Anche lì, 4° produttore di petrolio al mondo, la situazione non volge al meglio per gli interessi USA.
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Proseguiamo con uno Stato che è attualmente un attore geopolitico marginale, ma che potrebbe assumere nel medio-lungo periodo una rilevanza molto grande: la Nigeria. Anche sotto il governo civile del presidente Obasanjo, democraticamente eletto dopo la truce dittatura militare del generale Sani Abacha, in Nigeria la vita non è cambiata, perché in questo paese i governi sopravvivono solo in quanto la "casta militare" concede loro di esistere. Il sistema nigeriano non tollera, infatti, mutamenti al suo interno. Che governino civili o militari poco importa, dal momento che tutti devono fare gli interessi dell'oligarchia islamica e filostatunitense che detiene le vere leve del potere economico. I pochi nigeriani che ardiscono manifestare idee antimperialiste finiscono inesorabilmente con l'incappare nella spietata repressione del regime. In Nigeria non esiste, perciò, un partito comunista. Il comunismo è ritenuto dal sistema un'ideologia pericolosa, quindi illegale. Chi è comunista deve mimetizzarsi molto bene, altrimenti - se viene scoperto - il rischio è quello di finire nelle orrende carceri di Lagos, dove sono commessi quotidianamente abusi inenarrabili. Lo stesso discorso vale per quelle etnie, come gli Ibo e gli Ogoni, che manifestano idee autonomiste. Per stroncare la secessione del Biafra, nel lontano 1969, la dittatura militare del generale Gowon condusse una guerra di sterminio contro gli Ibo che provocò circa 3 milioni di morti. Oggi le vittime sono gli Ogoni, una popolazione della Nigeria sud-orientale i cui territori sono ricchissimi di petrolio: il regime ha concesso alle multinazionali di sfruttare questa materia prima, devastando l'ambiente, e siccome gli Ogoni hanno fatto sentire la loro protesta, le autorità hanno avviato una durissima repressione, che ha causato centinaia di morti. Migliaia di Ogoni sono stati inoltre cacciati alle loro terre, altre centinaia sono stati imprigionati. Perfettamente inserita nel sistema di dominio imperialista occidentale (al di là delle compatibili campagne in difesa dei "diritti umani", come nel caso recente dell'adultera Safiya che rischiava la lapidazione), la Nigeria dei generali e dei latifondisti svolge un importante ruolo di potenza regionale al servizio degli Usa nell'Africa occidentale affacciata sul Golfo di Guinea. Basti considerare i compiti di polizia da essa svolti nelle varie guerre scoppiate in Liberia e Sierra Leone. La Nigeria, insomma, funge da baluardo dell'imperialismo neocoloniale sfruttatore nei confronti di ogni movimento che miri a sottrarre i popoli della regione dal soffocante abbraccio nordamericano. Tutto ciò avviene sotto gli occhi dell'Occidente, sensibile alle tematiche dei diritti umani - come abbiamo accennato - ma indifferente al problema dello sfruttamento economico, tant'è che le banche svizzere costituiscono i buoni forzieri per i molti miliardi di dollari che i vari governi che si avvicendano al potere in Nigeria depredano al loro misero e sventurato popolo.
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