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  1. #211
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    Predefinito tratto da SESTO POTERE 16 febbraio 2004



    IL FORLIVESE LAURO BIONDI (PRI) LANCIA LA CANDIDATURA DI MARCO PANNELLA SENATORE A VITA

    FORLI' - 15 febbraio 2004 - Andrea Ansalone, membro del Comitato Nazionale Radicali Italiani e
    Coordinatore Radicali Forlì-Cesena, comunica che nel corso dell'assemblea dei Radicali Forlì-Cesena svoltasi ieri nella saletta della Banca di Forlì a Forlì il consigliere comunale del Pri Lauro Biondi ha testimoniato la vicinanza dei Repubblicani alla storia Radicale ed ha anticipato all'assemblea che la direzione nazionale dell'Edera richiederà al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi la nomina dell'europarlamentare radicale Marco Pannella a senatore a vita.

  2. #212
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    Predefinito Re: tratto da SESTO POTERE 16 febbraio 2004

    Originally posted by nuvolarossa
    l'edera richiederà al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi la nomina dell'europarlamentare radicale Marco Pannella a senatore a vita.
    condivido e sottoscrivo...

  3. #213
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    Predefinito avete bevuto parecchio

    tu e biondi questo week, eh?

  4. #214
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    Predefinito

    lui non lo so... io sicuramente tanto, come al solito...

  5. #215
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    Predefinito

    l'articolo è anche sul sito del pri quindi se nuvola rossa vuoi prenderlo da lì mi faresti un favore ho qualche problema col pc.
    Biondi esprime delle posizioni concordate con se stesso ,sono certo che se andasse ad un convegno del ccd proporrebbe forlani senatore a vita, spero proprio che la direzione del PRI non si occupi della candidatura di Marco Pannella avendo ben altro da fare.
    widmer valbonesi

  6. #216
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    Predefinito ecco l'articolo richiesto ... tratto da www.pri.it

    Le scelte politiche del Pri e l'impegno nel partito

    di Widmer Valbonesi
    Segretario Regionale Pri
    Emilia-Romagna

    La Romagna ha celebrato il 7/8/9 febbraio Ugo La Malfa con una grande partecipazione di folla. A Forlì, il giorno 8, si è replicato con altrettanta partecipazione di folla nel celebrare la Repubblica Romana alla presenza del Segretario nazionale on. Francesco Nucara: Questo vuol dire che i dirigenti e il partito romagnolo non sono virtuali e che non si sono annacquati nelle alleanze. Questo vuol dire che esiste un confronto con la segreteria nazionale pur nel dissenso politico e c'è, spero, dialettica coi dirigenti emiliano-romagnoli; insomma, c'è reciproco rispetto fra chi quotidianamente lavora e si impegna per le sorti del partito.

    Abbiamo detto più volte che l'autonomia non consiste nello stare da soli, ma che il PRI doveva lavorare per un progetto pre-politico di terza via sul quale poi sperimentare un'ipotesi di terza forza, perché credo ormai sia sotto gli occhi di tutti che destra e sinistra non sono interpreti della cultura laica, della cultura dell'interesse generale cui si ispirano i repubblicani e le forze vive del Paese.

    Occorre un progetto partendo dall'organizzazione di un grande convegno della cultura laica, aprendo attraverso un dibattito fortissimo nel Paese, la discussione sul sistema elettorale.

    E' stato detto che il matrimonio con il centrodestra non è indissolubile, che sulla politica estera Berlusconi è stato più filo-americano di tutti gli altri governi: questo è vero, ma non su di una politica esaltante, visto che è messa in discussione anche negli USA e in Inghilterra.

    A me non interessa sentirmi dire che la sinistra è politicamente immatura sulla politica estera; lo so benissimo, e non mi risulta che ci sia mai stato uno sfilacciamento dei repubblicani emiliano-romagnoli su questo. E' invece strumentale fare di questo una ragione di polemica politica con noi che eravamo invece per andare alla terza via, contro la destra e la sinistra.

    Non si possono cambiare le carte in tavola: a Bari e a Fiuggi le alternative su cui hanno votato i repubblicani italiani sono state l'alleanza col centro destra o la terza via e l'autonomia.

    Adesso si dice: "su molte cose c'è dissenso e alla fine della legislatura ne trarremo il bilancio: se sarà negativo, non ci siamo sposati indissolubilmente con la destra".

    Poi, si aggiunge , avendo sperimentato nel 1994 la terza posizione, nel 1996 il centrosinistra e nel 2001 il centrodestra abbiamo il quadro esatto della situazione di questo sistema maggioritario e, siccome non ci va bene, siamo pronti a fare una battaglia di testimonianza.

    Perché non si poteva fare nel 2001? Si dice: "così abbiamo salvato il partito perché non avremmo preso deputati". Il partito nel 1994 non elesse deputati.

    Ma nel 2001 sapevamo che sarebbe andata così, e una classe politica si giudica per la sua lungimiranza, non per la sua capacità di cambiare opinione; e questo vale anche in periferia, dove non si può prescindere dai programmi e dalle classi dirigenti con cui si deve competere o allearsi.

    Quando in una realtà ci sono condizioni politiche e programmatiche per allearsi, occorre legittimare la classe dirigente locale nella reciproca collaborazione, non lanciare anatemi delegittimanti.

    Certo, la Romagna è ancora la riserva della tradizione repubblicana, ma la sua classe dirigente non è disposta a farsi dirigere da chi non la rispetta o la disistima,ed è bene che ci si abitui all'idea che cambiali in bianco per disporre della riserva non si danno a nessuno.

    Occorrono argomenti di politica reale per convincerci e il bilancio non è dei più esaltanti; se qualcuno viene da noi per seguire un percorso concordato e ci rispetta, il bilancio lo facciamo sereni e il futuro lo costruiamo insieme, ma se qualcuno viene da noi a dire che non abbiamo capito, ci venga a portare le ragioni di un bilancio positivo e non i rancori personali; e se questo non è possibile, occorre più rispetto anche per chi dissentiva e dissente.

    Lo spazio dell'autonomia e della terza via lo giocheremo insieme alle elezioni europee, se insieme avremo goduto del reciproco rispetto. In un partito conta chi pensa, e non sempre ci indovina, come chi si confronta, perché comunque rappresenta uno stimolo; e chi lavora, tutti i repubblicani meritano rispetto e non richieste di fedeltà.

    La fedeltà è data al partito e ai suoi ideali e quando nel 2001 dissi a tutti i repubblicani italiani che non si riconoscevano nella scelta di Bari "cercate l'edera anche dove non c'è", non l'ho fatto perché politicamente mi fossi ricreduto, ma perché il senso di responsabilità verso l'interesse generale del partito, mi portava a legittimare un gruppo dirigente che non la pensava come me, perché il rischio era che un'altra parte del partito se ne andasse .

    Se si vuole un confronto serio, siamo pronti a farlo e siamo certi che il segretario ha capito esattamente che possiamo lavorare insieme anche su posizioni diverse; sicuramente possiamo lavorare insieme, aldilà delle collocazioni, sulla politica estera, sull'Europa e sul filoatlantismo, sui diritti civili, sulla scuola e sulla ricerca scientifica, sulla giustizia e sull'informazione, sulla legge elettorale e sulla politica economica che sicuramente vorremmo diversa da quella che ci hanno propinato, e io dico che si può lavorare insieme anche su di un progetto strategico di riunificazione di tutti i repubblicani sotto un'unica casa, il PRI, se sapremo ripristinare il metodo e le regole della dialettica e del rispetto che si deve anche a chi non la pensa come noi.

    Solo coloro che hanno o stanno arrecando danno al partito vanno respinti, gli altri devono trovare un progetto che li possa mettere nella condizione di aderire, e questo progetto noi lo abbiamo detto a Bari e a Fiuggi è la prospettiva di terza via europea e mondiale, diversa da quella popolare e socialista, la via repubblicana,laica e democratica.

    Ma la terza via non la si costruisce dall'oggi al domani, occorre organizzare convegni, studiare proposte, mettere insieme uomini; l'importante è che i contenuti dell'Altra Italia e della terza via siano portati nel dibattito politico ovunque si sia collocati a livello nazionale o locale. Solo così si mantengono uniti tutti i repubblicani e si fa crescere un progetto politico.

    Widmer Valbonesi

    Segretario Regionale Pri
    Emilia-Romagna

  7. #217
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    Talking fregato...

    stavolta t'ho battuto sul tempo.

    e poi l'auspicavo io di inserirlo o no?

    un abbraccio
    mcandry

  8. #218
    Araldo
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    Predefinito

    Originally posted by valbonesi widme

    Biondi esprime delle posizioni concordate con se stesso
    se lo vedi digli che lo cerca un certo Caligola: ha una sponsorizzazione interessante da proporgli!

  9. #219
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    Predefinito Re: fregato...

    Originally posted by mcandry
    stavolta t'ho battuto sul tempo.

    e poi l'auspicavo io di inserirlo o no?

    un abbraccio
    mcandry


    grazie mille mcandry
    ... devo dire che questo intervento di Widmer Valbonesi (sopra nella foto) e' di alto livello ...e mi sento di condividerlo appieno.
    ... la letteratura e' piena di esempi che danno un senso filosofico a tanti atti dell'umana esistenza ... prendiamo esempio dall'inutile lotta donchisciottesca contro i mulini a vento .. per dare autonomia, consenso ed agibilita' a chi in periferia lavora sodo per il Partito allo scopo di mantenerne la tradizione e la capacita' di rappresentanza ideale.

    ps: l'articolo e' uscito oggi anche su SESTO POTERE.

  10. #220
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    Predefinito tratto da SESTO POTERE 17 febbraio 2004

    WIDMER VALBONESI (PRI) SULLA REGIONE ROMAGNA

    FORLI' - 16 febbraio 2004 - Riceviamo e pubblichiamo un comunicato di Widmer Valbonesi, segretario regionale del Pri Emilia-Romagna, dedicato al tema della Romagna regione. "In questi giorni - dice Valbonesi - prima l’on.Servadei , poi l’ex missino Giunchi e infine un certo Paolo Gambi portavoce del Mar hanno cercato di squalificare la classe dirigente del PRI perché accusata di tradimento della tradizione repubblicana in materia di regionalismo romagnolo. Come stanno in realtà i fatti? Il PRI ,tranne in alcuni suoi esponenti tra i quali Spallicci non è mai stato per la regione Romagna Non esiste documento ufficiale nel quale il PRI si sia espresso in tal senso. Nell’ottica dello Stato Federale l’on. Spallicci alla Costituente presentò un emendamento sulla Regione Romagna, ma lo ritirò il 29 ottobre del 1947 con queste parole ”rinunzio a quell’emendamento che avevo presentato per la mia Regione romagnola che volevo creare autonoma, divisa dal resto dell’Emilia” aggiunse poi che si affidava all’emendamento Mortati, quello che dava la possibilità entro 5 anni con legge costituzionale di modificare le circoscrizioni regionali. Tornando sull’argomento sul Pensiero Romagnolo n.12 del 1959 egli dice: ”la regione romagnola... non ebbe seguito per lo scarso interessamento dei romagnoli stessi”.
    Problema che non interessa le masse diceva la sinistra ed eredità centralistica nei monarchici, liberali e molti DC- conclude Spallicci".
    "Questa è la realtà - dice Valbonesi -. Ma è bene che i romagnoli sappiano anche a chi si riferiva Spallicci con quel “problema che non interessa le masse” ad esempio il partito socialista forlivese ,di cui l’on.Servadei era segretario dell’Unione Municipale e membro della segreteria provinciale, nell’ottobre del 1946 fece un convegno romagnolo sul tema dell’autonomia della Regione romagnola e come si legge sul Risveglio organo ufficiale del PSI la conclusione fu :”contraria alla regione Romagna”.Ma non solo, dice il documento finale:”il convegno socialista romagnolo a Castrocaro il 13 ottobre 1946 afferma l’opportunità che venga creata la Regione Emiliana comprensiva di tutto il territorio“. Quindi non solo contro la regione Romagna, ma addirittura per la Regione Emilia come quel sen.Corbino liberale,che aveva già fatto passare la regione Emilia, alla Costituente e fu solo grazie al prestigio del sen.Macrelli , repubblicano che si riuscì ad introdurre quel trattino tra Emilia e Romagna che dava pari dignità al territorio romagnolo nell’ambito della regione Emilia-Romagna".
    "La motivazione di quella presa di posizione dei socialisti romagnoli - dice Valbonesi - è spiegata nel Risveglio del 24 ottobre del 1946 “Ciò in particolare riferimento all’interdipendenza produttiva,culturale, dei trasporti, dei mercati, ecc.che lega la Romagna alla restante Emilia.Ciò inoltre, in funzione dell’antifrazionismo ed anticampanilismo che anima il partito socialista in strenua lotta contro la borghesia ed il capitalismo e che gli impediscono di presentare ai lavoratori, sofferenti ed angustiati, problemi del tutto secondari delle loro angustie e sofferenze”. Ecco a chi si riferiva Spallicci , al partito socialista di cui Servadei era un dirigente di primo livello anche allora. Nel Risveglio del 12/1/1947 appare, a firma di Libero Fabbri, un articolo che riporta la discussione in consiglio comunale sul problema della regione Romagna che diede come risultato un ordine del giorno favorevole alla integrità della regione emiliano romagnola come essa era configurata. Il documento passò quasi all’unanimità con due voti contrari e il commento fu:”il voto riveste particolare importanza in quanto viene dopo che la sottocommissione della Costituente ha approvato una assurda proposta in due parti dell’ Emilia quella nord comprendente Modena, Reggio Parma e Piacenza e quella sud le restanti provincie Bologna , Ravenna, Ferrara , e Forlì”.
    Quindi anche qui si conferma che la battaglia per la Regione Romagna era giudicata “assurda”. Il sen. Spallicci se ne va dal partito repubblicano nel 1964 e aderisce all’Alleanza repubblicana autonoma collegata a fede e Avvenire di Pacciardi non lo fa perché i repubblicani del Pri hanno tradito gli ideali mazziniani e garibaldini come sostiene Servadei, ma perché il PRI di Ugo La Malfa vuole i socialisti al governo, quindi, anche contro Servadei ,che nel frattempo era diventato il parlamentare socialista di Forlì".
    "L’altra accusa - aggiunge Widmer Valbonesi - è che la tradizione repubblicana è sempre stata anticomunista il che è vero. Quando il comunismo era un pericolo vero ed i comunisti italiani erano ,filosovietici, c’era chi li combatteva su posizioni filoamericane ed atlantiche come il PRI e c’era chi come il “compagno” Servadei stava con loro nel fronte popolare e interveniva così in uno dei tanti comizi , da un resoconto sul Risveglio 30 luglio 1947,” passando a parlare della situazione politica internazionale l’oratore Servadei mette in evidenza il carattere capitalistico e monopolistico dell’azione degli USA la cui precisa azione è quella di formare blocchi opposti nell’intento di isolare l’Unione sovietica.Ed è appunto dall’America che parte l’azione intesa ad ostacolare la realizzazione di quelle mete a cui aspirano i partiti di sinistra”. Quando era decisiva la possibilità di creare la regione Romagna,cioè nei 5 anni successivi la Costituente, l’on. Servadei e il partito socialista in cui lui militava era per l’Emilia, nel periodo in cui il comunismo e l’Unione Sovietica erano una vera minaccia per il nostro Paese lui era con i comunisti nel fronte popolare e contro il patto Atlantico e vuole rinfacciare ai repubblicani di non essere coerenti? L’on. Servadei scopre l’autonomia romagnola quando, dopo 5 legislature in Parlamento, è l’unico caso di personalità politica di un certo rilievo che sia andato in Regione, e non viene più riconfermato.
    Il portavoce del MAR Paolo Gambi , chieda all’onorevole Servadei , ragione di queste cose invece di insultare il gruppo dirigente repubblicano che ha il merito storico di avere dato pari dignità alla Romagna con il citato emendamento del sen. Macrelli e che coltiva la cultura romagnola di Spallicci ricordandolo non certo solo per l’autonomia romagnola che fu una piccolissima parte del suo grande impegno letterario e politico , come ricordò il prof.Balzani nella celebrazione del trentennale della morte tenuta dal PRI".
    "Sul referendum - ricorda Valbonesi - noi siamo per il referendum previsto dall’art.132 della Costituzione, non per le norme transitorie dopo 50 di Repubblica , per consentire un’operazione politica della destra sulla testa dei romagnoli, senza un progetto, con i campanilismi, con nessuna quantificazione finanziaria sui costi".
    "Tredici anni fa - conclude Valbonesi - alla fine di un dibattito con l’on. Servadei mettevo in guardia dall’agitare strumentalmente il problema della regione Romagna inculcando una specie di fobia nei confronti degli emiliani, perché in questo modo non si contribuiva al superamento dei campanilismi e all’affermazione di una cultura di integrazione ma si vanificava una cultura regionalista. Oggi i semi dell’odio vengono sparsi a piene mani, si parla di superiorità della razza contadina romagnola contro i mostri bolognesi delle torri regionali, anche se eletti dal popolo, si dice che bisogna cambiare i vertici di tutti i partiti,si citano l’Irlanda del nord e il Galles, si insultano i repubblicani e si incita all’anticomunismo. Noi abbiamo conosciuto un altro periodo nel quale si dicevano queste cose e venne il fascismo ,ci bruciò le sedi , voleva cambiare e scegliere i dirigenti repubblicani, era sprezzante della vita democratica ed aggirava la Costituzione . Se questo clima, non si ferma in tempo e si lascia che un ragazzetto che racconta favole, sputi sentenze credendo forse di intimidire noi che veniamo dalla tradizione di chi ha lottato contro i totalitarismi di destra e di sinistra , il rischio è che si divida la Romagna e l’Emilia ideologicamente, per una battaglia politica, ma che a perdere veramente sia l’ interesse generale e l’interesse dei romagnoli".

 

 
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