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Discussione: 20 settembre

  1. #21
    Dal 2004 con amore
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  2. #22
    I amar prestar aen
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    In origine postato da Alberich
    intendevo un'altra cosa...
    Questo per caso?

    La legge che vietò il sesso a pagamento
    di Ruggiero Capone


    Il cielo era azzurro come gli occhi d’una fata, e sullo sfondo delle rosee nuvolette rammentavano labbra e guance di morbida bellezza femminile. Era proprio una serata in cui ci si doveva sentire bene e maschi e, per dirla alla camionista, bisognava darci sotto. E poi sarebbe stata l’ultima volta. Perché quella sera del 20 settembre 1958, a mezzanotte, si chiudevano per sempre i casini. Si spegnevano le luci dei pensionati. E senza lupanari, per dirla alla Fellini, non rimaneva che ululare alla luna “voglio una donnaaa!”.

    Correva l’ottantottesimo anniversario della presa di Porta Pia, ma il più antico e famoso casino di Roma festeggiava la sospensione della “licenza di questura” con una gran galà: i ben informati rivenderanno storia ed aneddoti a registi e scrittori, ed in molti giuravano che fra loro vi sia stato Indro Montanelli... lì per dare l’ultimo addio. Il grammofono intonava le note d’Abat-jour, “Abat-jour tu che diffondi una luce blu...Abat-jour... tu che illumini chi non c’è più.” La maîtresse chiedeva un attimo d’attenzione: “Uè, birichine e birichini! è solo una sospensione, una legge si fa e si disfa: non è detto che dopo la Merlin non venga chi la pensa diversamente”.

    La senatrice Angelina Merlin, classe 1889, era nata a Pozzonovo (Padova): trasferita a Chioggia dai nonni materni all’età di quattro mesi, si diplomava maestra come sua madre: studiava dalle suore Canossiane ma un bel dì si scopriva socialista. A folgorarla era stata l’ingiustizia subita da una prostituta figlia di poveri pescatori. Entrava in politica nel partito di Nenni e Turati (di cui non condivideva l’ateismo) e con il solo fine di chiudere i bordelli. L’aveva giurato al capezzale della lucciola di Chioggia. Così la Legge Merlin veniva approvata il 20 febbraio 1958, e votata definitivamente il 29 luglio, con 385 favorevoli e 115 contrari. Ma dei diritti, anzi delle privative, delle “licenze di questura” nessuna maîtresse si disfava: venivano riposte in cassetti, in casseforti, nelle prodighe mani di legali e notari. Pronte per essere riattivate, scongelate, non appena fosse mutato il vento.

    La legge Merlin era nota agli addetti ai lavori come “numero settantacinque” (la sospensiva), ed ha compiuto a luglio 2004 quarantaquattro anni dal voto d’approvazione. Le licenze a regola d’arte, quelle registrate in Questura, erano nel ‘58 ben 560 (pari al numero degli stabilimenti di massaggio riportati su alcune guide turistiche fin dal Ventennio): al momento della sospensione contavano 3.353 posti letto, e vi lavoravano 2.075 prostitute professioniste e 1.278 stagionali. Queste ultime smettevano presto o la praticavano solo nei mesi estivi (in località balneari come Rimini, Cattolica od in Versiglia).

    Dal ‘58 ad oggi non c’è stato partito politico in cui non abbia militato un estimatore delle sale di piacere, e pronto ad armare un decreto che possa abrogare la sospensiva. Ci aveva provato la deputata radicale Ilona Staller con la sua proposta d’istituzione dei “Parchi e alberghi dell’amore”. Poi è stato il turno del socialdemocratico Antonio Bruno, che pensava alle “Colline dell’amore” ed al referendum abrogativo della legge Merlin. Mentre la collega ed allieva della Merlin, la sottosegretaria socialista alla Sanità Elena Marinucci proponeva una revisione della “legge numero settantacinque”. Dei 560 “pensionati” (tutte case e palazzi ormai d’epoca) le maîtresse erano proprietarie.

    Nel subito dopo Merlin non riuscivano ad affittare gli ex casini a nessuna morigerata famiglia italiana, e ci sono voluti anni e qualche svendita, od affitto ribassato, per ripulire gli immobili dall’onta del “peccato”. Oggi studi ingegneristici, architettonici e pubblicitari stanno lavorando alla ristrutturazione, immagine e pubblicità delle nuove “case di piacere”: infatti sono oltre trecento gli immobili (ex bordelli) ancora di proprietà delle maîtresse che, seppur ultra settantenni ed ottantenni, non mollano licenza ed immobile se non dietro lauto compenso.

    Dietro queste manovre nipoti, pronipoti, parenti in genere delle “tenutarie”, avvocati e notari che rispolverano la licenza da antichi faldoni. Il business aveva preso forma dopo che l’ex ministro ulivista Livia Turco aveva ventilato la possibilità d’abrogazione della Legge Merlin: abrogata la “settantantacinque” verrebbe restituita titolarità al regio decreto del 18 giugno 1931 (la legge 773), che dava valore ed autorità alle “licenze di casino” emesse dai questori nei grandi centri e dai sindaci nei piccoli comuni. La licenza veniva conseguita dopo esami sanitari e conferiva alla maîtresse il “patentino di tenutaria”.

    L’elegante casino

    Oggi gli immobili del “peccato” sono eleganti palazzi in centri storici. Antiche ville dal sapore belle epoque che valgono svariati miliardi: le licenze sono tutte in vendita, e sono oggetto di trattativa segreta nei migliori studi legali. Ad acquistare l’antica pergamena ed il “casino” provvedono a suon di miliardi società registrate in Russia, Papuasia e varie località e porti franchi del Quarto mondo. La cifra media ipotizzata per il casino d’epoca s’aggira tra i 10 ed i 50 miliardi di vecchie lire (dipende dalla metratura e dai posti letto).

    Per gli arredi si parla anche di cifre a nove zeri, non economizzando su stoffe, mobili antichi, drappi damascati, sete, velluti, cristalli, abat-jour, triclini e moderni grammofoni che simulando il roteare di dischi 78 giri, ma di fatto contengono il compact che scandisce note anni ‘30. Le società sborserebbero tra i 3 e gli 8 miliardi di vecchie lire per ciascuna licenza: dipende dall’ubicazione, le più pagate dovrebbero essere quelle al centro di Roma e Milano.

    A Varese pare si stia già trattando per gli antichi casini di via Idria e dietro via Maspero: alle spalle delle Ferrovie Milano Nord. Occhi puntati e trattative in corso con gli attuali proprietari dei “casini dei fiori”: rispettivamente a Luino, Como ed Intra. Grande riservatezza sui milanesi di via Meravigli, via dei Fiori Chiari e via Bonaiuto. Le antiche foto e disegni del meneghino dei Meravigli serviranno per ricostruire il lussuoso “burdel lumbard”: salottini, mobili dell’epoca e vesti indossate dalle fanciulle.

    L’anonimato dell’acquirente è celato dietro multinazionali del sesso con nomi come “All beuty sex” e “Video chat”. Le nuove case di tolleranza rievocheranno atmosfere passate, lingerie raffinatissime, piaceri offerti da novelle Aspasia: una colta prostituta legge versi, mentre la collega massaggia oralmente il raffinato signore intento ad ascoltare e riverso sul purpureo triclinio, mentre la soffusa luce d’abat-jour ferma il tempo. Non è un semplice amplesso, è l’eros aristocratico, la cultura del “lupanare”. Prestazioni di tal fatta non saranno per tutte le tasche, si parla di migliaia di euro per buone serate in casini di lusso: garantendo la riservatezza del bel tempo andato.

    Le società che stanno investendo in questo settore colto dell’erotismo hanno già guadagnato ingenti capitali con il sesso via Internet, oggi sono potenti public-company: molte di loro gestiscono i migliori locali d’Amburgo ed Amsterdam. Le visite ginecologiche ed il periodico ricovero per analisi delle prostitute sarà garantito nelle migliori cliniche private, e molti medici troveranno lavoro ad ed altro ad ufo.

    Il “portafoglio cubano”

    Il nonno si sposa e lascia tutto alla bella bionda: e le extracomunitarie vissero in Italia felici e contente. Tutto inizia con un depliant con su foto d’extracomunitarie offerto nei locali dai “rappresentanti di carne”. Sì, avete capito bene, rappresentanti di carne. Lavorano di notte, s’avvicinano con fare accattivante all’avventore del privé, quasi melliflui persuasori. Quando sul muro della confidenza è aperta la breccia, tirano fuori un porta foto: un bel depliant con su le immagini di donne cubane, albanesi, rumene, russe, nigeriane e chi più ne ha più ne metta. Ti invitano a sceglierne una, a prenotarne un altra: ti indicano pure la sezione delle “serie”, quelle che si possono sposare, le altre detengono ben altre specialità. E’ appellato come portafoglio cubano perché nato come strumento di “rappresentanza” a Cuba. Buona parte delle straniere in Italia, purtroppo, sono censite solo su questi libroni.

    A fabbricare una di queste brochure ha provveduto Stefano, giovane studente abruzzese che si mantiene agli studi nella Capitale facendo il fotografo: dalle sue mani è passato di tutto. Il tipo ama parlare e noi, da vecchie lenze, gli si da corda. “Un giorno ero in un bar del Tufello - popolarissimo quartiere romano - : il barista sapeva bene che avevo ed ho bisogno di lavorare. Stavo lì per il solito caffé: erano all’incirca le 9,30 del mattino, aspettavo un amico, dovevamo prepararci insieme per l’esame di analisi uno: faccio ingegneria.

    Mentre attendevo, entrarono nel bar due signori, molto distinti, ben vestiti e con Rolex al polso. Allora il cameriere mi ha chiamato è mi ha detto ‘t’ho trovato il lavoro’. Mi ha presentato i due tipi, che naturalmente hanno offerto paste e cappuccino sia a me che al mio amico, nel frattempo giunto all’appuntamento. I signori sono arrivati subito al sodo, avevano bisogno d’un buon fotografo. Mi hanno dato pure un anticipo: mille euro divise a metà. Se volevo l’altra parte dovevo recarmi ad un appuntamento nel primo pomeriggio. E così feci.

    Verso le 15,30 mi recai al luogo convenuto: lì ebbi contezza del lavoro. Delle vere e proprie foto segnaletiche, sfilavano davanti alla macchina, indifferentemente, sia donne dell’Est che africane, asiatiche e sudamericane. Fotografavo prima il volto, poi il mezzo busto nudo ed nudo completo: accanto alle tre foto doveva comparire sul catalogo altezza e misure. Per alcune si riprendeva solo il volto: si trattava delle cosiddette ‘serie’, accanto comparivano, oltre alle misure, l’età. A parer mio s’arrotondava per difetto - commenta Stefano - anche se alcune erano davvero belle. Ebbi così la seconda parte del milione: ricomposi le banconote con lo scotch.

    Qualche settimana dopo effettuai altre foto, pagate regolarmente: un mesetto dopo potetti contemplare il depliant completo: grosso quanto un elenco telefonico, pieno zeppo di fica. Regolarmente ripartite in ‘da una botta e via’ e ‘ragazze da marito’. Il ‘portafoglio cubano’ gira in non pochi locali sia romani che milanesi, come torinesi e napoletani e siciliani”. Emblema del “portafoglio” ben tre privè romani. I frequentatori abituali sono uomini tra i 50 ed i 70 anni in cerca d’avventure. Lì il rappresentate li aggancia, li invita ad appartarsi in un angolo, ove la luce sia sufficiente ad apprezzare la merce: se l’affare va è fatta, altrimenti amici come prima. Non pochi gli uomini soli optano per la parte “seria”: il fascino alla Julie Kristie del dottor Divago, occhio ceruleo e fragranze da grande Russia.

    Il “gioco del sesso”

    Il mondo del gioco e delle scommesse influenza anche il sesso. Si chiama, infatti, gioco del sesso l’intrattieni sbarcato in Italia circa un paio d’anni fa. Esploso ultimamente con il boom delle scommesse. Si gioca a squadre (due uomini contro due donne) e con carte sia francesi che napoletane. Le donne puntano bigliettini con su posizioni Kamasutriche (se perdono onorano il bigliettino come fosse una cambiale) gli uomini puntano danaro contante, od assegni per il valore di mercato cumulativo di tutte le possibili prestazioni sessuali.

    In genere la donna sa quanto punta l’uomo che, come prescrive il gioco, ignora che posizione abbia disegnato la donna sul bigliettino. In genere non vi sono bidoni, la donna che li fa viene estromessa dal giro, quindi non gioca più. Il “gioco del sesso” non è roba per prostitute, l’etichetta vieta che a praticarlo siano donne di malaffare: è un “intrattieni” tipico dell’alta società. Lo praticano sciantose al di sopra d’ogni sospetto: con una voglia d’evasione che, il più delle volte, va oltre il desiderio del danaro. Non è un mistero che il “gioco del sesso” abbia anche una variante pokeristica detta “telesina hard”: in questo caso le donne onorano il bigliettino con su la posizione kamasutrica davanti a tutti gli ospiti, in piena festa.

    Il bidone

    E’ un incidente di percorso che spesso si verifica. E’ capitato al signor Tiberio A.: vedovo, 65 anni, dirigente in pensione del settore pubblico allargato, persona tutta d’un pezzo e desiderosa di convolare a nozze con prosperosa biondona teutonica. A procurargliela ha provveduto un vecchio truffatore, tale Romoletti. Tiberio s’è imbattuto nel Romoletti durante una serata alla “Fragola Rosa”. Il Romoletti, “portafoglio cubano” alla mano, gli ha indicato una sventola d’un metro e ottanta d’altezza, ungherese, occhi color di cielo e fisico da Barbie. Tiberio gli ha stretto la mano: “affare fatto”.

    Romoletti s’è presentato il dì seguente alla magione di Tiberio con la sventola sotto braccio: il pensionato vive in una elegante palazzina in una strada che confluisce su piazza Euclide, in pieno quartiere Parioli di Roma. L’alto dirigente, in doppiopetto grigio antracite, attendeva i due con una bottiglia di champagne in fresco. Varcava l’uscio dell’appartamento pariolino prima il Romoletti, poi la sventola leggermente spaesata. La biondona veniva fatta accomodare in salotto. Tiberio s’appartava per qualche istante per liquidare le spettanze: la mediazione di 4 mila euro in contanti al Romoletti. Quest’ultimo usciva di scena, si dileguava, varcava l’uscio per sparire, e per sempre.

    Tiberio entrava trionfate in salotto, pronto a stappare la bottiglia con la bionda. Aveva già in mente la data del matrimonio, chi invitare: si sentiva già sulla spalla le pacche degli amici, “bravo al dritto, bella donna”, “dove l’hai trovata, è stupenda”. Niente di tutto questo, in salotto dell’angelo nemmeno l’ombra. Come volatilizzata, tornata tra i sogni. Eppure i 4 testoni erano stati versati al Romoletti, e non erano un sogno: li aveva prelevati in mattinata dalla vicina agenzia del Credito. Tiberio non s’arrendeva, pretendeva una spiegazione: la sera stessa si precipitava alla “Fragola rosa”.

    Ma del Romoletti non v’era più traccia. A quanto pare di questi casi se ne verificano sempre più spesso: nessuno sporge mai denuncia per truffa, la paura di passar da fessi è troppo forte. Al Comune di Roma i matrimoni tra ultra settantenni e ventenni dell’Est sono oramai il 7% dei totale. Il nonno torna giovane, prova sensazioni da film e, spesso, passa a miglior vita lasciando pensione ed averi alla bella bionda.


    Ruggiero Capone
    capone@opinione.it

    Cordiali Saluti
    E voi tutti, o Celesti, ah! concedete,
    Che di me degno un dì questo mio figlio
    Sia spendor della patria, e de Troiani
    Forte e possente regnator. Deh! fate
    Che il veggendo tornar dalla battaglia
    Dell'armi onusto de' nemici uccisi,
    Dica talun: NON FU SI' FORTE IL PADRE:
    E il cor materno nell'udirlo esulti.

  3. #23
    più arcipreti, meno arcigay
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    Tra la verità e l'errore non c'è nessuna via di mezzo, tra questi due poli opposti non c'è che un immenso vuoto. Colui che si pone in questo vuoto è altrettanto lontano dalla verità di colui che è nell'errore (J. Donoso Cortes)
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    oppure la mia immatricolazione, tre anni orsono: 20 7bre 2001...

  4. #24
    **********
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    In origine postato da Dreyer


    oppure la mia immatricolazione, tre anni orsono: 20 7bre 2001...
    Ma guarda caso anche la mia immatricolazione nel lontano 1993 ...

 

 
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