Ovviamente persa ai dadi con Jimmy l'irlandese...In origine postato da Orazio Coclite
Nafeeka, un'entreneuse di razza congolese
Ovviamente persa ai dadi con Jimmy l'irlandese...In origine postato da Orazio Coclite
Nafeeka, un'entreneuse di razza congolese


Come si legge il nome della congolese? Le due "e" si leggono "i" ?In origine postato da Orazio Coclite
La prima a destra è Nafeeka, un'entreneuse di razza congolese conosciuta tempo fa.
Poi purtroppo le nostre strade si sono dovute separare per sempre...![]()
Ti saluta lui al posto mioIn origine postato da Rodolfo
A me non mi saluti?
Levete che t'ammucchio! Quanto manca ar derby?
Conosci anche tu Jimmy l'irlandese? Da non crederci.In origine postato da Paul Atreides
Ovviamente persa ai dadi con Jimmy l'irlandese...
Anni fa lavorammo assieme nel settore della disinfestazione...


Meglio in panchina alla Juventus che titolare nella lazio
Paolo Di Canio
La Roma é una bandiera...la lazio un gagliardetto![]()
Sinistra Nazionale!
Buona così.In origine postato da VecchioMissino
Come si legge il nome della congolese? Le due "e" si leggono "i" ?
Ai poliglotti.


Ma dai... sparisce capitan harlock e torna Orazio, che coincidenza!![]()
Bè, bentornato, comunque stiano le cose.![]()
Riaffiorano i ricordi degli anni di passione
ritorna il vecchio sogno per la rivoluzione.
Racconti senza fine di gente che ha pagato
non puoi mollare adesso la lotta a questo stato.
La rivoluzione è come il vento, la rivoluzione è come il vento.


Ma non é sparito... é in KatangaIn origine postato da Fenris
Ma dai... sparisce capitan harlock![]()
Sinistra Nazionale!
Voi state bene con totty il 'boro de oro' e cassano da Tirana.In origine postato da Rodolfo
La Roma é una bandiera...la lazio un gagliardetto
Noi altro stile, altra storia.
Di Canio, il bomber con il Duce
Corriere della Sera, 20/09/2004
ROMA - Bisogna capirli, i laziali. «Al Quarticciolo erano tutti comunisti e romanisti, compresi i miei tre fratelli». Lui, racconta, è laziale dalla nascita. «Il mio primo ricordo è Chinaglia». 1974, Chinaglia e Re Cecconi, il trionfo e il dramma, Wilson e Maestrelli, la vittoria e la morte precoce. «Avevo sei anni. Ho in mente immagini in bianco e nero». Nella Lazio ha giocato due anni, dall'88 al '90. «Sono stato tifoso, ultrà, calciatore. Ero allo stadio quando uccisero Paparelli, al derby. Ho seguito le trasferte con gli Irriducibili. Ho fatto gol all'Olimpico, ed è stato come fare l'amore con la donna dei miei sogni, Demi Moore». Poi Juve, Napoli, Milan. Lo scudetto, la delusione, l'addio. La Scozia, il Celtic. Poi l'Inghilterra: Sheffield, West Ham, Charlton. Ieri, a 36 anni, è tornato all'Olimpico. I tifosi portavano la maglia biancazzurra con il suo nome sulla schiena: Paolo Di Canio. Lui porta tatuato su di sé un altro nome. Il suo politico prediletto; e non si tratta di Cavour, Giolitti, De Gasperi, e neppure di Berlusconi. «Sono un grande estimatore del Duce. Di quello che ha rappresentato, delle sue idee, che distinguo dai suoi errori. La destra per me è stata un'appartenenza di natura. Mi ci riconoscevo d'istinto. Poi ho cominciato a leggere. E ho trovato nuove conferme. L'idea di Stato, di patria, di nazione. Il rispetto delle radici, della tradizione, della cultura italiana». Lettura preferita: «Biografie del Duce. Però erano tutte scritte da storici di sinistra. Di sinistra gli italiani, di sinistra gli stranieri, francesi, inglesi, tedeschi. Poi qualcosa è cambiato, si sono potute leggere cose più equilibrate. Ora finalmente si comincia a raccontare la storia anche dall'altra parte, quella degli sconfitti. ‘‘Il sangue dei vinti'' di Pansa è stato un libro importante per me. Io ho sempre tifato per i deboli. Non sono laziale per caso». I suoi l'hanno accolto senza smancerie. Un boato più forte all'annuncio delle formazioni, un applauso più lungo per le giocate riuscite. La Lazio non ha più un soldo; ha sognato con Cragnotti, la fine è nota. I tifosi portano bracciali d'oro a forma di aquila, magliette con il volto di Evita Peron o il nome di Francesco Cecchin e dei caduti degli anni Settanta, e si rivolgono agli avversari con vezzeggiativi di cui l'unico riferibile è «fijo de 'na ballerina!». Non sono tipi da coretti affettuosi. Però quando Paolo resta a terra in area, sullo stadio cala un silenzio apprensivo. «Se ho questa maglia addosso non ho paura di nulla» aveva detto domenica scorsa, dopo aver litigato con Simone Inzaghi per battere il rigore della vittoria sulla Samp, a Marassi: «Questo è mio, tu tiri il prossimo». Ieri in effetti il rigore lo ha battuto Inzaghi: 1 a 0. Di Canio tocca bene la palla ma non tira mai in porta, la squadra è quella che è, lui ha quasi quarant'anni, la Reggina fa l'1 a 1 e la prossima volta all'Olimpico c'è il Milan. «Berlusconi? C'è di molto peggio. La sinistra non mi piace, parla dei ceti popolari senza più conoscerli. Però anche a destra ci sono quelli che rinnegano. E io non sono uno che rinnega. Da un anno a questa parte, Fini non lo capisco più. Ho visto con soddisfazione che ha rettificato alcune cose, tipo la storia del fascismo male assoluto. Ma dentro An l'unico che conserva un rapporto con le radici e con il popolo mi pare Storace. Alessandra Mussolini mi piace, non è una donna isolata, ha saputo stringere alleanze con altre formazioni di destra. Io non sono un estremista, sono un uomo fedele alla linea». Di Canio parla come un calciatore che ha viaggiato, conosciuto il mondo, letto libri (uno l'ha anche scritto, un'autobiografia che in Gran Bretagna ha venduto 100 mila copie, tradotta anche in italiano, compresi i giudizi su Mussolini decisamente più benevoli di quelli di un Mack Smith). Ma il suo è anche il lessico degli striscioni da stadio: fedeltà, rispetto, onore. Striscioni che ieri all'Olimpico non c'erano. Le voci di curva raccontano di tifosi in rivolta contro la società che ha tagliato tutte le spese, e non solo gli ingaggi dei calciatori. Molto acclamata la vittoria del Messina sulla Roma (domenica scorsa i romanisti avevano cantato simpaticamente «vola, Di Canio vola/ dal quinto piano vola/ con un coltello in gola/ Di Canio vola...»). Lui non si impressiona facilmente. In Inghilterra all'inizio lo trattavano come un pazzo, e lui peggiorò le cose spintonando l'arbitro Paul Alcock; seguirono undici turni di squalifica. Da allora è sempre stato in rimonta, fu anche eletto miglior giocatore della Premier League, sino all'apoteosi, quando rinunciò a segnare a porta vuota ma con un avversario a terra. A terra aveva lasciato un tifoso del Padova, preso a calci e pugni per rubargli un trofeo, la sciarpa. «L'ho raccontato nel mio libro per spiegare che conosco la violenza del calcio, e per questo la rifiuto». Il campionato dirà se la Lazio ha fatto solo una mossa astuta o anche un affare. «Vola, Di Canio vola», cantano i tifosi sfollando lungo il Foro Italico, già Mussolini.
A voi invece vi rimane solamente che questo:
Totti si ferma ad un semaforo... un bambino bussa al suo finestrino e dice: " TU DARE A ME UN EURO "... e Totti: " E che ce fai co'n'euro "... bambino: " IO CECENO "... e Totti... " Ma che CE CENI co'n'euro nun ce fai manco colazione! "
Altro stile, altra storia, si diceva...
Sieg heil apartheid pure a te liebe kamarad.In origine postato da Fenris
Bè, bentornato, comunque stiano le cose.![]()
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