Guardia di Finanza di Brescia scopre il primo caso europeo di «truffa satellitare»
Un pirata sul satellite di Sky
Ingegnere fiorentino rubava le trasmissioni per la sua tv fantasma
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Un «genio» perché è riuscito a realizzare la prima emittente satellitare pirata europea. Come? Rubando, decodificando e poi demoltiplicando i segnali del satellite «Hotbird 1» gestito dalla parigina «Eutelsat», danneggiando fortemente le pay-tv, in testa Sky, Rai Sat e Rai Sport. Inevitabile, visto che da quella stazione «fantasma» - allestita nel solaio di una storica palazzina di Castelfiorentino - veniva offerto un palinsesto di tutto rispetto, con partite di calcio del Campionato di A e B e della Champions League, oltre a pellicole di ultima uscita. Il «pirata»? È un ingegnere informatico di 49 anni, Mario Sussi, toscano doc di Castelfiorentino; sulle spalle un’esperienza in una televisione romana ed in una cooperativa operante nel settore dell’editoria. È ora indagato a piede libero, accusato di ricettazione e violazione della legge sul diritto d’autore. Ma soprattutto è «accusato» di aver ideato e gestito un giro che sembrava tecnicamente impossibile, perché quel fiorentino è praticamente riuscito - a suon di calcoli matematici costellati da logaritmi - ad aprire una falla nel sofisticato sistema satellitare, senza che praticamente nessuno se ne accorgesse. È stato infatti tradito da quelle smart-card taroccate piazzate sul mercato, indispensabili per accedere alle sue due televisioni «fantasma», ossia «Dataservice» e «Dataservice 2». A chiudere il cerchio è stata la Guardia di finanza di Salò, sulla scorta di una lunga e complessa indagine, ben presto cozzata contro l’incredulità della società francese Eutelsat e del Ministero delle telecomunicazioni italiano. L’inchiesta si è quindi lasciata alle spalle il Bresciano per approdare in Toscana dove, solo attraverso una sofisticata apparecchiatura installata su un elicottero inglese, è stato possibile individuare, con uno scarto di 100-200 metri, la fonte del segnale. L’attenzione degli investigatori si è quindi calamitata attorno a quell’edificio al civico 19 di piazza Antonio Gramsci, nel cuore di Castelfiorentino.Là dove, al primo piano, ha sede pure la sezione dell’Arcicaccia e dei Democratici di sinistra, quest’ultima passaggio obbligato per accedere alla rampa di scale che porta alla stazione clandestina . Sul terrazzo poi è «spuntato» un arsenale di antenne e parabole, con diametro sino a quattro metri. Insomma, secondo l’accusa partiva da quegli apparecchi - valore di almeno 220mila euro - il «furto di trasmissioni satellitari che alimentavano quell’emittente pirata, il primo caso in tutta Europa» a dire del procuratore capo di Brescia, Giancarlo Tarquini, spalleggiato dal pubblico ministero Paolo Savio, che ha coordinato l’inchiesta sin dai primi passi. In realtà passo dopo passo gli inquirenti - forti della preziosa collaborazione tra le Procure di Brescia e Parigi - hanno scoperto che la forte perdita di segnale registrata in Turchia era da attribuire all’attività della tv fantasma fiorentina che «succhiava» le immagini per poi inserire l’audio italiano e rispedirle al satellite per la diffusione agli abbonati. Facile quindi credere che quel quarantanovenne avesse allestito pure una fitta rete commerciale, attraverso smart-card vendute un po’ in tutta Italia, ma per lo più in Toscana e Lazio. Ma con l’operazione «Cielito lindo» le Fiamme gialle hanno spento quell’emittente, che, secondo Eutelsat - società che gestisce a livello mondiale telecomunicazioni satellitari - ha causato un danno di almeno due milioni di euro.
http://www.giornaledibrescia.it/gior...RONACA/T1.html


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, ho visto la foto di quel condomini sul terrazzo c'è una autentica foresta d'antenne satellitari, altro che CB 

Quando sia arrivato nella villa di Arcore, nessuno esattamente lo sa. Chi dice nel 1974, chi nel 1975. E anche la data e le modalità del suo allontanamento restano un mistero. Ma una cosa è certa: per alcuni anni un boss di prima grandezza della mafia siciliana, Vittorio Mangano, ha soggiornato nella villa di Silvio Berlusconi, con moglie e due figlioletti, ufficialmente per svolgervi le mansioni di «fattore» o di «stalliere». Grazie alla raccomandazione di un conterraneo e amico di vecchia data: Marcello Dell'Utri.
