....Berlusconi era nel giusto
Roma. Di là dal lessico burocratico, il messaggio arriva forte e pulito: “Il governo ha ritenuto violato il segreto di stato sulle indagini che riguardano il sequestro dell’ex imam di Milano, Abu Omar”. In altre parole la magistratura milanese ha spiato le spie ed è andata oltre il consentito.
Lo ha detto Francesco Rutelli, rispondendo all’incredulo interpellante Marco Boato, nel question time svolto ieri alla Camera.
Il deputato verde chiedeva all’esecutivo “di non ostacolare le doverose indagini” sulle extraordinary rendition, e quando ha capito dove stava dirigendo il discorso di Rutelli si è anche appellato a una recente dichiarazione prodiana in materia.
Ma il vicepremier aveva già chiuso la partita citando una densa nota del ministero della Giustizia. In sintesi:
“L’autorità giudiziaria di Milano ha acquisito documenti informativi attinenti all’identità di 85 dipendenti del Sismi”.
Come ha fatto? Anche “intercettandone le utenze cellulari in uso” e illuminando “elementi che riguardano la struttura e le logiche del servizio segreto”.
Questa è la ragione principale con la quale Rutelli ha giustificato il ritardo sui tempi della estradizione dagli Stati Uniti dei 26 agenti della Cia richiesta dai magistrati milanesi. Tempi che si protraggono fino a lambire la scadenza dei termini – ma la procura otterrà una sospensione – dal momento che “il governo – parla sempre Rutelli – ha deciso di sollevare il conflitto tra poteri dello stato davanti alla Corte costituzionale contro la magistratura di Milano”.
Sicché l’autodifesa rutelliana si trasforma in accusa fragorosa: “Violazione del segreto di stato”.
E’ dal dicembre del 2005 che la procura di Milano cerca senza successo d’impegnare Palazzo Chigi per interrogare in Italia gli agenti segreti statunitensi. Prima al governo Berlusconi e poi, il 7 agosto 2006, all’esecutivo prodiano.
Ora Rutelli spiega perché i pm devono farsene una ragione: la loro domanda giace “in fase di esame e di valutazione tenuto conto del fatto nuovo”. Nel dettaglio, l’esecutivo fa sapere che ritiene l’autorità giudiziaria responsabile di un atteggiamento invasivo nell’indagine “sui rapporti tra agenti del Sismi e agenti stranieri per ciò che concerne il sistema organizzativo e operativo del Sismi medesimo”.
Traduzione: nel corso della rumorosa indagine sul sequestro di Abu Omar, la magistratura ha spiato oltremisura il paesaggio interno dei nostri servizi segreti. Inoltrandosi peraltro nelle stanze del Sismi ove si svolgevano lavori “non afferenti al sequestro”. Il governo lo ha verificato una volta presa visione del materiale sequestrato dai pm e che accompagnava la loro richiesta del rinvio a giudizio.
Tecnicamente sono state violate le prerogative di secretazione delle quali gode, per statuto e per logica, un servizio segreto.
Il conflitto d’attribuzione e la Consulta
Fuori dal dibattito parlamentare, si coglie la potenza dell’iniziativa politica. E c’è un nome sottaciuto ma rimbombante nei pensieri dei contendenti: quello dell’ex direttore del Sismi Nicolò Pollari, uomo immagine d’una gogna giudiziaria allestita grazie a un dossier sopra il quale “il governo provvide ad apporre il segreto di stato per impedire l’utilizzazione degli esiti di tali accertamenti”.
E adesso che succede? Per Rutelli bisogna “attendere il provvedimento della Consulta che potrà fornire utili e ulteriori elementi di valutazione ai fini delle determinazioni da assumere”.
Ma intanto il punto di principio politico è notevole e incide nella questione delle rogatorie internazionali sull’intelligence americana. Boato la riassume con le braccia allargate dall’indignazione:
“L’eventuale rifiuto della richiesta d’estradizione dei 26 agenti della Cia, che mi sembra profilarsi dalla lettura di quel testo, rischia di coprire chi ha commesso gravi reati”. E ancora: “Sollevare un conflitto d’attribuzione è legittimo, ma dà la sensazione che non ci sia una vera collaborazione con l’autorità giudiziaria”.
L’ex sottosegretario all’Interno, Alfredo Mantovano, ribalta l’argomentazione:
“Sono favorevolmente stupito dal testo letto da Rutelli. Nella sostanza è un’accusa pesantissima rivolta a una procura che interferisce con l’interesse nazionale, utilizzando le intercettazioni telefoniche, e che ha disarticolato una parte del nostro servizio segreto rivelandone l’identità”.
saluti




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