di quello che scrivi?


di quello che scrivi?


chiedilo al consigliere g. al prossimo cn...
ne avrai la dimostrazione...


che anche Ugo La Malfa che si incazzava con membri della dn e del cn, miserabbile era una espressione sua, spesso rivolta agli amici era uno stalinista. Al limite, in base a questa testimonianza puoi dire che Nucara è un maleducato. O pensi che Stalin facesse delle lavate di capo ai suoi contradditori politici?


fai un po' come ti pare...


Questo confonde il PADRE con i padrini del figlio ... d'altra parte allora era impegnato a leggere Trotsky!!!Originally posted by calvin
che anche Ugo La Malfa che si incazzava ....


Pri: Roma e Ravenna ai ferri corti
Ravenna - L’unica nota positiva, sottolineano gli esponenti ravennati della corrente Riscossa repubblicana, “è che la minoranza interna ha votato compatta”. A parte questo, la riunione del consiglio nazionale - che si è svolta ieri e l’altro ieri nella capitale - ha scavato l’ennesimo solco nel Pri.In particolare Roma (dove il partito è schierato con il centrodestra), e Ravenna (dove l’Edera governa con il centrosinistra) sono di nuovo ai ferri corti.Tanto che il presidente del partito Giorgio La Malfa ha avuto parole dure nei confronti della federazione ravennate, “rea” di avere “lasciato solo” il vicesindaco Giannantonio Mingozzi e attuale portavoce provinciale, durante la sfortunata avventura alle europee del partito della Ragione e della Bellezza. Non solo. Sempre La Malfa è stato autore di una sorta di “aut aut” nei confronti della minoranza interna. In estrema sintesi: chi non è d’accordo esca dal partito.La riunione dell’organismo nazionale aveva all’ordine del giorno le dimissioni dei vertici nazionali del Pri. Dimissioni chieste a gran voce dalla corrente di minoranza interna alla luce dell’ultima delusione elettorale: neanche un seggio in parlamento per la lista Pri - Liberal Sgarbi. In questa direzione andava il documento approvato dall’esecutivo provinciale ravennate nel quale si chiedeva anche l’uscita del Pri dalla Casa delle Libertà e quindi dal governo oltre al congresso nazionale straordinario. Una linea fatta propria anche dalla direzione regionale del Pri dell’Emilia Romagna. Alla fine la richiesta delle dimissioni di Nucara e La Malfa è stata, respinta insieme il resto. Il tutto sottolinea il capogruppo del Pri in consiglio provinciale Mauro Mazzotti “dopo un dibattito molto movimentato”. Un elegante giro di parole per dire che la “due giorni” ha vissuto momenti di alta tensione. “Sulle dimissioni dei vertici nazionali e sul cambio di linea abbiamo intenzione di tirare dritto”, prosegue Mazzotti che, se da un lato, sottolinea la compattezza della componente minoritaria dall’altro, annota “l’assenza di realtà regionali, come la Puglia, molto attente al tema dell’organizzazione del partito”. E quello di un riconoscimento “istituzionalizzato” delle varie anime del Pri sembra essere l’unica strada per uscire dall’impasse. Lo è, ad esempio, per Giannantonio Mingozzi che ha partecipato ad una sola giornata di dibattito prima di partire in “missione istituzionale” alla volta di Speyer. “La situazione - ammette - è estremamente delicata. Occorre tenere conto delle diverse posizioni del partito e dargli una forma più autonoma sulla base di responsabilità che ciascuna federazione si assume. La mia candidatura alle Europee aveva questo significato. Poi - aggiunge a proposito della critica mossa da La Malfa alla federazione ravennate - qualcuno ha lavorato sul serio, qualcun altro era scettico, ma questa è acqua passata”. Dal canto suo l’assessore provinciale Eugenio Fusignani punta il dito contro “l’attacco frontale nei confronti della federazione di Ravenna” e parla di “vera e propria caduta di stile” da parte del presidente nazionale del partito, nonchè di “atteggiamento indegno della tradizione repubblicana e soprattutto sbagliato nei toni e nei contenuti politici, visto che per le Europee il Pri di Ravenna ha speso la sua figura istituzionale a livello più alto”. Non solo. Fusignani lancia l’ allarme su quello che sembra essere l’orientamento dei vertici nazionali: “distruggere il partito dove esiste. Trovo che questo - dice - sia un disegno stupido”.Il problema esiste, non si nasconde Paolo Gambi . “Il Pri nazionale è fermo su una linea che è uscita sconfitta da parte degli stessi elettori repubblicani e questo allontana il partito nazionale dalla Romagna”.Visto i chiari di luna, il dibattito nell’Edera sembra destinato a non andare in vacanza. Anzi. “Bisogna ricominciare a discutere, a partire dalla sezioni”, è l’appello di Fusignani.
ro. em.


La Consociazione forlivese ricorda Giovanni Spadolini
FORLI’ - Ricorre oggi il decennale della morte di Giovanni Spadolini: la locale consociazione del Pri vuole ricordare con affetto questo uomo politico nazionale, punta di spicco del laicismo italiano, eppur sempre presente a tanti eventi in Romagna.Una personalità non solo politica, ma anche culturale nel panorama italiano: già professore di storia contemporanea, fu direttore di due quotidiani nazionali, senatore della Repubblica fin dal 1972, Ministro dei beni culturali dal ’74 al ’76, segretario del Pri dal ’79, presidente del Consiglio nel periodo ’81-’82, Ministro della difesa ed infine presidente del Senato. “Fu uomo di cultura a servizio della politica, dotato di stile, capacità di mediazione con una profonda conoscenza dei meccanismi politici italiani - ricorda in una nota la consociazione - fu comunque una personalità alta, dotata di profondo senso delle istituzioni, di saggezza ed onestà intellettuale, rappresentante della ‘politica seria e pulita’ cui i repubblicani forlivesi si onorano di voler appartenere”.


Chieste le dimissioni di Nucara
LUGO - ”Un contratto firmato in sfregio ad ogni regola di democrazia interna”: così la consociazione del Pri di Lugo definisce l’accordo sottoscritto dal Segretario nazionale Nucara e l'Onorevole Vittorio Sgarbi. Il contratto, con cui si vincola il simbolo dell’Edera a quello dei Liberali di Sgarbi sia alle prossime elezioni regionali del 2005, che alle politiche del 2006, precluderebbe infatti la possibilità per il Pri di presentarsi sotto lo stemma.L’accordo è stato al centro della seduta della direzione del Pri di Lugo, tenutasi i giorni scorsi ad Alfonsine. In tale occasione, è stato fatto, inoltre, il punto della situazione dopo le elezioni europee ed amministrative dello scorso giugno.Dopo avere valutato negativamenteil risultato ottenuto dalla lista Pri-liberal Sgarbi, alleanza che peraltro la Consociazione non aveva accolto con favore, è stata espressa soddisfazione per le elezioni amministrative, in particolare per i comuni di Alfonsine, Fusignano e Cotignola, “pur restando forte il rammarico per avere mancato, per una manciata di voti, la rappresentanza consiliare sia a Lugo che a Bagnacavallo”.L’accordo di Sgarbi è stato poi criticato per “essere stato non solo sottoscritto all'insaputa degli organi di Partito ma anche celato al Consiglio Nazionale dell'aprile 2004, senza dunque che i membri del Pri avessero potuto esprimere il loro parere in merito, parere che sarebbe stato qui in Romagna senza dubbio negativo”.“L'atteggiamento di ostinazione - prosegue il Pri di Lugo - con cui le sfere nazionali del Partito continuano a ribadire la volontà di permanere all'interno della Casa delle Libertà ha finito per danneggiare gravemente l'immagine del Pri con ricadute negative anche sulle liste comunali. In un momento di grave difficoltà per la coalizione di Centro Destra caratterizzato da un alto livello di litigiosità, ma soprattutto dall'incapacità di dare vita ad una fase di buongoverno capace di varare le riforme necessarie al rilancio del nostro Paese, il PRI è rimasto praticamente l'unico Partito a valutare positivamente le scelte del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi”.Di qui, la richiesta delle dimissioni del Segretario e del Presidente del Pri e la convocazione di un Congresso straordinario.A livello locale, il Pri di Lugo ribadisce inoltre di voler dare continuità alla propria politica locale comprensoriale, caratterizzata da una forte autonomia.
m.v.


Rocca delle Caminate Il Pri difende il castello
PREDAPPIO (Forli'-Cesena) - Sulla destinazione del castello di Rocca delle Caminate, che secondo il sindaco avrebbe dovuto ospitare un’enoteca, arrivano le proteste anche dei Repubblicani. A presentare le proprie “riflessioni” è Maria Concetta Schitinelli, responsabile del settore cultura del Pri di Forlì: “La ristrutturazione del castello di Rocca delle Caminate e il suo definitivo recupero ad uso pubblico devono rappresentare una priorità nei programmi delle amministrazioni pubbliche. Sulle ipotesi di utilizzo, poi, il confronto dovrebbe partire a nostro avviso da tre aspetti fondamentali: la storia dell’edificio, la capacità di farlo diventare un elemento centrale di un sistema culturale e turistico più articolato, il suo ruolo rispetto al territorio romagnolo. Il castello lega il suo nome a personaggi e vicende che hanno caratterizzato un secolo, fra i quali ovviamente Benito Mussolini. Sbagliata e limitativa sarebbe però la decisione di dedicare la struttura solo ad un personaggio, così come altrettanto limitativa appare la scelta di eliminarne del tutto il profilo storico e culturale”.La proposta è di farlo diventare sede di conferenze sul ’900. “Il castello si presenta come sede ideale per parlare del secolo del quale è stato protagonista, il Novecento, e del territorio di cui è simbolo, la Romagna, con i suoi personaggi: da Pascoli a Fellini, da Mussolini a Nenni. Il tutto inserito in un sistema turistico che lo valorizzi”.


RESTO DEL CARLINO
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CORRIERE DI ROMAGNA
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