TRISKEL, MILLENNI DI LIBERTÀ
Dall’Irlanda alla Numidia, dalle Asturie al Tibet, un antico
simbolo della civiltà umana
di Roberto Pich
Il triskel è un elemento decorativo tra i più comuni in ogni area la cui cultura è stata nei millenni segnata dalla presenza celtica o comunque di popoli portatori di culture indo-europee. E non è nemmeno un simbolo solamente “pagano”: il triskel è stato raffigurato anche in molte chiese, dove costituisce un simbolo decorativo peculiare di un’eredità storica plurimillenaria. Arrivato nel nord Europa insieme ai Celti, il triskel si trova inciso sui megaliti irlandesi a partire dal 4000, 4500 prima di Cristo. Vari i suoi significati simbolici, in genere riconducibili alle “triadi bardiche”, ovvero alla forma fondamentale di arte poetica orale tramandata presso le tribù celtiche. Così, i tre bracci del triskel possono rappresentare i tre elementi naturali (Terra, Acqua e Aria) che, combinati insieme originano il fuoco di cui il triskel stesso è una rappresentazione stilizzata. Il simbolo può inoltre indicare le tre parti del giorno, le tre fasi lunari, le tre parti fondamentali che compongono l’essere umano inteso come l’unione di corpo, mente e anima.
I Celti antichi utilizzarono questo simbolo in gioielli risalenti al V e VI secolo a.C. Lo si può quindi trovare inciso su bracciali, pettorali, cavigliere, sempre come espressione di un sentimento di energia e rinascita. Simbolo dinamico anche per i Greci (dalla cui lingua deriva la parola triskel (Tri-skeles) e per i Romani (Triquetra), si può definire comunque un simbolo universale: è presente nelle valli Tibetane e Himalaiane, in Nepal e attualmente viene dipinto su molti camion indiani come auspicio di forza e di salute. Quanto all’uso del triskel in Sicilia, dove la “Trinacria” appare sulla bandiera ufficiale della Regione siciliana, due sono le ipotesi: la prima, come anticipato, che sia stato portato dai normanni durante la loro dominazione sull’isola. L’altra, che quella strana figura composta da una testa di donna da cui si irradiano in giro simmetrico tre gambe umane piegate al ginocchio, sia una raffigurazione ellenistica dell’isola stessa e della nozione della sua forma geografica triangolare. Per tornare in una terra celtica, il simbolo della Trinacria si trova anche come emblema dell’Isola di Man nel mare d’Irlanda, portatovi, secondo una leggenda locale che contrasta con la sua origine “autoctona”, dai Normanni che venivano proprio dalla Sicilia nei secoli X - XI. Ipotesi sull’origine del triskel ve ne sono ancora altre, tra cui quella secondo la quale sarebbe un simbolo di origine fenicia. Su un monumento numidico, rinvenuto a Vaga, l’odierna città tunisina di Beja, figura un triskel posto sopra il toro sacro di Baal, la massima divinità del Pantheon semitico. Non a caso, è un dio solare. Infine c’è chi ha visto nel simbolo altre divinità astrali più o meno comuni alle civiltà antiche, come l'Apollo licio, dio della luce o dio solare per eccellenza, o come Ecate triforme, con la quale nell'antichità si soleva identificare la Luna, vista come divinità.
Per tornare infine ai nostri giorni, l’uso “moderno” del triskel inizia con gli artisti, i gruppi musicali e gli intellettuali che, a partire dalla fine degli anni ’60, ne hanno fatto un emblema della lotta per la sopravvivenza della propria cultura. Un nome su tutti, per tornare in Bretagna: il grande arpista “rock” Alan Stivell. Oltre ad essersi fatto ritrarre con un enorme triskel al collo su almeno una delle copertine dei suoi numerosi dischi, è raro che non ne indossi uno durante i concerti. Ed il suo stesso autografo è costituito da un triskel. Un altro duo di arpisti bretoni, attivi dalla metà degli Anni ’70 fino ad oggi, ha scelto come stesso nome proprio “Triskell” (con due elle). Sempre per rimanere nel campo musicale, basti pensare alle folk-bands irlandesi storiche come i Chieftains e i Dubliners (che oltre a cantare la tradizione, erano alfieri della rivolta del sottoproletariato e ricordavano le gesta degli irlandesi nella lotta contro il franchismo nella guerra civile in Spagna), a musicisti come Hevia e Loreena Mc Kennitt: nel loro repertorio e nella loro iconografia il triskell ricorre spesso come parte inscindibile della loro cultura.
Dal sito http://old.lapadania.com (http://old.lapadania.com/2002/ottobr...102002p04a1.ht)