L’Europa non riceve….
….al Yawar
Come non combattere il terrorismo
Al direttore - La silenziosa tregua avvenuta in Italia fra maggioranza e opposizione sui temi della politica estera con particolare riferimento all’intervento in Iraq ha avuto una prima, sia pur parziale, interruzione con il documento presentato a Strasburgo dai parlamentari delle liste Uniti per l’Ulivo, Rifondazione comunista, Comunisti italiani e Italia dei valori. Quel documento ha chiesto la sospensione delle operazioni militari in Iraq. Questa richiesta è stata avanzata nel momento in cui le forze del terrorismo e della guerriglia irachene stanno facendo il massimo sforzo militare attraverso due strumenti: l’escalation della guerriglia e la moltiplicazione dei rapimenti. L’obiettivo è evidente: destabilizzare totalmente la situazione irachena e così rendere impossibili le elezioni di gennaio. Qualora quelle elezioni diventassero impossibili allora sorgerebbe un movimento di “anime belle” che sosterrebbe la necessità del ritiro di tutte le truppe della coalizione perché il governo iracheno non avrebbe legittimazione democratica. E’ evidente che con la forza delle armi si cerca di rovesciare tutti gli equilibri che possono portare alla costruzione di uno Stato iracheno degno di questo nome. Se si dimentica il contesto politico e militare nel quale si è costretti a muoversi, allora il rischio è che il giusto impegno per il salvataggio degli ostaggi che stanno in mano a un finora non identificato gruppo iracheno, il quale né ha fatto rivendicazioni né ha prodotto foto dei rapiti (le due italiane, l’iracheno, l’irachena) si converta nell’accettazione, passo dopo passo, delle condizioni poste dal terrorismo. L’escalation in corso mette in evidenza che, senza la presenza delle truppe della coalizione, l’Iraq verrebbe totalmente dominato da una miriade di gruppi terroristi di variopinta origine politica e tribale con la conseguenza che l’Iraq prenderebbe il posto dell’Afghanistan come il paese base di partenza di al Qaida e di altre organizzazioni terroriste. Il contesto globale nel quale tutto ciò si colloca è ancora più inquietante: giustamente il cardinale Martino, un personaggio che non può certamente essere definito come un oltranzista, ha parlato di “quarta guerra mondiale” dichiarata e portata avanti dal terrorismo espresso dal fondamentalismo islamico. Un terrorismo che ha due obiettivi: l’occidente e gli Stati arabi moderati. La lotta a questo terrorismo certamente deve combinare l’uso delle armi e delle intelligence con il sostegno economico in funzione dello sviluppo dei paesi arabi e anche con l’approccio insieme rigoroso e aperto proposto dal ministro Pisanu nei confronti degli immigrati e dei mussulmani che da tempo vivono in Italia e negli altri paesi dell’occidente: un comportamento aperto nei confronti di chi viene nei paesi dell’occidente per lavorare e molto rigoroso nei confronti dei clandestini e di chi viene per delinquere. La cosa peggiore che l’Europa può fare, però, su spinta della Francia e adesso della Spagna, è quella di condurre nella sostanza una politica di segno opposto a quella del colloquio con “l’islam moderato”, una politica che civetta con gli estremisti (da Arafat agli Hezbollah ad Hamas) e che invece si contrappone proprio agli Stati arabi moderati. La questione è stata giustamente sollevata dal Riformista qualche giorno fa. La mancata visita del presidente iracheno a Strasburgo su richiesta della Francia e il boicottaggio dell’adesione della Turchia alla Comunità europea sono due autentiche vergogne, essendo del tutto contraddittorie con il rapporto preferenziale con gli Stati arabi moderati e anzi rappresentando un obiettivo favore fatto agli estremisti e ai terroristi. Ci auguriamo che in Europa questa linea franco-spagnola (i tedeschi sono diventati molto cauti) venga apertamente contrastata dagli altri Stati.
Fabrizio Cicchitto
vicecoordinatore di Forza Italia




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