ANSA (POL) - 28/09/2004 - 20.38.00
PROCREAZIONE: VERSO I REFERENDUM, VESCOVI PREOCCUPATI /ANSA
RACCOLTE CIRCA 600MILA FIRME, CEI TEME CLIMA ANTIRELIGIOSO
(ANSA) - ROMA, 28 SET - I promotori si preparano a consegnare le firme e festeggiare il superamento della soglia per il referendum contro la legge sulla procreazione assistita, i vescovi avvertono il rischio che cresca un clima anti religioso nel paese. Nel momento in cui i referendari stanno per mettere sul tavolo i risultati della loro mobilitazione (dovrebbero essere circa 600mila le firme raccolte per ognuno dei cinque referendum), si produce una prima divisione con il mondo cattolico e le gerarchie cattoliche. Fra i referendari, chi si sbilancia di piu' a parlare di successo raggiunto sono i radicali, mentre altri assumono atteggiamenti piu' prudenti e dicono che bisogna lavorare fino all'ultimo secondo. I radicali sono anche quelli che scelgono un atteggiamento piu' esplicitamente polemico verso la Chiesa; lo dimostra la scelta di andare a consegnare le firme da loro raccolte con un corteo che domani raggiungera' la Cassazione partendo da Porta Pia, luogo simbolo della polemica anti ecclesiastica. Ma e' probabile che non si riferisse solo ai radicali il segretario della conferenza episcopale italiana, Giuseppe Betori, quando ha parlato di un clima ostile alla Chiesa, di una ''oggettiva strumentalizzazione'' in corso, di ''dati travisati'' e di ''una forzatura polemica in chiave antireligiosa'' alimentata dall'iniziativa referendaria. Un giudizio che provoca la reazione di Barbara Pollastrini, dei Ds, per la quale non c'e' alcuna ''forzatura antireligiosa'' nei referendum ma solo un'iniziativa legittima dopo che in parlamento ''e' stata chiusa ogni porta alle proposte migliorative di una legge inaccettabile''. L'allarme di monsignor Betori arriva nel momento in cui il successo della campagna referendaria (Pollastrini dice che i promotori sono ''ad un secondo dal mettere in salvo i referendum''), ripropone ai partiti il problema di quale strada seguire: lasciare che l'iter della consultazione popolare faccia il suo corso fino al voto, oppure trovare in parlamento delle soluzioni che la rendano inutile. Quest'ultima ipotesi, sostenuta nei giorni scorsi dal ministro per le pari opportunita', Stefania Prestigiacomo, viene rilanciata per l'Udc dal capogruppo alla Camera, Luca Volonte', che sollecita la Prestigiacomo a non limitarsi agli annunci, ma di presentare delle proposte precise. Perche' a questo punto, secondo Volonte', l'alternativa e' fra ''tornare al far west'', cioe' all'assenza di ogni regole in caso di successo del referendum, o ''migliorare questa legge in parlamento''. Sul fronte referendario c'e' meno fretta, in attesa che la Cassazione sancisca il successo della raccolta delle firme, mentre emergono sensibilita' diverse quanto al grido d'allarme dei vescovi. Se Franco Giordano, del Prc, e Maura Cossutta, del Pdci, sostengono che i vescovi non devono ''interferire'' con l' iniziativa per i referendum, piu' circospetto sembra l' atteggiamento dei Ds. Per Katia Zanotti, era ''scontato'' che i vescovi avessero un giudizio diverso dai promotori del referendum, ma comunque resta ferma l'intenzione dei Ds sia di cambiare la lagge che di cercare ''un confronto ampio nel paese'' su questo tema.




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