Risultati da 1 a 8 di 8
  1. #1
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    Question Kate Bush.....dove sei?!?

    Qualcuno di voi mi sa dire che fine ha fatto una delle più grani artiste donna che sia mai apparsa sulla scena musicale, tale Kate Bush?
    Ha un'allbum in cantiere? (l'ultimo risale al 1993 "the red shoes"!)

    Babooshka
    "Io non sono un numero....sono un'uomo libero!"

  2. #2
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    Vergognosa del suo cognome vive rintanata in una cantina di londra....

  3. #3
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    Originally posted by Pasquin0
    Vergognosa del suo cognome vive rintanata in una cantina di londra....

    _______________________
    Gli zeri, per valere qualcosa,
    devono stare a destra.

  4. #4
    Democrazia Diretta!
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    per fortuna che berlusconi è un nome poco diffuso


    kate bush è sparita non saprei dove'.. magari se chiedi a ferrara lui lo sa di certo
    aveva una voce incredibile, peccato che sia poco conosciuta

  5. #5
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    KATE BUSH

    di Claudio Fabretti

    Compositrice, ballerina, coreografa, musicista. Kate Bush è un’artista a 360 gradi. Ma è soprattutto la sua incredibile voce, capace di quattro ottave di estensione, ad aver lasciato un solco profondo nella storia del rock. “Ho sempre provato piacere nel raggiungere note non facilmente raggiungibili. Una settimana dopo tocco quella nota e cerco di raggiungere quella ancora più alta”. Ecco la storia dell'ex-ragazzina prodigio che stregò David Gilmour…

    Poche donne nella storia del rock sono riuscite a unire tante qualità artistiche come Kate Bush. Compositrice, autrice, interprete, produttrice, arrangiatrice, polistrumentista (pianoforte, Fairlight, violino, basso, chitarra, drum-machine), ballerina, coreografa, regista: tutto ciò è riuscita ad essere in questi anni l’ex-ragazzina prodigio che a soli sedici anni stupì il mondo con “Wuthering heights”. Era una di quelle ballate destinate a lasciare il segno, una favola romantica ispirata a “Cime tempestose” di Emily Brontë, ma soprattutto un saggio dell’incredibile voce di Catherine Bush, in arte Kate, capace di ben quattro ottave di estensione. Un simile talento, nel rock al femminile, non si ricordava dai tempi di Janis Joplin.

    Ma con il canto straziante della grande blues-singer americana, Kate Bush aveva poco a che vedere. La sua voce evocava le fiabe gotiche e il folk celtico, il misticismo medievale e gli incantesimi delle streghe, i riti tribali e il pop più etereo. Uno stile che di lì a poco avrebbe contagiato intere generazioni di cantanti, da Tori Amos a Elizabeth Fraser dei Cocteau Twins, da Bjork ad Anneli Marian Drecker dei Bel Canto. "Ho sempre provato piacere nel raggiungere note non facilmente raggiungibili – racconta Kate Bush -. Una settimana dopo tocco quella nota e cerco di raggiungere quella ancora più alta. Ho sempre sentito dentro di me che si possono acuire i propri sensi se ci si prova. La voce è come uno strumento. La ragione per cui ho cantato 'Wuthering Heights' con note così alte è perché ho sentito che così doveva essere. Il libro ha un'atmosfera misteriosa e io volevo che il brano la riflettesse”.

    A dispetto dell’alone leggendario del suo personaggio, Kate Bush ha sempre preferito evitare le luci della ribalta. Così quando l’anno scorso ha avuto un bambino, i tabloid inglesi l’hanno addirittura accusata di averne voluto occultare la nascita. Lei ha replicato in modo insolito, con una lettera al suo Fans Club: “Desidero che sappiate che sono molto felice e orgogliosa di avere un figlio così bello, Bertie è assolutamente meraviglioso. Lontana dall'essere reticente, sto solo cercando di essere una buona madre protettiva e di donargli un'infanzia quanto più possibile normale, preservando al tempo stesso la sua privacy. E' una grande gioia per me essere mamma, così come lavorare al nuovo album. Spero sarete felici per me".

    In realtà del nuovo album si sa molto poco. Quel che è certo, invece, è che l’intero catalogo di Kate Bush sarà rimasterizzato presso gli Abbey Road Studios. Un’occasione per riassaporare i successi che hanno segnato la carriera della quarantaduenne artista inglese. Una carriera nata da una grande passione.“Prima di frequentare la scuola, prima di imparare a leggere, cantavo i ‘traditional’ irlandesi e inglesi. Credo che la musica abbia catturato la mia anima ancor prima che l'educazione neppure mi sfiorasse.", ha raccontato. Nella fattoria dei Bush, vicino Londra, nelle campagne del Kent, la musica non mancava mai. Il padre di Kate, medico di professione, amava suonare al piano le melodie di Chopin, Beethoven e Schubert. La madre Hannah, irlandese di nascita, infermiera, suonava invece l'arpa ed amava danzare sulle note dei traditional della sua terra. Il fratello minore, Jay, amava suonare la chitarra ed era un seguace del filosofo J.B.Gurdjieff, i cui insegnamenti segneranno il repertorio della cantante inglese. Il fratello maggiore Paddy era specializzato nella costruzione di quegli strumenti medievali che troveranno posto in diversi dischi di Kate.

    “Avevamo un vecchio organo in un fienile annesso alla nostra casa – racconta Kate Bush - e io passavo molto tempo a suonare inni religiosi con la pedaliera. Amavo molto quelle melodie e armonie, e capii da sola che un accordo era formato da un minimo di tre note, e che cambiando una sola di queste si possono ottenere accordi completamente diversi per accompagnare altre note. Da lì è nato il mio interesse al modo in cui la musica potesse cambiare usando accordi diversi. Man mano che i topini rosicchiavano l'organo, perdevo l'uso di sempre più note, così mi dedicai al pianoforte".

    Nonostante le difficoltà incontrate tra le mura della rigida St Joseph's Senior School, Kate rivelò subito il suo genio musicale. Senza alcuna base teorica alle spalle, salvo le poche lezioni di violino, tra i 10 e i 13 anni si esercita strimpellando sui tasti bianchi e accompagnando al pianoforte Paddy che suona il violino. Nel '71 esistono già delle versioni embrionali di brani come "The man with the child in his eyes" e "The saxophone song", inclusi successivamente nell’album d’esordio, The Kick Inside.

    Ma Kate ha un’altra passione: la danza e il mimo. Dopo un corso alla scuola Elephant and Castle di Londra, incontra Lindsay Kemp, già maestro di David "Ziggy Stardust" Bowie, uno dei suoi beniamini. “Mi recai a vedere un suo spettacolo e fu allora che all'improvviso realizzai che era ciò che stavo cercando, quel tipo di movimento unito alla musica. Così ho iniziato a seguire alcune delle sue lezioni. Mi ha insegnato che ci si puo' esprimere con il proprio corpo, e che quando il tuo corpo e' sveglio lo e' anche la tua mente", ha raccontato Kate Bush nella sua “Biography”. E Lindsay Kemp la ricorda così: “Ho visto questa piccola cosa brillante: mi ricordava Campanellino o Wendy di Peter Pan o qualcosa del genere. In classe si donava completamente. Da quella sottile, fragile e timida persona, venne fuori quel potenziale espressivo. Amava il dramma. Io l'ho solo aiutata un po' a danzare, ad essere un po' più incisiva di quanto non fosse prima".

    La passione per la danza e per l’esoterismo (pare che ancora si diletti nell’arte dei “tarocchi”) si uniscono in Kate Bush a un universo musicale variegato, in cui non c’è solo il folk e la classica. Roxy Music, Beatles, Rolling Stones, King Crimson, Pink Floyd, Steely Dan e Fleetwood Mac sono le sue rockstar preferite. Ma la sua vera musa è Billie Holiday: “E' stata una scoperta molto importante per me. La sua voce mi toccava. Così emozionante, così lacerante. Quando cantavo a 18 anni, portavo sempre un fiore dietro l'orecchio per assomigliarle: sentivo che mi avrebbe portato fortuna. Ancora oggi è una grande ispirazione”. Un amore che Kate Bush ha tradotto qualche anno fa nella cover di un classico della grande interprete americana, “The man I love”.

    Ma se la sua musa è Billie Holiday, il suo “angelo custode” è David Gilmour, chitarrista dei Pink Floyd. E’ lui che rimane folgorato dalle qualità della ragazzina di 14 anni che aveva sentito cantare in un demo gracchiante. E’ lui che le produce alcuni brani e la mette in contatto con Terry Slater, il responsabile della Emi. Che racconta così la nascita di un idillio: "Un giorno stavo passando davanti all'ufficio del mio collega Bob Mercer quando sentii il demo di ‘The Man with the child in her eyes’. Spalancai la porta e chiesi a Bob: ‘Chi è quest'uccellino?!’, e lui "E' una ragazza di nome Kate Bush". Gli dissi: ‘Questo brano è ottimo: cosa devo fare per mettermi in contatto con lei?’. Mi diede il suo numero di telefono e la chiamai”. Inizia così la carriera di una delle più grandi cantanti rock di tutti i tempi.

    Una circostanza curiosa segna la gestazione dell’album d’esordio, The Kick Inside. La Emi vorrebbe imporre come primo singolo “James and the cold gun”. Ma Kate non ne vuole sapere: lei ha scelto “Wuthering heights”. “Io le risposi che il suo lavoro era di scrivere canzoni mentre il mio era quello di portarle sul mercato – ricorda Bob Mercer -. Sentivo che se avesse sperimentato un fallimento ad una così giovane età non sarebbe stata capace di sopportarlo. In quei giorni ero molto occupato. Dovevo lottare contro il fiasco dei Sex Pistols e non mi aspettavo da lei un simile comportamento. Stavo per perdere la pazienza quando lei scoppiò a piangere. A quel punto le dissi: ‘Va bene, ma quando sbatterai contro il muro imparerai a non interferire più’. Ma Kate Bush non sbatte contro il muro: “Wuthering Heights” (1978) spopola restando in testa alle classifiche britanniche per quattro settimane. E l’exploit è tale che anche le vendite dell’omonimo romanzo di Emily Brontë subiscono un consistente aumento. Da allora la Emi è costretta ad ascoltarla.

    The Kick Inside folgora il pubblico per la sua ricchezza e originalità. Colpisce anche il personaggio Kate Bush: la sua voce particolare, le capacità mimiche, il fascino esotico e le armonie elaborate delle sue composizioni. Un successo ribadito un anno dopo da Lionheart, che, pur non all’altezza del precedente, porta in classifica il singolo “Wow”.

    Nell’aprile 1979 Kate Bush debutta sul palco, al Palladium di Londra. Scrive testi, musiche e coreografia, disegna i costumi e conquista pubblico e critica per come canta, danza e recita. Le sue performance sono un misto di sensualità tenebrosa e tenerezza, poesia e provocazione kitsch. Una carica esplosiva che la cantante spiega così: “Non voglio stare sul palco sentendomi me stessa, non credo di essere un soggetto interessante da guardare. Ciò che voglio è sentirmi il personaggio del brano. Credo che sia più interessante per chi viene a vedere il concerto ed è anche una sfida maggiore per me. Sentendomi il personaggio della canzone, all'improvviso provo una forza e un'energia che forse normalmente non avrei. Mi è molto difficile essere me ‘on stage’: resterei ferma lì a rigirarmi i pollici".

    L’anno successivo arriva il trionfo del singolo “Babooshka”, una filastrocca magica e ammaliante, che la consacra definitivamente star del rock mondiale. L’album che ne consegue, Never for ever, arricchito anche dalla tenera ballata antimilitarista “Army dreamers”, è forse il suo lavoro più completo. "E’ stato il mio primo disco che sono riuscita ad ascoltare rilassata e ad apprezzare veramente – racconta -. Ha rappresentato il mio primo passo nel controllo dei suoni. Sono stata molto più coinvolta nell'intero lavoro di produzione, quindi ho avuto molta più libertà e controllo".

    Dal 1980 Kate Bush inizia a collaborare con Peter Gabriel, con il quale si narra abbia avuto anche una lunga relazione. E i frutti si vedono nel progetto etno-folk The dreaming (1982), ispirato a una pittura tribale degli aborigeni australiani risalente a molti secoli fa. E’ uno dei dischi più sperimentali e coraggiosi di Kate Bush, che all’ex-leader dei Genesis regalerà anche un memorabile duetto in “Don’t give up” (da “So”, 1986).

    Ma nel frattempo la cantante inglese si allontana progressivamente dalle scene, centellinando apparizioni in tv e concerti. Dopo tre anni di silenzio, il più orecchiabile Hounds of love la riporta in classifica anche grazie ai singoli “Running up that hill”, una danza magica tra ritmi tribali e vocalizzi preziosi, e “Cloudbusting”, una rivisitazione del Bolero di Ravel con tanto di videoclip insieme a Donald Sutherland. Kate Bush torna in auge anche grazie a The whole story, un’eccellente antologia che ne ripercorre i successi. Ma da quel momento inizia la parabola discendente, appena interrotta (in parte) con The sensual world (1989), che si avvale dell’orchestra e del coro della radio bulgara e racconta “della sensualità del mondo e di quanto piacere procuri ai nostri sensi se ci doniamo ad essa”. L’unico disco di Kate Bush negli anni ’90 – The red shoes – non aggiunge molto al suo repertorio.

    Vegetariana, Kate Bush crede nella reincarnazione, si dice affascinata dalla religione pur definendosi “una persona non molto religiosa”, e sostiene che quando sarà completamente soddisfatta di un suo lavoro “sarà la fine, le campane a morto”. I suoi fan adesso attendono il nuovo album. Ma per ora la “leonessa del rock” sembra impegnata soprattutto nel suo nuovo mestiere: quello di madre.

  6. #6
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    Sono le prime notizie riguardanti la mia Kate che sono riuscito a leggere dal 1993 ad oggi!

    Grazie mille Flora
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  8. #8
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