Roma. Le visite europee del re di Giordania, Abdallah II, in Francia e in Italia hanno coinciso con un fortunato periodo per la sorte di alcuni degli ostaggi in Iraq. “Spero e prego di poter avere buone notizie. Sarebbe meraviglioso”, aveva detto il sovrano hashemita al Corriere della Sera il giorno prima del suo arrivo a Roma e poche ore prima della liberazione delle due volontarie e dei due iracheni. E con Abdallah la buona notizia è arrivata, seguita poco dopo da informazioni sulla sorte dei due giornalisti francesi sequestrati il 20 agosto, Christian Chesnot e Georges Malbrunot, che secondo alcune voci potrebbero essere rilasciati entro la fine della settimana.
Il presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, e il premier, Silvio Berlusconi, hanno entrambi ringraziato re Abdallah per il ruolo di primo piano svolto dalla Giordania nell’epilogo positivo del sequestro delle due ragazze. I servizi segreti giordani, il General Intelligence Department, che sotto la guida del generale Saad Kheir avevano sventato mesi fa un “mega-attacco” terroristico che secondo le autorità giordane avrebbe potuto causare migliaia di morti, hanno lavorato in stretta collaborazione con il nostro Sismi e sapevano già da lunedì pomeriggio che le ragazze erano vive e in buone condizioni. Il premier ha inoltre dichiarato che tutti i paesi che circondano l’Iraq hanno messo a disposizione i propri servizi segreti per ottenere la liberazione delle due Simone. Berlusconi, che ieri ha incontrato anche il vice primo ministro d’Israele, Ehud Olmert, durante la visita di re Abdallah a Roma non ha parlato soltanto d’Iraq, ma anche della critica situazione del conflitto israelo-palestinese. Il sovrano giordano, che mettendo a disposizione il suo mukhabarat ha svolto un ruolo particolarissimo nella risoluzione del sequestro, ha chiesto all’Italia di collaborare e di fare pressioni perché l’Unione europea assuma una posizione forte nei confronti della questione israelo-palestinese e si adoperi affinché siano ripresi immediatamente i negoziati sulla via di un processo di pace, nel quadro di una road map cui il sovrano sembra ancora credere, anche se i vicini egiziani e siriani sono ormai coinvolti, o sono in via di coinvolgimento, nel piano di ritiro unilaterale israeliano dalla Striscia di Gaza. Accanto alle questioni mediorientali, re Abdallah, secondo quanto scrive il Jordan Times, ha parlato di business e d’opportunità per gli affari italiani in Giordania. Gli investimenti italiani nel regno, negli ultimi anni, ammontano a 16,5 milioni di dollari.
Non si è trattata dell’unica collaborazione italiana con servizi segreti mediorientali delle ultime settimane. Infatti il Sismi ha bloccato recentemente l’azione di una cellula fondamentalista salafita che stava preparando un mega attentato all’ambasciata italiana di Beirut. L’operazione è stata condotta in collaborazione con i servizi d’intelligence libanesi e siriani, e ha portato all’arresto del capo del gruppo, che sembra essere legato ad al Qaida, Ahmad Miqati, successivamente morto in carcere, a detta delle autorità libanesi d’infarto. La Siria ha messo a disposizione il suo potentissimo mukhabarat per l’operazione libanese, dimostrando così di essere intenzionata a migliorare i rapporti (e la sua fama) nella comunità internazionale. Gli Stati Uniti accusano Damasco di non essere abbastanza attiva nella guerra al terrore e di non fare nulla per evitare che attraverso i suoi confini jihadisti s’infiltrino in Iraq. Per questo, da mesi, Washington ha imposto sanzioni economiche alla Siria, e per questo, da mesi, la Siria sta cercando, tra gli amici di Washington, alleati capaci d’intercedere presso l’Amministrazione Bush. Mesi fa Damasco era addirittura passata attraverso Camberra per scongiurare le sanzioni. Gli effetti non erano stati positivi. Il governo di Bashar al Assad, dopo aver perso in parte l’appoggio dell’amica Francia che si è unita a Washington per chiedere in sede Onu il ritiro delle truppe siriane dal Libano, cerca altri appoggi in Europa, mostrando impercettibili segnali di apertura.

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