Il Veneto contro la Corte Europea
«Qui non toglieremo i crocifissi»»
Sollevazione contro la sentenza, i leghisti guidano il partito dei contrari
De Poli: manifesteremo ad Abano
Un crocifisso in classe (archivio)
PADOVA — Per un giorno, il Veneto ha dichiarato la secessio*ne dall’Europa. Il profluvio di di*chiarazioni scandalizzate, che si è abbattuto sulla sentenza pro*nunciata ieri dalla Corte euro*pea per i diritti dell’uomo - se*condo cui la presenza dei croci*fissi nelle aule scolastiche costi*tuisce una violazione della liber*tà di religione degli alunni - , te*stimonia di una regione che si è sentita ferita nei suoi sentimenti più profondi.
La Corte di Strasburgo ha ac*colto, al termine di una battaglia giudiziaria proseguita per più di sette anni, il ricorso presentato da una famiglia padovana - i co*niugi Massimo Albertin, prima*rio di microbiologia dell’ospeda*le di Abano, già referente del*l’Unione atei e agnostici raziona**listi, e Soli Lautsi, finlandese di origine - , che nel 2002 si era ri*volta al Tar per chiedere che fos*se tolto il crocifisso dalle aule della scuola media «Vittorino da Feltre» di Abano Terme, all’epo*ca frequentata dai figli. Oltre a dare ragione ai ricorrenti, la Cor*te ha stabilito che il governo ita*liano dovrà risarcirli con 5 mila euro per i danni morali patiti nel*la vicenda.
Il governo italiano, per voce del ministro dell’Istruzione Ma*ria Stella Gelmini, ha già annun*ciato ricorso contro la sentenza. Ma, al di là degli atti formali, du*rissime sono state le reazioni del mondo politico italiano e vene*to. Maurizio Sacconi, ministro del Welfare, ha definito la deci*sione della Corte «un duro col*po alla coabitazione europea». Mentre il collega agli Esteri, Franco Frattini, non ha esitato a parlare di «attacco mortale al*l’Europa dei valori e dei diritti».
Come un sol uomo, i leghisti nostrani si sono eretti a difenso*ri del simbolo per eccellenza del cristianesimo. «Noi siamo i nuo*vi crociati», aveva dichiarato qualche mese fa il ministro del Carroccio, Luca Zaia. Che oggi ri*badisce: «Non posso che schie*rarmi con tutti coloro, credenti e non, religiosi e non, cristiani e non, che si sentono offesi da una sentenza astratta e finta*mente democratica. Chi offende i sentimenti dei popoli europei nati dal cristianesimo è senza dubbio la Corte di Strasburgo. Si vergognino». E se Franco Man*zato, vicepresidente leghista del*la Regione, invita tutti i veneti a ribellarsi «esponendo il crocifis*so in ogni aula e in ogni ufficio», l’europarlamentare Mara Bizzot*to, che a Strasburgo è stata elet*ta da pochi mesi, taglia corto: «Proibire il crocifisso nelle no*stre scuole è una macroscopica idiozia». Francesca Zaccariotto, presidente leghista della Provin*cia di Venezia, lancia la sua sfi*da: «Ci denunci chi vuole, que*sta vergognosa sentenza non troverà mai applicazione nelle nostre aule». Rinforza Federico Bricolo, presidente dei senatori del Carroccio, molto vicino agli ambienti del tradizionalismo cattolico: «A casa nostra nessu*no può imporci regole che sono contro la nostra storia e la no*stra cultura. Nemmeno quegli organismi europei che dimostra*no di essere sempre più distanti dal credo e dalla volontà dei no*stri popoli». Immaginifico, co*me sempre, lo Sceriffo di Trevi*so Giancarlo Gentilini: «Siamo nel regno della pazzia, è una de*cisione che grida vendetta. La Corte dovrebbe processare se stessa per il delitto che ha com*messo ». Dall’estrema destra, giungono addirittura appelli al*la mobilitazione popolare. Paolo Caratossidis, coordinatore di Forza Nuova, avverte: «Se qual*cuno tenterà di rimuovere il cro*cifisso dalle scuole si troverà contro un muro umano guidato da Forza Nuova. Anche a costo di rischiare l’illegalità».
Di «sentenza politica» parla Elena Donazzan (Pdl), assessore regionale all’Istruzione. Che rin*cara: «Politica e pericolosa, per*ché dettata da posizioni del peg*gior laicismo». Antonio De Poli dell’Udc parla di «decisione aber*rante, manifesteremo sabato da*vanti alla scuola di Abano in dife*sa della nostra identità cristiana e della nostra storia». Anche dal centrosinistra si levano voci molto critiche. Sconcerto e di*sapprovazione vengono da Mar*co Zabotti, consigliere della Rete Civica: «Soltanto un malinteso senso di tolleranza e di rispetto delle convinzioni personali può indurre a parlare di violazione di diritti». Diego Bottacin (Pd), da sempre su posizioni laiche, non usa giri di parole: «È una sentenza completamente priva di senso, perché il crocifisso non è solo il simbolo di chi è cre*dente, ma ha una connotazione ben più ampia, riconosciuta a li*vello culturale e non solo religio*so».
Il Veneto contro la Corte Europea «Qui non toglieremo i crocifissi»» - Corriere del Veneto




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