziari, però, questa tecnologia sta suscitando interesse anche in altri settori con pressanti esigenze di sicurezza. Per esempio, la tecnologia TSI viene valutata da società che operano in impianti ad alta sensibilità, come le centrali nucleari. In Europa e negli USA, inoltre, anche gli ospedali stanno sperimentando l’introduzione di etichette elettroniche nei braccialetti identificativi. Il Jacobi Medical Center di New York, in collaborazione con Siemens Business Services, ha lanciato un programma pilota per dotare più di 200 pazienti di radio-braccialetti. Questa tecnologia è concepita per permettere ai vari operatori sanitari di ottenere da un database informazioni sul paziente, come radiografie e storia clinica, in modo sicuro e più rapido. Il sistema inoltre utilizzerà delle antenne per controllare gli spostamenti degli individui all’interno dell’ospedale e lanciare un allarme se un paziente dovesse avere un malore. Altri sistemi pilota vengono testati in maniera specifica per monitorare i pazienti affetti da morbo di Alzheimer.



    Smart:Link: prototitpo pistola-
    orologio per l'attivazione

    Con il crescere della popolarità dei sistemi di etichettatura, alcuni settori che si ritenevano estranei all’uso di questa tecnologia, stanno prendendo in considerazione applicazioni innovative di RFID. Il produttore di armi da fuoco FN Manufacturing sta pensando di utilizzare la tecnologia per creare "pistole intelligenti" dotate di sensori per misurarne l’impugnatura, in modo da permetterne l’uso solo ai legittimi proprietari. Con un'applicazione pratica ma meno violenta, Ray Hogan dell’associazione degli studenti della Princeton University ha valutato la possibilità di distribuire braccialetti RFID ai partecipanti dei convegni, per registrare la partecipazione a eventi con molto pubblico. In questo modo gli organizzatori potranno capire quali programmi siano ritenuti più interessanti a seconda della durata del tempo di partecipazione del pubblico. Tuttavia, come altri del resto, Hogan ritiene che le questioni legate alla privacy possano impedire all’idea di diventare realtà.

    Queste tecnologie possono risultare perfino più efficaci se sono impiantate nel corpo umano. Tanto i sostenitori quanto i detrattori delle etichette RFID affermano che se inserite sottopelle, queste aumenteranno sicuramente il volume e la qualità dei dati personali, permettendo, in casi estremi, la riduzione del margine di errore nell’identificazione delle vittime di disastri. Il problema, affermano i critici, è che la grande quantità di dati accumulati potrebbe essere oggetto di furti e abusi. Come esempio, citano l’esperienza dei punti vendita al dettaglio, che da anni intercettano le conversazioni dei clienti e ne spiano il comportamento tramite telecamere per aumentare le vendite. I supermercati raccolgono periodicamente dati sugli acquisti e sulle abitudini dei singoli consumatori tramite i "programmi fedeltà", oltre a monitorarne le transazioni elettroniche mediante bancomat e carta di credito.

    I soggetti dotati di etichette potrebbero essere spiati persino da singoli individui, dato che le attuali tecnologie RFID non dispongono della capacità di elaborazione necessaria a criptare le informazioni. "Non riesco a immaginarmi come inserire una tale potenza in questi dispositivi", afferma l’esperto di sicurezza Whitfield Diffie di Sun Microsystems. Alcuni consumatori descrivono scenari in cui gli hacker potrebbero conoscere il codice fiscale delle vittime tramite un lettore RFID, creare un chip con lo stesso codice e quindi sostituirsi a loro. Ma anche se la creazione di un simile chip fosse possibile, probabilmente verrebbe lanciato un allarme non appena un sistema rilevasse che la stessa persona si trovava in due posti nello stesso momento.

    Tuttavia, l’impianto di chip RFID su vasta scala potrebbe incrementare molto le possibilità di sorveglianza dei cittadini da parte delle autorità di polizia. Teoricamente, ogni presa elettrica potrebbe trasformarsi in un lettore RFID in grado di comunicare dati a un database governativo. Secondo i critici, se l’uso delle etichette elettroniche diventasse incontrollato, si arriverebbe al punto di riuscire a ricollegare la spazzatura di un cassonetto pubblico a chi ce l’ha gettata. "Volete davvero che i potenti dispongano di un potere così grande?", domanda retoricamente Albrecht. "L’ostacolo infrastrutturale, elettricità e Internet, è stato ormai superato".

    Michael Kanellos

    CNET News.com

  2. #2
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    La Lupa romana è una cagna bastarda che muore allattando 2 figli di puttana
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    Stanno già facendo i primi test sui cani rendendo il chip obbligatorio per l'eventuale identificazione in caso di abbandono e aggiungo io per assuefare i cittadini che sia cosa buona e giusta applicata anche agli esseri umani
    Tu che odi dio e la vita cristiana
    Senti la sua presenza come un doloroso cancro
    Vengano profanate e profanate aspramente
    Le praterie del cielo bagnate di sangue

    Odiatore di dio
    E della peste della luce

    Guarda negli occhi paralizzati di dio
    E sputa al suo cospetto
    Colpisci a morte il suo miserevole agnello
    Con la clava

    Dio, con ciò che ti appartiene ed i tuoi seguaci
    Hai mandato il mio regno di Norvegia in rovine
    I tempi antichi, le solide usanze e tradizioni
    Hai distrutto con la tua orrida parola
    Ora vai via dalla nostra terra!

  3. #3
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    I vantaggi della globalizzazione.

  4. #4
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    In Origine Postato da Dario
    I vantaggi della globalizzazione.
    chiamali vantaggi

  5. #5
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    In Origine Postato da S.P.Q.R.
    chiamali vantaggi
    Ci riprovo:

    I vantaggi della globalizzazione...

 

 

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