C'è un dato di fatto, semplice semplice.
In molti luoghi nel mondo ogni giorno il terrorismo islamico semina vittime.
Finora la nostra reazione è così riassumibile: tolleranza supina e dialogo a tutti i costi.
Con gli ultimi terribili avvenimenti tutto è cambiato nella comune percezione di quello che sta accadendo nel mondo.
Se qualcuno credeva che rapimenti e cruente esecuzioni nell'Iraq in fase di transizione fossero atti legittimi di resistenza all'occupante angloamericano, si è dovuto ricredere vedendo fare la stessa fine a membri di organizzazioni umanitarie colanti di antiamericanismo, e persino a giornalisti provenienti da paesi che dalla prima ora si sono dimostrati in disaccordo con la condotta della coalizione.
Se qualcun altro credeva che gli indipendentisti ceceni non avessero nulla a che fare col terrorismo islamico e che rivendicassero ragionevolmente certi loro diritti, è stato servito.
La mattanza di civili colpevoli solo di essere in Iraq per cercare di aiutare chi soffre è un dato di fatto.
L'episodio della Cecenia è un altro capitolo infame della guerra mondiale scatenata contro l'Occidente per conquistarlo ed annientarne la civiltà. L'oscenità di questi fatti non dovrebbe lasciar spazio all'ipocrisia, allo sciacallaggio, al negazionismo. Coloro che ne avessero avuto ancora bisogno (gran parte dei pacifisti) hanno purtroppo dovuto constatare che nessuno è immune dalla logica del terrore. Il nichilismo criminale, di cui i fondamentalisti islamici sono fra le massime espressioni contemporanee, è cieco perché odia la vita e ama la morte. Una voce sola dovrebbe alzarsi da tutta l'Europa e da tutta la nostra Italia: una voce di condanna "senza se e senza ma", che dica una parola definitiva di rifiuto contro il nemico che ci vuole morti o sottomessi.
La lotta al terrore non è una partita in cui può giocare chi lo desidera; non è un argomento di destra o di sinistra; non può e non deve essere un elemento da campagna elettorale o un cavallo di battaglia di una o dell'altra parte. La guerra al terrorismo, specialmente quello del XXI Secolo scatenato dal fondamentalismo islamico, il più duro, cruento e criminale nella storia, è e deve essere per tutti, un dovere morale prima che civile. In altri termini questa piaga che rappresenta il nemico più ostile al futuro delle nostre generazioni, non si sconfiggerà mai predicando la pace o esprimendo solidarietà ogni volta che dei folli producono azioni omicide.
Nel senso di un impegno concreto in difesa di noi stessi e della nostra civiltà non si può che salutare con soddisfazione il fatto che il governo italiano, che ha sin dall'inizio preso su di sé la responsabilità della lotta al terrorismo islamico, stia affrontando l'impegno per la liberazione dei due nuovi ostaggi con il sostegno di parte dell'opposizione.
Come si vede, è necessario saper andare oltre la retorica - spesso nebulosa - sul "dialogo". Come negli anni della guerra fredda la falsa alternativa tra il cosiddetto «euro-comunismo» e il comunismo di marca sovietica confondeva le idee di molti ed impediva una sana reazione del mondo occidentale contro il nemico comune che assumeva diversi aspetti, così ora l’artificiosa distinzione tra l’islam cosiddetto «moderato», o »euro-islamismo», e l’islamismo radicale terrorista può avere il medesimo effetto paralizzante e fuorviante, perchè genera l'illusione che una parte dell'Islam possa venire a patti con il laicismo moderno e sia in fondo conglobata ad esso, in opposizione all'oscurantismo medievale di un'altra parte, definita sempre minoritaria sulla base di conte ottimistiche.
Ma la convinzione diffusa che il terrorismo islamico sia costituzionalmente anti-moderno è del tutto sbagliata, e ignora l'origine stessa della pratica terroristica, nata insieme alla modernità e che della modernità ha accompagnato le ideologie più nefaste, da quella giacobina a quella marxista.
Sarà quindi il caso di mettere da parte molta della fiducia nelle magnifiche sorti e progressive dell'umanità e guardare alle nostre origini, considerando la modernità come una delle tante fasi che hanno contribuito a costruire la superiorità occidentale, ma anche ammettendone i non pochi fallimenti. L' occidente che ha perso di vista i propri valori fondanti (e che persevera nell'errore, come dimostra il rifiuto di inserire le radici cristiane nella costituzione europea), l' occidente caduto sotto i colpi di ideali sbagliati, l' occidente che rinnega sè stesso e le grandi vette di civiltà che ha accolto, si prepara alla sconfitta definitiva per mano di gente forgiata nelle proprie università: è il caso di Bin Laden oggi come di Pol Pot decenni fa.
Ridare vita all'occidente per salvarlo da sè stesso e dal nemico esterno: lo si fa in primo luogo sfruttando i benefici della cooperazione pacifica che scaturisce dal libero mercato. Sul porto di Amsterdam sta scritto PAX ET COMMERCIUM: questa è la base della nostra civiltà, questa la strada che dovremo seguire. Senza tentennamenti. Ne va del nostro futuro.


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