Amici, lo Scaramella le indagini per conto del Guzzanti le faceva così: passava la giornata sul sito Web del parlamrento italiano e faceva vedere la foto di tutti i deputati del centrosinistra alla "fonte" e gli chiedeva se erano spie del KGB, magari li aveva incrociati nei sotterranei del Cremlino.
La fonte aveva inoltre comunicato che Prodi era un agente segreto del KGB, che le BR erano in realtà anche loro agenti del KGB e che Moro era stato visitato e torturato durante la prigionia dagli agenti segreti cecoslovacchi, solo che queste qua gli sembravano troppo grosse e lo Scaramella aveva fatto finta di non sentirle per non inficiare l'attendibilità della fonte, che poi Guzzanti gli aveva detto che quello che gli interessava non erano le BR ma Prodi.
la Repubblica 16.2.07
Nuovo interrogatorio per l'ex consulente della commissione Mitrokhin, in carcere ormai da 49 giorni
Scaramella, prime ammissioni
Avrebbe manipolato le informazioni sul premier e i politici
ROMA Arrivato al quarantanovesimo giorno di detenzione a Regina Coeli, Mario Scaramella, ex consulente della commissione parlamentare di inchiesta "Mitrokhin", manovale della calunnia costruita in danno di Romano Prodi («uomo del Kgb in Italia») e di altri esponenti del centrosinistra, è tornato ieri pomeriggio a rispondere, per oltre otto ore, alle domande del pubblico ministero Pietro Saviotti. E la novità nella ricostruzione che dell'interrogatorio viene proposta a tarda sera da due diverse fonti qualificate è che, per la prima volta, nel difendersi da una sequenza di nuove contestazioni, Scaramella ha cominciato faticosamente ad ammettere la manipolazione, quantomeno selettiva, delle informazioni ad uso politico raccolte dalle "fonti russe" dietro cui si è sin qui protetto e dietro cui continua a proteggere e giustificare le sue mosse storte: l'ex colonnello del Fsb ucciso a Londra nel novembre scorso, Alexsandr Litvinenko, il "consulente" Euvgeny Limarev (figlio di un generale del Svr, il controspionaggio militare russo), l'ex ufficiale del Kgb riparato in Inghilterra Olcg Gordievskij.
Scaramella ammette, sia pure farraginosamente, di aver "depurato" le informazioni ricevute da Litvinenko sulla storia delle infiltrazioni del Kgb in Italia da tutto ciò che ne avrebbe incenerito la credibilità. Di aver dunque seppellito tra i suoi scartafacci le «rivelazioni» dell'ex colonnello secondo cui le Brigate rosse sarebbero state «una creatura del Kgb» e l'onorevole Aldo Moro sarebbe stato «torturato» durante la sua prigionia dai servizi segreti cecoslovacchi su incarico di Mosca. Grossolane panzane, che la dicevano lunga sulla qualità delle informazioni in possesso di Litvinenko, e per questo accantonate, lasciando credere che a illuminare i ricordi dell'ex colonnello russo fosse dunque soltanto la confidenza raccolta sul conto di Prodi da un ex generale del Kgb che non avrebbe mai potuto né smentirla né confermarla, perché morto ammazzato: «Prodi è un nostro uomo».
Il "metodo di lavoro" sperimentato con Litvinenko si ripropone del resto come un calco anche nel caso di Limarev. Sollecitato dal pubblico ministero che gli contestala confessione diAndrej Ganchev (interprete personale di Scaramella durante i suoi annidi lavoro alla Mitrokhin), l'ex consulente ammette di aver trascorso interminabili ore con il suo "consulente" russo a compulsare il «sito web» del Parlamento Italiano, aprendo e chiudendo le foto e le schede elettroniche personali di decine e decine di parlamentari del centrosinistra. Per ciascuno di loro, a Limarev veniva chiesto di confermare o smentire la «compromissione» con Mosca e i suoi Servizi segreti. Con quale accuratezza e attendibilità, lo si può immaginare. «Che altro potevo fare? si sarebbe giustificato Scaramella Questo era il mio lavoro per la Commissione».
Più prudenti e farfugliate, a quanto pare, le risposte sul conto della "fonte" Gordievskij. In una delle conversazioni telefoniche intercettate (e agli atti dell'inchiesta) con il senatore Paolo Guzzanti, presidente della Commissione Mitrokhin, Scaramella indica l'ex ufficiale del Kgb come l'uomo in grado di incastrare Prodi, perché pronto a pronunciare la celebre frase («He is our man», è un nostro uomo) che, al contrario, Gordievskij dirà di non aver mai pronunciato e che infatti verrà fatta pronunciare a Litvinenko nel corso di una testimonianza videoregistrata. «Per Scaramella, Gordievskij è un passaggio delicato spiega una fonte investigativa Perché o ammette di aver millantato con Guzzanti informazioni che non aveva o attribuisce a Gordievskij informazioni che Gordievskij nega di aver fornito. Dunque, Scaramella ha provato a non smentire il contenuto di quella telefonata con Guzzanti, ma contemporaneamente a non ammettere di aver ricevuto direttamente da Gordievskij informazioni su Prodi. E' chiaro che su questo punto, c'è del lavoro da fare».
(c.b





