Il cinema poliziesco italiano degli anni ’70 è stato trattato con sufficienza dalla critica dell’epoca ed etichettato col termine dispregiativo di “poliziottesco”.
Basta andarsi a leggere le recensioni dell’epoca per vedere come fosse considerato, nel migliore dei casi, reazionario.
Fu veramente così?
Se si guarda con maggiore attenzione è facile notare dietro queste pellicole ci fossero per la maggior parte persone dichiaratamente di sinistra (Gastaldi, Martino, Damiani, etc.), e con simpatie anarchiche (Lenzi). In pratica, gli unici non di sinistra erano certi produttori, ai quali importava poco del contenuto e si interessavano esclusivamente al successo al botteghino.
Certamente in questi film dominano le figure di commissari dalle maniere spicce, ma ciò è dovuto da un senso di impotenza e impreparazione contro il crimine, non all’esaltazione delle forze dell’ordine, che in molti casi non ci fanno una bella figura.
Faccio alcuni esempi tra i primi film che mi vengono in mente:
La polizia ringrazia (1972) di Stefano Vanzina
È considerato l’antisignano di questo filone del cinema italiano.
Il commissario Bertone (Enrico Maria Salerno) lotta contro l’Anonima Anticrimine, una banda di giustizieri che ha deciso di “pulire” la città uccidendo prima pluripregiudicati fino ad arrivare all’eliminazione degli omosessuali.
Bertone scopre che dietro questa gang si nasconde un progetto eversivo di estrema destra guidato dall’ex questore Stolfi (Cyril Cusak), che precedentemente aveva sfruttato la propria notorietà per proporre la reintroduzione della pena di morte. Egli è il presidente del circolo Fidelitas, i cui membri sono tutti ex poliziotti che hanno avuto problemi per abuso di potere. Quando Bertone, dopo aver rifiutato di unirsi all’Anonima e aver rischiato la pelle per proteggere un delinquente da loro, arriva da lui al circolo per arrestarlo, viene tradito e ucciso dai suoi stessi colleghi.
Da ricordare anche Mariangela Melato, nel ruolo della fidanzata giornalista di Salerno, accusa la polizia di spaccare la testa agli studenti e di gettare gli anarchici dalla finestra!
La mano spietata della legge (1973) di Mario Gariazzo
Il commissario Gianni De Carmine (Philippe Leroy) si trova a fronteggiare una gang mafiosa che ha forti appoggi politici e può contare su membri della polizia corrotti, che cercano di ostacolarne le indagini con ogni mezzo. De Carmine pagherà a carissimo prezzo la sua determinazione.
È interessante notare come il protagonista sia disgustato e tormentato dal fatto di dover ricorrere alla violenza per contrastare quella della criminalità.
Milano trema: la polizia vuole giustizia (1973) di Sergio Martino
Il commissario Canepano (Luc Merenda) sospeso dalla polizia per i suoi metodi non proprio ortodossi, decide di indagare per i fatti suoi sull’omicidio di un suo collega (per il quale tre anarchici, grazie alla “pista giusta” della polizia faranno due mesi di carcere prima di venire completamente scagionati), e dietro al quale si celano un editore fascista e un funzionario della questura. Sallusoglia, l’editore, è anche a capo di una banda che compie varie azioni criminali allo scopo di terrorizzare i cittadini e che si propone di creare un nuovo ordine dal disordine.
La polizia accusa: il servizio segreto uccide (1974) di Sergio Martino
Il commissario Giorgio Solmi (Luc Merenda) scopre il piano di un capitano dei servizi segreti di destra (Tomas Milian), dietro al quali vi sono gli statunitensi, e con i suoi ingaggia una guerra contro i fasci. Alla fine verrà eliminato in quanto troppo scomodo.
La polizia chiede aiuto (1974) di Massimo Dallamano
Il sostituto procuratore Vittoria Stori (Giovanna Ralli) indaga su un giro di prostituzione minorele capeggiato da un insospettabile borghese.
La polizia ha le mani legate (1974) di Luciano Ercoli
Il commissario Rolandi (Claudio Cassinelli), indaga su un gruppo di estrema destra riguardo l’attentato alla Banca dell’Agricoltura di Milano e le trame nere, scontrandosi con omertà e omicidi vari per mantenere il silenzio.
Squadra Volante (1974) di Stelvio Massi
Il giovane Rino (Ray Lovelock) è soprannominato “Che Guevara” per le sue letture e il suo impegno in politica e non perde occasione per parlarne.
La polizia interviene: ordine di uccidere! (1975) di Giuseppe Rosati
Il capitano Murri (Leonardo Manzella) scopre che dietro una serie di sequestri si nascondono un politico e un banchiere intenzionati a finanziare dei gruppi eversivi neri.
Roma a mano armata (1976) di Umberto Lenzi
Due scene su tutte:
1) Una gang di figli di papà aggredisce una coppia di fidanzatini in auto. Dopo aver picchiato il ragazzo e averlo chiuso nel bagagliaio della sua auto gridandogli “E ora ci scopiamo la tua donna, proletario di merda!”, violentano la ragazza. Il commissario Leonardo Tanzi (Maurizio Merli) risale agli autori dello stupro a si reca nel locale da loro frequentato, un circolo ricreativo per giovani monarchici (!), dove, dopo essere stato aggredito, li sistema a suon di ginocchiate nelle palle e uccide il capobanda per legittima difesa al termine di un lungo inseguimento.
2) Nella casa di un malfattore che cerca di sbarazzarsi con una iniezione letale di eroina una povera ragazza della quale aveva abusato si vedono il tricolore e un busto di Mussolini!
Squadra Antiscippo (1976) di Sergio Corrucci
Il commissario Nico Giraldi (Tomas Milian) si trova a fronteggiare il cattivo di turno, lo statunitense Shelley (Jack Palance), a capo di un’organizzazione criminale, che si rivela essere un alto funzionario dell’ambasciata americana!
La banda del Gobbo (1977) di Umberto Lenzi
Dopo l’ennesima impresa del Gobbo (Tomas Milian), che ha ripulito di brillanti, pellicce e orologi i facoltosi frequentatori del night Scarabocchio, giusto per far capire loro che le cose materiali non sono importanti e li ha costretti a ingerire una forte dose di lassativo, un giornalista dice al commissario Sarti (Pino Colizzi) che la gente e stufa e bisogna ripristinare la pena di morte.
Sarti replica esclamando con tono seccato: ”Ma certo! Ripristiniamola, giusto… e oltre che per i gobbi, anche pei i matti, per i drogati, per le femministe e per i froci, così risolviamo una volta per tutte il problema dell’ordine pubblico, vero?”
Napoli… serenata calibro 9 (1978) di Alfonso Brescia
In tutto il film si vedono scritte sui muri che inneggiano a Democrazia Proletaria, garage tappezzati da foto di Lenin e in una scena un trans (Leopoldo Mastelloni) grida agli sbirri: “Fascisti!”
Si potrebbe continuare così per giorni interi.
Com’è che ancora oggi c’è una certa critica di sinistra che ottusamente considera questo genere come filofascista e non vuole capire che non c’erano solo Petri e Rosi?




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Se è lui è un vero personaggio!
