Domanda men che retorica.
Chi si cela dietro il nefasto network MTV che diffonde per il globo la peggiore immondizia made in USA, promuove l'inculturamento della non-cultura anglosassone e le gioie della società multirazziale?
La risposta è facilissima, MTV è proprietà della VIACOM, il terzo dei nove giganti globali USA che monopolizzano il mondo dell'informazione e dell'intrattenimento.
Ma chi è il ricchissimo magnate a capo di cotanto cumulo di spazzatura?
Questo tipetto qui:
il miliardario Murray Rothstein (un israelita che ha americanizzato il suo nome in Sumner Redstone), già proprietario della tv americana Cbs, della casa cinematografica Paramount, dell’editrice Simon & Schuster e della multinazionale di noleggi video Blockbuster. Ma è Mtv il vero veicolo planetario della sua influenza. Mtv raggiunge il 50% delle case americane, 117 milioni di famiglie in Europa, e probabilmente un miliardo di adolescenti negli altri continenti grazie ai suoi satelliti che "illuminano" Asia, Australia e America Latina. Quel che McDonald è per il fast-food, Mtv è per la musica: fast-music in sequenza continua. Mtv ha profitti altissimi, perché il suo prodotto base non le costa niente: sono i videoclips che le Case discografiche discografiche producono per reclamizzare cantanti e complessi, e che sono ben felici di cedere gratis a MTV, che li diffonde nel pianeta. Poichè ipnotizza centinaia di milioni di giovani, Mtv è il veicolo pubblicitario preferito dalle grandi marche mirate sugli adolescenti, dalla Coca alla Nike ai cosmetici per ragazzine. Mtv, dunque, diffonde pubblicità gratuita (i videoclips) infarcita da pubblicità a pagamento (le inserzioni).
Ma il profitto non è tutto. «Mtv è un modo di vita», come ama dire il presidente Redstone. La sua ambizione - coronata da successo - è diffondere nel mondo uno stile di vita. Ha inventato un linguaggio, quello dei videoclips: torrenti di suoni, colori a ritmo sapientemente infernale, caratteristiche che mantiene anche nei rari programmi non-musicali. Per esempio, la tv dei giovani diffonde "telegiornali" di un minuto, con interviste da 10 secondi: tutto breve e rapido, nella convinzione, non errata, che la durata dell’attenzione (attention span) degli adolescenti non superi i 60 secondi. Ma in quella manciata di secondi, a ritmo travolgente, il network globale riesce a veicolare perfettamente l’ideologia che vuole impartire: trasgressività facile, edonismo standardizzato, ribellismo giovanile (con l’occhio al marketing), tutto condito da piccole dosi di "impegno" per le "buone cause" politicamente corrette: la lotta all’Aids, all’inquinamento, per i diritti dei gay.



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