dal quotidiano LIBERO di oggi

" Saran tutti americani ma un po’ tardi a capire di MATTIA FELTRI
Sul Corriere della Sera di ieri c’era una frase che dice molto sul modo di pensare occidentale, anche negli ambienti più colti e riflessivi. Eccola: «Sì, eravamo tutti impreparati di fronte a questo orrore, a questo impasto senza precedenti di un nuovo tipo di terrorismo che sfrutta ogni espediente mediatico ed elettronico per imporre la sua regola al villaggio globale e piegare i dubbiosi». È il cuore dell’editoriale (non firmato) apparso in prima pagina a commento del sequestro delle due Simone, degli annunci di morte non verificabili, del tormento nell’attesa di conoscere la sorte delle ragazze. L’autore dice che non eravamo preparati all’orrore, che siamo spaventati, siamo «annichiliti», ma soprattutto stupiti. Viene alla mente il celebre titolo del Corriere della Sera nell’edizione del 12 settembre 2001: «Siamo tutti americani». Allora lo stupore era evidente sulle nostre facce. L’America era stata attaccata in maniera così decisa, così efficace, così crudele, così spettacolare che eravamo rimasti con le bocche aperte e gli occhi fissi alla tv. Ci siamo sentiti tutti americani. Abbiamo detto: «Nulla sarà più come prima». Ci eravamo resi conto della straordinarietà dell’evento perché non si esauriva nella sua gigantesca e cinematografica mostruosità, ma prometteva di essere l’ouverture maestosa di una lunga opera. «Siamo tutti americani» l’avevamo inteso così: hanno colpito New York, ma hanno colpito ognuno di noi, questa faccenda ci riguarda tutti perché è una dichiarazione di guerra a una civiltà e al suo modo di intendere la vita e il mondo. Forse per altri era una semplice e generosa partecipazione funebre, una solidarietà sentita ma allo stesso tempo distratta. Come si può oggi essere stupiti davanti ai sequestri, agli sgozzamenti e alle periodiche carneficine dei terroristi islamici? Possibile che non siano bastati gli aerei nelle torri e sul Pentagono ad annunciarci un futuro di conflitti e morte? Eppure da tre anni gran parte dell’occidente ragiona sul modo più indolore per uscire dal casino, attraverso la deposizione delle armi, come se l’11 settembre i nostri fucili fossero stati carichi e puntati sulla Mecca. O magari attraverso il dialogo con l’Islam moderato, quando invece il dialogo con l’Islam moderato è quotidiano e inutile. L’altro giorno il premier israeliano Sharon e quello iracheno Allawi si sono stretti la mano e il gruppo terrorista Hezbollah ha subito lanciato la violenta condanna ad Allawi. Per Hezbollah, Sharon è un cane infedele in quanto ebreo; Allawi è un cane traditore perché gli ha teso la destra. Con chi vogliamo dialogare? Il Foglio di ieri ha ricordato una frase di Voltaire: «Che cosa rispondere a un uomo che è sicuro di meritare il cielo scannandoti?». E il nostro sentimento quotidiano è ancora lo stupore? Sempre sul Corriere di ieri, il bravissimoMagdi Allam ha scritto che per l’Islam infierire sulle donne e sui bambini è sacrilegio. A Beslan sono stati compiuti centinaia di sacrilegi da uomini inneggianti ad Allah. I fondamentalisti algerini, nello scorso decennio, hanno tagliato la gola a migliaia di donne colpevoli di interpretare la legge coranica un po’ troppo allegramente. E allora? Che cosa è questa ostinazione nello stupirsi? Una giornalista turca rapita in Iraq, e casualmente fuggita dalla prigionia, ha raccontato delle torture fisiche e psicologiche patite. L’hanno legata, bendata e frustata a lungo con una cintura piena di chiodi. Ha detto: «So che suona strano, ma ero felice perché almeno sentivo il mio corpo, era come se cominciassi a riappropriarmene». Ridurre una donna a desiderare di essere frustata con una cintura colma di chiodi per sentirsi viva è sacrilegio oppure no? La giornalista, Zeynep Tugrul, ha raccontato dell’altro: «Queste persone sono convinte di vivere ai tempi delle Crociate, dicono di combattere prima per l’Islam, poi per l’Iraq. Pensano che la loro religione sia stata attaccata. I ragazzini stanno lì a sentire i grandi che parlano di tagliare teste e fanno la guardia, come ometti, così finisce che hai paura anche dei bambini». Bisogna stamparsela bene nel cervello, questa frase, se si vuole essere pronti anziché stupiti. Chissà come verranno su, gli ometti. E quando saranno padri avranno figli e poi avranno nipoti. Ed è immaginabile che dedicheranno ogni energia e tutta la loro fanatica volontà alla prosecuzione della crociata. Nessuno si illuda che la questione si chiuderà domani o il mese prossimo o nel 2005. Chi ha fede preghi Dio per le due Simone, ma sappia di tutte le prossime Simone, di destra o di sinistra, pacifiste o no, per le quali ci toccherà penare. Un’ultima considerazione. «Queste persone dicono di combattere prima per l’Islam, poi per l’Iraq», ci ha spiegato Zeynep Tugrul. Questo va sottolineato per la prossima volta in cui a qualcuno verrà voglia di chiamare resistenti i terroristi. Perché c’è gente in Europa e specialmente in Italia persuasa che in Iraq si stia combattendo una specie di versione mediorientale della lotta di classe. Una specie di insurrezione dei poveri contro i ricchi, degli sfruttati contro gli sfruttatori, degli invasi contro gli invasori. Non è vero niente. Combattono prima per l’Islam, poi per l’Iraq: vogliono impadronirsi del loro paese per farne una teocrazia rigida e tirannica. Poi toccherà a Israele, alla Turchia e toccherà anche all’Europa. Se dovesse succedere, quel giorno saremo tutti davvero stupiti. Qualcuno stupirà «di fronte a questo orrore». Noi stupiremo di quanto siamostati ciechi e allocchi.
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Cordiali saluti