tra i stessi marines cominciano a serpeggiare dubbi sulle ragioni della guerra in Iraq, se ne parla nel seguente articolo:

Fahreneit 9/11: nelle caserme americane
in Iraq è un successone
Il film di Moore e lo scontento


Nelle pause concesse dalle azioni di guerra, i soldati americani in Iraq vanno al cinema. E si vedono l'ultimo acclamatissimo documentario di Michael Moore, Fahreneit 9/11. Che a quanto pare nelle caserme statunitensi registra lo stesso successo di pubblico avuto nelle sale di tutto il mondo. «Tutti lo vanno a vedere», dichiara un marine di stanza a Ramadi, dove ogni giorno si registrano violenti scontri tra i ribelli sunniti e le forze statunitensi. «Sta cambiando l'immagine che la gente qui ha di Bush», aggiunge. Il sergente Christopher Wallace ammette che «i marines adesso vogliono sapere che succede. Vogliono informarsi, perché a breve qui voteremo». Già, le urne. Se le presidenziali Usa si svolgeranno il 2 novembre, per il milione e 400mila soldati dispiegati all'estero il termine ultimo per esprimere il proprio voto è stato fissato per l'11 ottobre. Un voto importante per annusare da che parte tira il vento del mondo militare nei confronti del commander in chief, George Bush, e delle sue capacità di stratega guerriero. Tradizionalmente, le truppe tendono ad essere conservatrici e a preferire i Repubblicani ai Democratici. Anche in Iraq, dove il 56% degli ufficiali a dicembre del 2003 espressero la loro preferenza per Bush. Eppure lo scontento ha iniziato a serpeggiare. Un ufficiale di marina a Ramadi ha detto: «Sto pensando di buttare le mie medaglie nel giardino della Casa Bianca». La disaffezione, com'è logico, attecchisce soprattutto nelle fasce dei soldati semplici: «Tutta questa guerra è stata basata su delle bugie», si è lamentato un altro marine, facendo da eco a molti altri commilitoni stanchi di «uccidere donne e bambini». Insomma, anche se rappresentano per ora una minoranza, molti marines a Bagdad e dintorni hanno iniziato a chiedersi le ragione sul conflitto. E ad accarezzare l'idea che il prossimo presidente sia il senatore John Kerry, il quale ha promesso il graduale ritiro delle truppe a partire dall'estate del 2005.
Intanto il Pentagono sta accelerando l'invio del materiale elettorale nelle caserme all'estero per non incorrere negli errori del 2000, quando molti militari non ebbero l'opportunità di partecipare al voto, o i loro voti non furono spogliati.

Laura Eduati

articolo tratto da "Liberazione" di oggi