Mitrokhin, Amato apre un'inchiesta
Guzzanti: "Plaudo all'iniziativa"
Da Londra a Roma. L'avvelenamento dell'ex spia del Kgb Litvinenko, si trasforma in un batter d'occhio nel caso Mitrokhin. Il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, dopo le rivelazioni dell'ex agente del Kgb, Euvgenij Limarev in un'intervista a Repubblica, apre un'indagine sull'attività della commissione parlamentare, che nella scorsa legislatura indagava sulle infiltrazioni in Italia dei servizi segreti russi.
Il Viminale, dunque, alla luce anche della richiesta di aprire un'inchiesta fatta da quattro membri del Copaco,chiede ai vertici di polizia, carabinieri e Sisde, di verificare "in tempi brevi l'esistenza di ogni documento in possesso di questi organismi circa l'attività della commissione Mitrokhin e l'eventuale utilizzazione di personale delle forze di polizia e del Sisde in attività della commissione o in qualche modo a essa collegate".
La confessione. Limarev, descrive un'attività di intelligence collaterale alla commissione proseguita anche dopo la chiusura della stessa per cercare informazioni su presunti collegamenti tra il Kgb ed esponenti del centrosinistra, fra cui il premier Romano Prodi, il vicepremier Massimo D'Alema e il ministro Alfonso Pecoraro Scanio. Questo uno dei passaggi chiave dell'intervista: "Nonostante i lavori della commissione Mitrokhin si fossero conclusi, Mario Scaramella (braccio destro del presidente Paolo Guzzanti, ndr) mi ha chiesto di controllare il background di una ventina di personalità della politica italiana nella presunzione che potessero avere avuto nel passato rapporti con il Kgb". Limarev, inoltre, sostiene di aver incontrato anche Guzzanti. Dichiarazioni che hanno spinto i quattro membri dell'Unione che fanno parte del Copaco, Milziade Caprili, Gianclaudio Bressa, Massimo Brutti e Emanuele Fiano, a chiedere l'audizione di Guzzanti, Limarev e Scaramella. Una richiesta seguita dai radicali e dai diretti interessati, i Verdi, che chiedono ad Amato di "attivare i servizi segreti per capire se circolino dossier di Scaramella o altri contro politici o sindacalisti".
La smentita. Alle accuse, arriva secca la replica dell'ex presidente di Motrokhin, Paolo Guzzanti che sbotta: "Non ho mai voluto incontrare né Limarev né Litvinenko". Anzi, aggiunge il senatore azzurro, "plaudo all'iniziativa di Amato così potrò denunciare per calunnia coloro che hanno osato infangarmi. Non esiste ne è mai esistita alcuna struttura legale o illegale". Dunque, quella dell'incontro con Limarev è solo una "bugia", aggiunge Guzzanti, nel tentativo di fare credere che "la Mitrokhin fosse una sorta di servizio deviato". Insomma, una sorta di "complotto da comunismo panslavo», dichiara ancora, per questo andrà al Copaco "da accusatore, non accusato".
La polemica. Ma intanto, tra i poli, sale la tensione. Per l'ex capogruppo ds alla Mitrokhin, Bielli, in commissione "non sono mai stati compiuti atti istituzionalmente impropri. Lo strappo è il fatto che il presidente dica di avere informatori suoi". Nel frattempo il Prc chiede l'intervento dei presidenti di Camera e Senato per capire se Guzzanti "abbia avuto un ruolo decisivo nel costruire» dossier a fini elettorali. E mentre il vicepresidente della Commissione europea Frattini auspica di fare la massima chiarezza al più presto perché "è a rischio la sicurezza del senatore Guzzanti", il centrodestra difende la Commissione. Mantovano (An) accusa la sinistra di "voler trasformare la Mitrokhin in un improprio dossieraggio". E Cicchitto (Fi) e Fragalà (An), chiedono di pubblicare tutti i documenti per fare chiarezza.
dal TGCom




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) Repubblica dedica una pagina intera a questa deviazione della corretta informazione, senza dare nessuna voce alle repliche di Guzzanti.
