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    Predefinito La "Sanità" in Usa: alcune....

    ...notizie e qualche numerello

    Roma. “La società ha questo di male rispetto agli individui, il rischio che attraverso di essa le scelte di un certo numero limitino le aspirazioni e i diritti di ciascuno”.
    Parole di Ralph Waldo Emerson, a commento di una raccolta di massime dei padri fondatori della democrazia americana. Tutti o quasi solidamente liberali nel senso individualista del termine, immuni dalla fascinazione roussoiana della “collettività”.
    Negli Stati Uniti, è una concezione che per oltre due secoli ha ispirato l’intero sviluppo istituzionale, e continua a valere anche nei settori che più sono invece riservati all’intervento dello Stato, nel modello europeo.
    Come il diritto alla salute e il sistema sanitario.
    Per questo, lo “scandalo” che in Italia e in Europa suscita il dato dei 45 milioni di cittadini americani “non coperti da assicurazione sanitaria”, con cui ieri per esempio Massimo Gaggi esordiva sul Corriere con un lungo articolo, ha bisogno di una spiegazione: per capire quale cultura e sistema esprima, e di come vada davvero rapportato alla realtà italiana ed europea.

    Il sistema sanitario americano è figlio di due grandi scelte.
    La prima, in pieno secondo conflitto mondiale, nel 1943, fu di escludere dal reddito imponibile dei lavoratori le spese per la salute realizzate tramite polizze assicurative e strumenti finanziari individuali, di categoria o d’impresa, volti ad assumersi il pagamento delle spese sanitarie. All’epoca, lo stesso strumento finanziario delle polizze sanitarie era ai primordi, e questo spiega perché attualmente siano diverse migliaia i soggetti finanziari attivi in questo settore negli Usa.
    Tale scelta, oltre ad aver straordinariamente irrobustito i mercati finanziari americani, spiega come mai sul totale della spesa sanitaria Usa – il 14 per cento del pil, ben 5,3 punti più del nostro 8,7 per cento – la quota maggiore, oltre il 60 per cento, sia spesa privata (per tre quarti garantita da soggetti terzi privati come assicurazioni e fondi d’investimento sanitari, per un quarto direttamente dalle tasche dei cittadini), mentre solo il 40 per cento sia spesa pubblica (per due terzi a carico del bilancio federale, un terzo a carico di Stati e contee).
    Gli Usa costituiscono da questo punto di vista uno dei tre modelli di finanziamento sanitario al mondo, quello più “privato”, mentre i sistemi “pubblici” si dividono a loro volta in due sottocategorie europee, quelli in cui predomina un sistema sociale di assicurazione pubblica “universale” (come Germania, Italia e Francia - da noi la spesa privata è un quarto di quella sanitaria, in Francia meno di un quinto), e quelli invece in cui il governo centrale o locale è comunque responsabile direttamente del “totale” delle spese sanitarie (come Gran Bretagna, a crescente iniziativa privata sotto Blair, e Finlandia).
    La seconda decisione “storica” ad aver modellato la sanità americana venne sotto Lyndon Johnson, nel 1965, con l’introduzione della copertura federale alle spese sanitarie di anziani ultra 65 enni (attualmente circa 40 milioni di soggetti) tramite “Medicare”, e a indigenti, invalidi e disabili, tramite “Medicaid” (oltre 30 milioni di soggetti).
    Sono i “deboli”, nel sistema americano, gli unici a non dover individualmente e responsabilmente pensare da sé a come mettere da parte e investire le risorse necessarie per coprire le proprie spese sanitarie.
    Per il resto il pilastro del sistema americano è che imprese e lavoratori, dipendenti e autonomi che siano questi ultimi, sono responsabili di sé e dei propri cari.
    Quanto ai famosi 45 milioni di soggetti non assicurati, essi non coincidono affatto con il numero degli “scoperti”.
    Ai 45 vanno infatti sottratti coloro che ricadono nei due programmi Medicare e Medicaid, circa 17 milioni. E dei 28 che restano, come sanno coloro che hanno la pazienza di seguire il dibattito molto acceso tra le diverse scuole di statistica americane, bisognerebbe poi sottrarre tutti coloro che nell’arco dell’anno accendono una polizza e non vengono registrati sino all’anno successivo, e in più tutti coloro che –non registrati come lavoratori dipendenti ma solo come lavoratori autonomi – utilizzano a copertura dei rischi sanitari strumenti finanziari diversi dai piani di accantonamento finanziati da aziende e lavoratori.
    Per citare uno studio recente, elaborato da Derek Hunter del Cato Institute, compiute tutte queste operazioni alla fine il numero dei realmente “scoperti” si riduce dai famigerati 45 a circa 21 milioni.
    Un numero comunque elevato, composto da giovani che stimano di fare fronte a eventuali emergenze sanitarie tramite il circuito della solidarietà parentale, e per almeno una metà da dipendenti di basse qualifiche i cui salari, in effetti, non hanno “capienza” per alcun tipo di investimento personale assicurativo.
    Quando nella storia americana i liberal hanno provato a impiantare i semi di un sistema all’europea, la reazione all’esplosione dei costi federali preventivati è sempre stata tale da determinare insuccessi clamorosi: ultimo quello di Hillary Clinton, delegata dal marito presidente a un ambizioso disegno.
    Il che non significa affato che i presidenti – sia repubblicani che democratici –non allarghino a fisarmonica gli “entitlements” a carico del bilancio federale, a seconda del ciclo economico e di quello elettorale.
    Come ha fatto Bush nel 2002 con l’estensione del rimborso federale agli anziani per le spese farmaceutiche, con un aggravio ben superiore ai 400 miliardi di dollari dichiarati in Congresso.
    E come farebbe John Kerry se fosse eletto.
    A differenza delle estensioni sanitarie federali proposte nella piattaforma di Bush, quantificate in 128 miliardi di dollari di spesa aggiuntiva al 2015, quelle della piattaforma democratica ammonterebbero all’astronomico aggravio di 1.500 miliardi di dollari, di cui 622 rivolti alla “soluzione totale” dei non assicurati. Ma nel dibattito Usa, nessuno dà a questo aspetto il peso che attribuiamo noi.
    Tutti s’interrogano sulla conseguenza primaria di un sistema così trainato dalla domanda privata da aver portato a far impennare la spesa verso trattamenti ad alto costo assai più che in ogni altro paese avanzato.
    Con effetti antieconomici, non liberticidi.

    saluti

  2. #2
    Super Troll
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    Predefinito

    Tutti s’interrogano sulla conseguenza primaria di un sistema così trainato dalla domanda privata da aver portato a far impennare la spesa verso trattamenti ad alto costo assai più che in ogni altro paese avanzato.
    ====
    I TRATTAMENTI SONO AD ALTO COSTO MA SPESSO NON SONO EQUIPARABILI COME QUALITà A QUELLI DI ALTRI PAESI... SOLO
    PERCHè DALLA SANITA IN AMERICA DEVONO RICAVARE GLI UTILI SIA LE CASE FARMACEUTICHE , SIA LE CLINICHE, SIA I MEDICI, SIA LE ASSICURAZIONI PRIVATE... E OVVIAMENTE ANCHE LE AGENZIE FUNEBRI...
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

 

 

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