Ora, capisco chi dice che la nostra società non vuole contemplare più il dolore, ma non capisco proprio perché, in un mondo dove di sofferenza c'è tanta sofferenza, dovremmo cercarla e non combatterla. Sia chiaro: non parlo a vanvera. Faccio volontariato con una certa assiduità da anni a favore di persone disabili. Conosco il problema e so quanta normalità può esserci anche in situazioni dove, all'apparenza la si riterrebbe assente. Ma so anche quante delle persone che incontro, spesso affetti da malattie genetiche, vorrebbero poter essere sane. Cosa dovrei dire loro? Che la loro è una condizione giusta e che non dobbiamo fare niente per provare a curare le loro malattie? E chi lo dice? Se la scienza ci permette di stare meglio noi masochisticamente dobbiamo negarla? E perché?
Non mi convince l'idea della ricerca della sofferenza fine a se stessa, quasi come un elemento eroico di una vita che altrimenti non avrebbe senso. No! Questo non vuol dire essere edonisti e, credetemi, chi scrive non lo è affatto. Vuol dire semplicemente non considerare la felicità come un dato demoniaco. La felicità è un diritto di ogni essere umano.
Per tornare alla politica spicciola, sono elettore di centrosinistra e ho firmato con ENORME piacere per il referendum. Alla faccia di Prodi e del "bello guaglione".




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