Risultati da 1 a 10 di 10

Discussione: Se fuggiamo dal dolore

  1. #1
    Iterum rudit leo
    Data Registrazione
    09 Jun 2009
    Messaggi
    3,661
     Likes dati
    125
     Like avuti
    62
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Se fuggiamo dal dolore

    Le malattie, la scienza, l'etica

    SE FUGGIAMO DAL DOLORE
    di ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA

    «È forse un peccato volere un figlio sano?». Questo grido dal cuore a
    cui ha dato voce qualche giorno fa Miriam Mafai riassume perfettamente,
    sono sicuro, il sentimento della grande maggioranza degli italiani di
    fronte all'intervento a base di cellule staminali tratte dal cordone
    ombelicale di due suoi fratellini concepiti all'uopo, compiuto al San
    Matteo di Pavia per guarire Luca, il bambino affetto da talassemia,
    figlio di due genitori turchi residenti nel nostro Paese. Poco conta
    davanti a quella semplice domanda il fatto che per ottenere il risultato
    di cui sopra è stato necessario procedere ad una selezione genetica
    degli embrioni dei potenziali fratellini di Luca, che inevitabilmente
    riecheggia, almeno nel principio, la prassi eugenetica che fu del
    nazionalsocialismo e, meno spietatamente ma fino a tempi non lontani, di
    alcune legislazioni europee e americane.
    «È forse un peccato volere un figlio sano?». Chi mai può rispondere di
    sì? E dunque sembra ovvio che, una volta accettata la diagnosi genetica
    prenatale al fine di guarire un soggetto terzo, essa sarà
    inevitabilmente spesa al fine di impedire una malattia del nascituro
    stesso: in fondo dov'è la differenza? Non è meglio, per quanto
    possibile, che tutti abbiano bambini sani e che promettono di vivere a
    lungo? Ed è ugualmente ovvio che quando tutto è riducibile (e ridotto) a
    una domanda simile, anche l'esito dell'eventuale referendum per
    cancellare o modificare la legge sulla fecondazione assistita, per cui
    in questi giorni si stanno raccogliendo le firme, può considerarsi
    scontato. Chi può dubitarne? Anche qui vincerà a mani basse il partito
    del non divieto, o meglio dei minori divieti possibili alla speranza
    salutista.
    Non sta scritto da nessuna parte, però, che la discussione su che cosa
    una società debba decidere in una materia di portata immensa come è
    questa della diagnosi genetica e della fecondazione artificiale, della
    vita e della morte, debba esaurirsi nel problema del permettere e del
    vietare. Il codice penale non è l'alfa e l'omega dell'etica, e la
    bussola della storia umana non è, per fortuna, custodita nelle aule dei
    tribunali o dei parlamenti.
    Sarà allora giusto (e si spera consentito) riflettere in una prospettiva
    diversa da quella dei diritti e delle pene che ci assedia
    quotidianamente. Osservare, per esempio, che dietro il desiderio di far
    nascere per quanto possibile solo bambini sani e che promettono di
    vivere a lungo c'è l'idea e il sentire sempre più diffusi nella nostra
    società che il dolore fisico e morale, e ciò che lo provoca, la
    malattia, il male, sono qualcosa di materialmente ma soprattutto di
    psicologicamente insopportabile, qualcosa da scongiurare e da fuggire a
    tutti i costi. Non solo: qualcosa che alla fine è possibile espungere,
    cancellare dall'orizzonte umano. Magari a costo di sopprimere
    l'individuo umano stesso, come nel caso dell'eutanasia, la cui
    legalizzazione già si annuncia qua e là sotto varie forme.
    Proprio l'esempio dell'eutanasia sembra indicare che ormai nelle nostre
    società la morte può essere accettata, paradossalmente, solo per essere
    negata. Di fatto essa è già stata espulsa dalla domesticità e dalla
    esperienza quotidiane, venendo relegata nell'unico ambiente consentito,
    quello dell'ospedale. Adesso siamo tentati di farla finita, oltre che
    con la morte, anche con tutto ciò che sfigura e affligge il corpo.
    In realtà, dietro l'obbligatoria benevolenza verso «non udenti», «non
    vedenti», «portatori di handicap» sempre meno ci riescono tollerabili
    l'imperfezione fisica, le infermità immedicabili, le mille imperfezioni
    che dalla notte dei tempi ci ricordano la nostra precarietà. Non ne
    vogliamo più sapere di questa parte in ombra, misteriosa e dolente della
    nostra natura; e dal momento che la scienza sembra permettercelo, da
    quello stesso istante non riusciamo più ad accettarla e a convivere con
    essa.
    Inutile dire come sul piano antropologico questo rifiuto ratifichi e
    amplifichi a dismisura l'abissale frattura culturale già oggi così
    evidente tra il mondo occidentale e tutti i popoli del Pianeta. Di
    fronte a una umanità bianca che si avventura dietro il sogno di un corpo
    affidato fin dal concepimento alla tutela della scienza, si levano, in
    un'altra metà del mondo, folle di corpi, il cui destino resta invece in
    balìa della più cieca casualità, segnati dall'imperfezione e dal male.
    La differenza di reddito tra noi «e gli altri» tende a tramutarsi così
    in una radicale diversità della stessa esperienza della fisicità umana.
    Il che dà l'idea dell'altrettanto abissale frattura che l'avvento come
    pratica di massa della diagnosi genetica degli embrioni è sul punto di
    rappresentare rispetto a tutto quanto il nostro stesso passato storico.
    Interi universi di pensieri e di sentimenti, interi mondi morali e
    artistici sono destinati fatalmente alla insignificanza e, in
    prospettiva, alla liquidazione. Primo fra essi, naturalmente, il mondo
    spirituale cristiano (e, oserei dire, quello di qualunque religione) con
    la sua idea della preziosità irripetibile di ogni soma umano e del
    misterioso legame mimetico che lo lega al Dio creatore: fonte di quel
    retaggio di misericordia e di amore per tutti gli esseri che costituisce
    la più degna e disperata utopia, alla base di tutte le altre utopie
    universalistiche di cui da venti secoli si nutre l'Occidente.
    Alla domanda di Miriam Mafai da cui sono partito si può dunque
    rispondere con un'altra domanda. No, certo che non è un peccato volere
    un figlio sano. Ma nel nostro mondo imperfetto vige una regola ferrea:
    tutto ha un prezzo, e in genere tanto più alto quanto più grande è il
    vantaggio che si ottiene. Ebbene: qual è nel nostro caso questo prezzo?
    Non è un gesto né di prepotenza né di arroganza chiedere di saperlo
    prima di decidere se è giusto pagarlo.

    Ernesto Galli della Loggia

    (c) Corriere della Sera, 17 settembre 2004

  2. #2
    Super Troll
    Data Registrazione
    13 Oct 2010
    Località
    cagliari
    Messaggi
    78,414
     Likes dati
    3,887
     Like avuti
    9,803
    Mentioned
    357 Post(s)
    Tagged
    7 Thread(s)

    Predefinito

    SONO D'ACCORDO SU QUASI TUTTO MA MOLTO POCO SU QUESTO CAPOVERSO:Interi universi di pensieri e di sentimenti, interi mondi morali e
    artistici sono destinati fatalmente alla insignificanza e, in
    prospettiva, alla liquidazione. Primo fra essi, naturalmente, il mondo
    spirituale cristiano (e, oserei dire, quello di qualunque religione) con
    la sua idea della preziosità irripetibile di ogni soma umano e del
    misterioso legame mimetico che lo lega al Dio creatore: fonte di quel
    retaggio di misericordia e di amore per tutti gli esseri che costituisce
    la più degna e disperata utopia, alla base di tutte le altre utopie
    ========
    IL RISPETTO E LA CONSIDERAZIONE PER L'ALTRO, SANO O MALATO, BELLO O BRUTTO, NON CI DERIVA SOLO DALLE RELIGIONI MA ANCHE DA FILOSOFI E SAGGI NON DEVOTI DELLE RELIGIONI ATTUALI O NON DEVOTI IN ASSOLUTO.
    CREDO ANZI CHE IL VOLERE UN FIGLIO ALMENO SANO, SE NON BELLO, NON CONTRASTI CON L'UMANA PIETA VERSO CHI NON SIA NE SANO NE BELLO. NE MAI LO DIVENTERà SALVO CHE NON SIA UN "CATTIVO".
    NON C'è QUINDI DA PAGARE NESSUN PREZZO, CREDO, SALVO QUELLO DI SMETTERE DI RIPORTARE LA NOSTRA VITA AGLI DEI, DI SMETTERE DI PENSARE IMMORTALE UN INDEFINIBILE NOSTRO SPIRITO, E SOPRATTUTTO DI METTERE LIMITI ALLA SCIENZA SOLO NEL CASO CHE DECIDESSE DI VOLER CREARE MOSTRI OD ORCHI.
    COME è PROBABILE CHE I CULTORI DEL DARWINISMO AD OLTRANZA GIà PROGETTANO.
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  3. #3
    Obama for president
    Data Registrazione
    10 Apr 2003
    Località
    Venezia
    Messaggi
    29,093
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    basta con le mafie vaticane

  4. #4
    SENATORE di POL
    Data Registrazione
    05 Mar 2002
    Località
    Alessandria
    Messaggi
    23,784
     Likes dati
    2
     Like avuti
    10
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da antonio

    cciappas ha dato il suo interessante contributo..
    "
    .

  5. #5
    Ospite

    Predefinito Re: Se fuggiamo dal dolore

    In origine postato da krentak
    Le malattie, la scienza, l'etica

    SE FUGGIAMO DAL DOLORE
    di ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA

    «È forse un peccato volere un figlio sano?». Questo grido dal cuore a
    cui ha dato voce qualche giorno fa Miriam Mafai riassume perfettamente,
    sono sicuro, il sentimento della grande maggioranza degli italiani di
    fronte all'intervento a base di cellule staminali tratte dal cordone
    ombelicale di due suoi fratellini concepiti all'uopo, compiuto al San
    Matteo di Pavia per guarire Luca, il bambino affetto da talassemia,
    figlio di due genitori turchi residenti nel nostro Paese. Poco conta
    davanti a quella semplice domanda il fatto che per ottenere il risultato
    di cui sopra è stato necessario procedere ad una selezione genetica
    degli embrioni dei potenziali fratellini di Luca, che inevitabilmente
    riecheggia, almeno nel principio, la prassi eugenetica che fu del
    nazionalsocialismo e, meno spietatamente ma fino a tempi non lontani, di
    alcune legislazioni europee e americane.
    «È forse un peccato volere un figlio sano?». Chi mai può rispondere di
    sì? E dunque sembra ovvio che, una volta accettata la diagnosi genetica
    prenatale al fine di guarire un soggetto terzo, essa sarà
    inevitabilmente spesa al fine di impedire una malattia del nascituro
    stesso: in fondo dov'è la differenza? Non è meglio, per quanto
    possibile, che tutti abbiano bambini sani e che promettono di vivere a
    lungo? Ed è ugualmente ovvio che quando tutto è riducibile (e ridotto) a
    una domanda simile, anche l'esito dell'eventuale referendum per
    cancellare o modificare la legge sulla fecondazione assistita, per cui
    in questi giorni si stanno raccogliendo le firme, può considerarsi
    scontato. Chi può dubitarne? Anche qui vincerà a mani basse il partito
    del non divieto, o meglio dei minori divieti possibili alla speranza
    salutista.
    Non sta scritto da nessuna parte, però, che la discussione su che cosa
    una società debba decidere in una materia di portata immensa come è
    questa della diagnosi genetica e della fecondazione artificiale, della
    vita e della morte, debba esaurirsi nel problema del permettere e del
    vietare. Il codice penale non è l'alfa e l'omega dell'etica, e la
    bussola della storia umana non è, per fortuna, custodita nelle aule dei
    tribunali o dei parlamenti.
    Sarà allora giusto (e si spera consentito) riflettere in una prospettiva
    diversa da quella dei diritti e delle pene che ci assedia
    quotidianamente. Osservare, per esempio, che dietro il desiderio di far
    nascere per quanto possibile solo bambini sani e che promettono di
    vivere a lungo c'è l'idea e il sentire sempre più diffusi nella nostra
    società che il dolore fisico e morale, e ciò che lo provoca, la
    malattia, il male, sono qualcosa di materialmente ma soprattutto di
    psicologicamente insopportabile, qualcosa da scongiurare e da fuggire a
    tutti i costi. Non solo: qualcosa che alla fine è possibile espungere,
    cancellare dall'orizzonte umano. Magari a costo di sopprimere
    l'individuo umano stesso, come nel caso dell'eutanasia, la cui
    legalizzazione già si annuncia qua e là sotto varie forme.
    Proprio l'esempio dell'eutanasia sembra indicare che ormai nelle nostre
    società la morte può essere accettata, paradossalmente, solo per essere
    negata. Di fatto essa è già stata espulsa dalla domesticità e dalla
    esperienza quotidiane, venendo relegata nell'unico ambiente consentito,
    quello dell'ospedale. Adesso siamo tentati di farla finita, oltre che
    con la morte, anche con tutto ciò che sfigura e affligge il corpo.
    In realtà, dietro l'obbligatoria benevolenza verso «non udenti», «non
    vedenti», «portatori di handicap» sempre meno ci riescono tollerabili
    l'imperfezione fisica, le infermità immedicabili, le mille imperfezioni
    che dalla notte dei tempi ci ricordano la nostra precarietà. Non ne
    vogliamo più sapere di questa parte in ombra, misteriosa e dolente della
    nostra natura; e dal momento che la scienza sembra permettercelo, da
    quello stesso istante non riusciamo più ad accettarla e a convivere con
    essa.
    Inutile dire come sul piano antropologico questo rifiuto ratifichi e
    amplifichi a dismisura l'abissale frattura culturale già oggi così
    evidente tra il mondo occidentale e tutti i popoli del Pianeta. Di
    fronte a una umanità bianca che si avventura dietro il sogno di un corpo
    affidato fin dal concepimento alla tutela della scienza, si levano, in
    un'altra metà del mondo, folle di corpi, il cui destino resta invece in
    balìa della più cieca casualità, segnati dall'imperfezione e dal male.
    La differenza di reddito tra noi «e gli altri» tende a tramutarsi così
    in una radicale diversità della stessa esperienza della fisicità umana.
    Il che dà l'idea dell'altrettanto abissale frattura che l'avvento come
    pratica di massa della diagnosi genetica degli embrioni è sul punto di
    rappresentare rispetto a tutto quanto il nostro stesso passato storico.
    Interi universi di pensieri e di sentimenti, interi mondi morali e
    artistici sono destinati fatalmente alla insignificanza e, in
    prospettiva, alla liquidazione. Primo fra essi, naturalmente, il mondo
    spirituale cristiano (e, oserei dire, quello di qualunque religione) con
    la sua idea della preziosità irripetibile di ogni soma umano e del
    misterioso legame mimetico che lo lega al Dio creatore: fonte di quel
    retaggio di misericordia e di amore per tutti gli esseri che costituisce
    la più degna e disperata utopia, alla base di tutte le altre utopie
    universalistiche di cui da venti secoli si nutre l'Occidente.
    Alla domanda di Miriam Mafai da cui sono partito si può dunque
    rispondere con un'altra domanda. No, certo che non è un peccato volere
    un figlio sano. Ma nel nostro mondo imperfetto vige una regola ferrea:
    tutto ha un prezzo, e in genere tanto più alto quanto più grande è il
    vantaggio che si ottiene. Ebbene: qual è nel nostro caso questo prezzo?
    Non è un gesto né di prepotenza né di arroganza chiedere di saperlo
    prima di decidere se è giusto pagarlo.

    Ernesto Galli della Loggia

    (c) Corriere della Sera, 17 settembre 2004
    Cioè ma qua stiamo diventando tutti matti. Ma come si fa a non vedere la differenza tra il voler creare un bambino secondo criteri arbitrari e soggettivi di perfezione (che so, biondo occhi azzurri, alto 2 metri ecc.), e il volere che il bambino che nasce risponda a criteri oggettivi di sanità fisica, come, per es., il non soffrire di una malattia genetica devastante. Quello di galli della Loggia è un sofisma bello e buono, nemmeno un'opinione: l'interpretazione letterale di un atto senza evidenziarne il senso e il contesto. E' come dire che amputare una gamba ad uno che ce l'ha in cancrena è la stessa cosa amputarla ad uno per torturarlo.
    Poi, una cosa è essere d'accordo sulla liceità o meno sulla manipolazione degli embrioni, e qui ognuno ha le sue opinioni. Però, cmq la si pensi, la buona fede delle due parti non la si deve mettere in discussione. Non si può nemmeno pensare che chi è a favore della diagnosi preimpianto o la selezione abbia propositi nazistoidi.

    Antonio, e tu sei pure medico, e mi vieni a parlare di efficientismo. Ma cosa diavolo centra? Ma secondo te uno vuole che il figlio sia sano perchè almeno riuscirà a lavorare 8 o più ore, o fare qualche record sportivo o a essere il primo della classe? Cioè, ma ci siete o ci fate?

  6. #6
    Super Troll
    Data Registrazione
    13 Oct 2010
    Località
    cagliari
    Messaggi
    78,414
     Likes dati
    3,887
     Like avuti
    9,803
    Mentioned
    357 Post(s)
    Tagged
    7 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da Pieffebi
    .
    cciappas ha dato il suo interessante contributo..
    "
    ===========gelosone
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  7. #7
    Super Troll
    Data Registrazione
    13 Oct 2010
    Località
    cagliari
    Messaggi
    78,414
     Likes dati
    3,887
     Like avuti
    9,803
    Mentioned
    357 Post(s)
    Tagged
    7 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da antonio
    l'efficientismo c'entra eccome:
    anziche' orientarsi su cure eticamente accettabili si preferisce sopprimere gia' al concepimento quanti non hanno tutti i geni a posto..ossia ci si ostina a dire di voler curare la malattia sopprimendo i malati..

    la diagnosi preimpianto implica la soppressione di quelli che non hanno i geni a posto, non l'allestimento di cure per chi ne e' colpito.
    implica addiritura, la soppressione di quanti, pur avendo i geni a posto, non sono compatibili come futuri donatori per altri malati...

    se non e' un obbrobrio questo...
    =====
    precisiamo comunque che stiamo parlando di embrioni e non di figli come i fondamentalisti tengono a precisare..
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  8. #8
    Super Troll
    Data Registrazione
    13 Oct 2010
    Località
    cagliari
    Messaggi
    78,414
     Likes dati
    3,887
     Like avuti
    9,803
    Mentioned
    357 Post(s)
    Tagged
    7 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da antonio
    gli embrioni sono figli, anche se spesso non riconosciuti, e se per te sono fondamentalista e' semplicemente perche' ho studiato la biologia a cominciare dai suoi fondamenti e non dalla sociobiologia.
    =====
    sino ad ora per "figli" abbiamo sempre inteso quelli che sono già nati.....
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  9. #9
    Super Troll
    Data Registrazione
    13 Oct 2010
    Località
    cagliari
    Messaggi
    78,414
     Likes dati
    3,887
     Like avuti
    9,803
    Mentioned
    357 Post(s)
    Tagged
    7 Thread(s)

    Predefinito

    VOI CREDENTI SAPETE CHE DALL'EMBRIONE SI FORMANO I FIGLI PERCHè LO DICE LA SCIENZA.......E DITE ANCHE CHE POSSONO NASCERE FIGLI PUR SENZA TUTTI I PASSAGGI SCOPERTI DALLA SCIENZA....
    DOVETE DECIDERVI ....
    NON POTETE ADOTTARE LA SCIENZA QUANDO VI FA COMODO E RIFIUTARLA O OSTEGGIARLA QUANDO NON VI FA COMODO..
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  10. #10
    Obama for president
    Data Registrazione
    10 Apr 2003
    Località
    Venezia
    Messaggi
    29,093
     Likes dati
    0
     Like avuti
    0
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito

    In origine postato da antonio
    gli embrioni sono figli, anche se spesso non riconosciuti, e se per te sono fondamentalista e' semplicemente perche' ho studiato la biologia a cominciare dai suoi fondamenti e non dalla sociobiologia.
    siamo alla follia

 

 

Discussioni Simili

  1. Una notizia nel dolore ..dolore immenso e la speranza della Resurrezione
    Di Giovannipresbitero nel forum Chiesa Ortodossa Tradizionale
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 28-12-10, 00:37
  2. dolore dolore
    Di antonino nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 3
    Ultimo Messaggio: 23-04-10, 16:17
  3. ...ahi!!ite dolore!!
    Di nurdarios nel forum Sardegna - Sardìnnia
    Risposte: 9
    Ultimo Messaggio: 12-03-07, 14:26
  4. Se fuggiamo dal dolore
    Di krentak the Arising! nel forum Cattolici
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 18-09-04, 10:38
  5. Che dolore....
    Di Blade nel forum Politica Nazionale
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 11-04-02, 16:10

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito