Propongo ai forumisti di segnalare nuove o vecchie uscite librarie che abbiano attinenza coi temi da noi qui trattati segnalando anche dove sia possibile come reperire i testi


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Studi Manichei e Catari
Déodat Roché
CambiaMenti
Argomento: Storia e problema sociale
Descrizione: Déodat Roché (1877-1978), luminosa figura di pensatore e grande erudito nel campo della storia delle religioni, discipline da lui coltivate con ardore lungo il percorso di una vita che giunse ad abbracciare un intero secolo, nacque ad Arques, piccolo paese pirenaico delle Hautes Corbières, in quel Mezzogiorno della Francia che vide lo svolgersi dei tragici avvenimenti della Crociata contro gli Albigesi, che travolse la civiltà occitanica nel XIII° secolo.
In questi Studi manichei e catari – che, per la prima volta tradotti, vengono presentati al lettore italiano – egli riunì in una serie di saggi, scritti in uno stile austero e asciutto, il risultato di ricerche e di riflessioni durate decenni. Questa sua opera offre allo studioso una vasta messe di conoscenze che possono rivelarsi feconde non solo sul piano storico e filosofico, ma anche su quello della ricerca spirituale, orientandolo verso esperienze interiori decisive, capaci di risolvere gli enigmi tragici nei quali è immerso l’uomo attuale, il quale potrà superare ogni difficile prova con il coraggio interiore e con la forza folgorante di un risorto Pensiero Vivente.
INDICE
Introduzione
Bibliografia essenziale
Avvertenza
Prefazione dell’Autore
I. Introduzione: Iniziazione spirituale dei cristiani catari
II. I documenti catari; l’origine manichea e le due principali Scuole del catarismo
III. Sant’Agostino e i manichei del suo tempo
IV. La Pistis-Sophia. Fede e Saggezza. Insegnamento del Cristo Risorto
La gnosi della Pistis-Sofia: prima parte
La gnosi della Pistis-Sofia: seconda parte
V. I catari e l’amore spirituale
Testi manichei e catari
VI. La dottrina dei catari sul problema del male e sulla Redenzione
VII. Il Graal pirenaico: Catari e templari
VIII. Conclusione: I catari e i platonici della Scuola di Chartres
Appendici
I Gnostici e manichei
II Origine manichea del catarismo. I documenti
III Origine manichea del catarismo. La storia
Note
Cronologia
Glossario
2002 pagg. 423
Prezzo 25 €
(423 pag. + XLVI di Introduzione)
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Pistis Sophia
A cura di Luigi Moraldi
Pur non appartenendo alla cosiddetta Biblioteca di Nag Hammadi, vastissimo e celeberrimo corpus di manoscritti trovati nel 1945, Pistis Sophia è uno dei testi fondamentali del pensiero gnostico. Anch’essa di area egizia, scritta nel II secolo, l’opera dispiega infatti un sistema cosmogonico e cosmologico che ha pochi eguali per forza visionaria e complessità teologica. All’apice di questo universo vi è un Dio "ineffabile, infinito, inaccessibile" dal quale emana ogni cosa. Sotto di lui si aprono tre regioni intermedie: quella del "tesoro della luce", celato dietro tre porte vegliate da nove custodi; quella "di destra" con sei grandi principi incaricati di estrarre la luce dagli eoni delle regioni sottostanti e ricondurla al "tesoro"; e quella "di mezzo", dove la vergine luce giudica le anime degne di risalita e quelle condannate all’eterno tormento. Ancora più in basso, ecco appunto "il mondo degli eoni", il nostro mondo dove si consuma il drammatico scontro tra la materia e la luce, a sua volta comprendente la ragione "di sinistra" (con gli arconti), quella "degli uomini" e il caos.
Episodio centrale e precipitato simbolico di questa dimensione tragica dell’Essere è proprio il destino di Pistis Sophia. Collocata nel penultimo gradino del sistema – nel dodicesimo eone -, Sophia è desiderosa di tornare nella luce del Padre. Ma nella sua ingenuità commette l’errore di confondere tale luce suprema con quella dell’arconte più malvagio, l’Arrogante, e così viene da questi trascinata nel tredicesimo e ultimo eone, il punto infimo dell’universo. Per riscattarsi dovrà seguire, come tutti gli uomini, il Cristo, che solo può risvegliare chi è caduto sotto il potere degli arconti, decisi a far dimenticare a ogni creatura la sua origine divina.
Gesù rispose a Maria: "Interroga su ciò che vuoi. Io ti risponderò apertamente e manifesterò senza parabole; su tutto ciò che interroghi, risponderò con chiarezza e sicurezza. Voglio rendervi perfetti in tutte le forze e in tutte le pienezze, dall’interno degli interni all’esterno degli esterni, dall’ineffabile all’oscurità più densa, affinché siate denominati "le pienezze, perfetti in ogni conoscenza".
Curata da uno dei più autorevoli studiosi dello gnosticismo, Luigi Moraldi – cui si devono anche I Vangeli gnostici (Adelphi, 1984), e Le Apocalissi gnostiche (Adelphi, 1987) -, questa edizione è fra l’altro arricchita da un saggio di Renato Jacumin che illustra l’influsso esercitato dalla Gnosi, e in particolare da Pistis Sophia, sui mosaici dell’Aula Nord della Basilica di Aquileia.
In copertina: Uccelli circondati da piante della vita. Particolare del mosaico pavimentale della Basilica di Aquileia (Aula Nord, terza campata


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Dati bibliografici
Edizioni San Paolo
Cinisello Balsamo (MI) 2003, 1 ed.
672 pagine
ril./sovraccopertina
ISBN 88-215-4908-9
Collana: Religione / Storia della Chiesa / Personaggi: Un viaggio nella storia con curiosità ed interesse. I volumi della collana raccontano della vita dei cristiani, delle loro realizzazioni, delle loro dispute, delle loro debolezze. L'intento non è il rigore critico ma la conoscenza nella simpatia.
Euro 32,00
http://www.edizionisanpaolo.it/sched...UCompleto=26G5
Vacanze catare
Di Franco Cardini
tratto da Avvenire di sabato 19 luglio 2003
Un ponderoso studio di Michel Roquebert rilegge i luoghi e i temi dell'eresia, nata tra Linguadoca e Pirenei, a lungo contrastata dalla Chiesa
L'estate è il momento adatto per visitare quell'angolo del Midi francese, stretto fra Linguadoca e Pirenei, il Dipartimento dell'Ariège: tutta quell'area che, a Occidente di Avignone, si apre agli occhi del turista con le sue belle città - Bezièrs, Albi, Carcassonne -, i suoi splendidi vini, il suo paesaggio incantevole. E quello che ormai, da alcuni decenni, astuti animatori turistici e sognatori in vena di avventure esoteriche hanno battezzato "Le pays cathare". Esiste qui anche un rigoglioso movimento "neocataro", a metà fra rivendicazioni nazionalistiche e linguistiche occitane e riscoperta religiosa. Francamente, a guardarlo con occhi spassionati, è un po' un miscuglio kitsch dove entra un po' di tutto: le splendide grotte preistoriche con gli impressionanti fiumi sotterranei, gli antichi druidi, i catari e i templari protettori e custodi del Santo Graal, l'ombra inquietante del sacerdote Saunière, l'esoterista di Rennes-le-Chateau.
Naturalmente, ci sono anche memorie molto serie. Come quella di René Nelli, un po' mistico patriarca un po' serio studioso del movimento cataro. Ma la maggior parte della gente che viene qui e che non è affascinata dal foie gras o dal vino, preferisce rintracciare semmai le orme di quel curioso erudito nazista, in realtà un romantico attardato, che fu Otto Rahn: il quale era convinto di trovare nella rocca di Montségur la chiave per svelare una volta per tutte il mistero del Graal: naturalmente secondo le linee già suggerite dal grande Richard Wagner. Come si vede, una gran bella insalata mista.
Ma chi oggi volesse visitare quell'affascinante angolo della Francia meridionale provvisto di qualche cognizione storica in più, non dovrebbe trascurare di portar con sé e possibilmente di leggere il corposo saggio che Michel Requebert ha dedicato ai catari. Roquebert è oggi forse il più illustre e competente studioso della vicenda. Gli dobbiamo una monumentale storia del movimento ereticale, che va sotto il titolo di Epopée cathare, edito in cinque volumi tra 1970 e 1998. La sua grande fatica gli è valsa il Premio Storia dell'Accadémie française. In seguito, Roquebert è tornato sull'argomento con una monografia dedicata a La religion cathare.
Il nuovo libro di Michel Roquebert si può considerare una sorta di sintesi della sua grande storia del mondo cataro. L'opera è divisa in tre parti, delle quali la prima traccia un quadro limpido ed esauriente del catarismo, sottolineando come non si sia dinnanzi a un'eresia cristiana quanto piuttosto a una vera e propria religione di carattere manicheo, cioè non monoteistico bensì diteistico; la seconda parte affronta il tema della società provenzale e del suo rapporto col crescere dal catarismo fra XI e XII secolo, nonché la narrazione della vera e propria crociata che gli aristocratici della Francia settentrionale, incitati dalla Chiesa romana, condussero contro il Mezzogiorno francese, conquistandolo e razziandolo, ma anche estirpando dalle basi l'eresia; la terza parte si dedica a una analisi di come la repressione inquisitoriale spazzò progressivamente i resti del catarismo attraverso un'azione capillare che durò fino a circa la metà del '300.
Il lavoro di Roquebert si riallaccia naturalmente a una serie infinita di studi ormai classici nella nostra medievistica, primo fra tutti il celebre Montaillou di Emmanuel Le Roi Ladurie; come è noto, la base documentaria su cui questo libro celebre si fonda è costituita dai fascicoli degli interrogatori dell'inquisitore Jacques Fournier, noto poi per essere diventato papa Clemente VI.
La particolare originalità del volume di Roquebert, paragonato ai moltissimi altri studi sul catarismo e sulla cosiddetta Crociata degli albigesi, sta nell'aver delineato con molta precisione e con grande sensibilità il rapporto fra la struttura geografica e sociale del Meridione francese da una parte, la diffusione dell'eresia dall'altra. Si hanno, leggendo questo libro, informazioni importanti, molte delle quali sono forse risolutive, che possono aiutarci a capire quello che forse è il mistero maggiore intorno al mondo cataro. Come cioè una religione fondata su una cosmologia così disperatamente pessimistica abbia potuto attecchire proprio nella regione del nostro Medioevo occidentale dove, appunto in quegli stessi secoli, fioriva rigogliosa la poesia d'amore trovadorica e nelle corti feudali si celebrava la gioia di vivere, la libertà di amare e di essere amati, insomma il massimo dell'edonismo che una società cristiana come quella medievale francese potesse mai aver concepito.


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J. Duvernoy, La Religione dei Catari, Fede, Dottrine, Riti
Ediz. Merditerranee, Roma 2001
di M.G.
Dagli studi più recenti, a detta di Francesco Zambon, docente di
Filologia Romanza a Trieste, sembra emergere "senza possibilità
d'equivoco la natura pienamente cristiana del catarismo" ; l'acuta
indagine di Jean Duvernoy dimostra che i gruppi catari - almeno
prima della persecuzione- non fossero "conventicole o sette segrete, magari legati da trame occulte ai Templari o votate alla custodia del Santo Graal", bensì vivevano alla luce del sole nei grandi centri urbani come Tolosa, Firenze e Milano, pienamente integrati nelle campagne e nella società. Ritrovata una matrice origenista della teologica catara, si sono poi ricondotte al monachesimo basiliano varie forme rituali ed ascetiche. Tra i vari miti interessanti presenti nella predicazione catara segnaliamo quello della caduta delle anime e della loro preesistenza, quello del cavallo, del pellicano nonché la dottrina della metempsicosi.
Difatti ritroviamo una tendenza "naturalista" dei catari che spesso
riguarda anche la particolare concezione degli animali che ebbero : astensione dai prodotti carnei e derivati (uova, latte formaggio) ad eccezione di olio e pesce (che non ha il sangue), proibizioni quindi di uccidere animali nei quali si ritiene possano essersi reincarnati gli spiriti di coloro che debbono salvarsi ; condanna poi di tutto ciò che proviene dalla generazione, ritenuta appunto "opera diabolica". L'astensione dei "perfetti", dei "buoni cristiani" quindi, contro la "ghiottoneria" dei chierici. Un cataro tolosano subì il rogo alla metà del XIII sec. dopo aver risposto
all'inquisitore di "non vedere quale errore avesse commesso il gallo perché dovesse ucciderlo". Ma il rifiuto e la condanna vennero estesi al matrimonio, al potere, alla giustizia penale e civile ; il lavoro invece fu visto come un obbligo per il "perfetto". Anche sui roghi le fonti dicono che i Manichei di Orléans nel 1022 si
ripromettevano di uscire dal fuoco illesi ed i catari di Leon nel
1230 si rallegrarono nell'esser condotti alla morte, conseguendo
così col martirio la certezza della salvezza. La donna poi, sebbene
fosse ritenuta archetipo della "tunica di pelle" ed all'origine
della caduta degli spiriti celesti, sembra aver avuto accesso alla
gerarchia della chiesa catara, ma non fu mai Diacono o Vescovo.
L'indagine condotta sulla spiritualità catara, oltre ad aver
esaminato il complesso patrimonio liturgico e dottrinario, ha
evidenziato l'assenza "di qualsiasi traccia di fervore devozionale"
ed anche di eventuali "tracce esoteriche". L'autore sostiene che "si potrebbe "quasi scambiare il catarismo per un'opzione profana di tipo intellettuale, se non fosse per l'interesse escatologico che a quel tempo è fortemente sentito". L'Archeologia ci parla del celebre Castello di Montségur, ove sembra siano state verificate tracce di culti solari desunti anche dall'architettura, così come dei rifugi sotterranei e di grotte dell'Alto Ariège e di alcune interessanti stele discoidali. Circa le origini di questa importante eresia si individuarono come precursori Mani, Cerinto, Ebion, Marcione, Ario ed altri, ma la soluzione più facile che prevalse fu quella di farli risalire a Mani. Fra le numerose etimologie approfondite per spiegare i vari nomi (Bogomili, Tessitori, Bonshommes, Ariani, Patarini, Albigesi, Bugri e molti altri) è interessante quella che fa derivare Catari non dal greco "puri", bensì da Catus, poiché, si disse (Alano di Lilla), "essi baciano il posteriore di un gatto sotto il cui aspetto compare loro Lucifero". Ketter-Ketzer, in tedesco, altri non sono quindi che la gente del Gatto, i "gattisti" : nel Medioevo il gatto era ritenuta una tipica bestia infernale e per l'autore infatti "si cercherebbe invano nell'intero corpus dell'eresiologia occidentale medievale un solo passo nel quale catari sia inteso come "puri", né un solo passo in cui essi stessi si siano dati questo nome". Alano di Lilla propose però anche altre due etimologie, fra cui cathari ossia casti, in quanto tali si ritengono, e giusti. Il legalismo rigoroso delle osservanze catare tuttavia, una concezione quasi a volte materialistica della purezza religiosa in notevole contrasto con il suo spiritualismo spinto, ha fatto pensare alle religioni semitiche. Nonostante ciò, l'autore sconsiglia accostamenti troppo stretti tra catarismo e giudaismo (Cabala) o con il sufismo ed il manicheismo autentico, seppur è possibile scorgerne in alcuni punti delle affinità ideali. Il presente libro costituisce quindi un'ottima sintesi accessibile ed un'analisi scientifica di quella dottrina eretica diffusa in Europa dall'XI sec. in poi, che il dettagliato lavoro di confronto fra inediti dei grandi registri dell'Inquisizione con fonti slave e bizantine ha permesso di poter circoscrivere e comprendere fin dalle sue origini come "religione vivente e radicata nel tessuto sociale del tempo".
Mario Baudino
Il mito che uccide. Dai Catari al Nazismo: l'avventura di Otto Rahn, l'uomo che cercava il Graal e incontrò Hitler.
Longanesi, Milano, 2004
Nota dell'editore
Tolosa, 1234: un'anziana eretica sul letto di morte è indotta con l'astuzia a confessare la sua fede e, benché già in agonia, viene trasportata fino a un rogo acceso per lei appena fuori le mura della città. Parigi, 1930: alla Closerie des Lilas, alcuni intellettuali fantasticano di misteriosi tesori appartenuti ai catari, che nel XIII secolo furono sterminati da una crociata promossa da papa Innocenzo III. Per il più giovane di loro è un'illuminazione. Decide di andare nel sud della Francia, sulle tracce di quei tesori. Il suo nome è Otto Rahn: fra il '30 e il '32 percorre grotte e castelli alla ricerca di un segreto legato all'eresia catara, da cui trae il materiale per un libro, "La Crociata contro il Graal", che ne segnò il destino. Ancora oggi, seguendo le sue tesi, molti occultisti, esoteristi e 'new agers' sono convinti che i catari custodissero nella loro rocca di Montségur il Sacro Graal, la favolosa coppa cercata dai cavalieri di re Artù.
In questo libro, che ha il passo del romanzo ma dove nulla è inventato, Mario Baudino racconta le storie parallele dell'epopea catara e dell'enigmatica vita di Rahn, prima cantore di quelle antiche vittime e poi alfiere del nazismo esoterico, tanto da arrivare alla più ristretta cerchia di Heinrich Himmler. Egli vide nel Graal il cuore di una nuova 'religione germanica', e soprattutto lasciò intendere che credeva nella sua esistenza non come mito ma come oggetto reale, e che era sul punto di trovarlo. La sua fu la tragedia di uno scrittore che, in nome della sacra reliquia, tentò di sottoscrivere una sorta di patto diabolico e ne fu stritolato, in modo non dissimile da altri intellettuali, tentati dal sogno impossibile di influenzare i grandi totalitarismi europei, se non addirittura di sfruttarli a proprio vantaggio. Quando morì, sulle Alpi austriache nel marzo 1939, in circostanze mai ben chiarite, molti non vollero credere alla sua scomparsa e alimentarono storie alternative di una biografia mitica, intrisa di leggende e misteri.


Grazie per il contributo Mjollnir.
Tra parentesi ho anche acquistato il libro,
diciamo che si fa leggere sebbene non sia privo di superficialità
e della solita retorica "quanto sono diabolici questi nazisti"...
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da http://www.centrostudilaruna.it/otto...oteristi.html:
Il filone letterario che lega il Nazionalsocialismo all'esoterismo è tra i più fortunati degli ultimi tempi. Dai romanzi fantasy agli articoli e ai saggi parastorici e parascientifici che intasano edicole, librerie e special televisivi, l'argomento è di quelli che tirano. Fanno a chi la spara più grossa. Nel caos di Templari, Atlantidi, Agartha tibetane, archeosofie, Graal e massonerie ammassate a casaccio, i poveri nazisti rimangono travolti da un insolito destino. Il sensazionalismo legato alle occulte, torbide, misteriose vicende del Terzo Reich, evidentemente, smuove a fondo l'immaginario di innumerevoli "esperti" d'occasione e di una folla di lettori in cerca di vibrazioni da rotocalco. Così facendo, peraltro, si alza un nefando polverone su un argomento che ha i suoi fondamenti storici, ma che viene letteralmente sepolto da una massa di ciarpame divulgativo, in cui le sciocchezze più comprovate coabitano con spezzoni di verità, e l'invenzione di sana pianta diventa difficile distinguerla dal dato reale e documentato.
Taluni apripista del settore - primo fra tutti il famigerato Il mattino dei maghi di Pauwels e Bergier, risalente agli anni sessanta del secolo scorso - hanno finito col creare un sotto-genere letterario, ponendosi come una vera "opera prima" che è stata fondatrice della sub-cultura nazi-esoterica ad alta diffusione. Alla quale si sono accodati nel tempo anche autori - come il politologo Giorgio Galli - che hanno messo a dura prova la loro buona fama scientifica, con libri come Hitler e il nazismo magico che, oltre alla grande tiratura, onestamente, e dispiace, non ci pare possa vantare molti altri meriti. Su questa scia si sono poi gettati nugoli di "specialisti" del settore, tra i quali brilla per approssimazione, scarsa conoscenza della lingua italiana e superficialità quel Mario Dolcetta che, con il suo fortunato Nazionalsocialismo esoterico, ha composto il più memorabile pastiche sull'argomento.
Nazionalsocialismo ed esoterismo: il terreno è scivoloso, siamo sul confine tra verità storica e fantasia, tra realtà e ciarlataneria … il terreno privilegiato delle mistificazioni giornalistiche, la palude dove la ciurma degli impostori è in agguato. Tuttavia, chiunque sia stato al Wewelsburg - preferibilmente per suo conto, senza la "preparazione" di suggestioni approssimative -, cioè nel fin troppo famoso castello westfalico in cui le SS avevano stabilito uno dei loro maggiori centri di formazione ideologica, anche se digiuno di solide letture è in grado di comprendere per personale verifica che, effettivamente, esistevano ambienti interni a quel partito e a quel regime, in cui l'idea di un contatto tra forze destinali, energie cosmiche superiori e simbolismi iniziatici aveva un reale fondamento. Esisteva veramente una concezione "magica" dell'essere, strettamente connessa con la mistica razziale, che in taluni ambienti, soprattutto legati a Heinrich Himmler e alle SS, aveva la sostanza di una fede religiosa a tutti gli effetti. La stessa mentalità hitleriana, inoltre, così votata al misticismo carismatico e ad una interpretazione della storia legata a eventi e personalità fatali, così intrisa di richiami alle forze provvidenziali, presenta lati in forza dei quali non è sbagliato verificare approcci di tipo "esoterico" nel pur pragmatico Führer. Come scrisse Jean-Michel Angebert, parlando della convinzione di Otto Rahn che il catarismo fosse una rimanenza pagana sotto spoglie cristiane, una concezione di neo-manichesimo pareva ben attagliarsi all'impianto gerarchico dell'ideologia nazionalsocialista: "In effetti, nella cosmologia hitleriana si ritrova la classificazione in tre ordini tipica degli gnostici: i puri, gli iniziati e la massa", secondo i tre ranghi della "casta dei signori", dei membri del partito e del popolo.
L'ultimo nato del minaccioso filone nazi-esoterico è Il mito che uccide. Dai Catari al Nazismo: l'avventura di Otto Rahn, l'uomo che cercava il Graal e incontrò Hitler (Longanesi) di Mario Baudino: ennesima occasione tutto sommato perduta per affrontare in modo almeno un po' scientifico l'argomento, cui, ancora una volta, si preferisce la ruminazione di pettegolezzi e banalità trattati come fonti fededegne. Il taglio, manco a farlo apposta, è fortemente divulgativo, le divagazioni sulla regina Esclarmonda o sulle vicende della crociata albigese la fanno da padrone sull'analisi del personaggio Rahn. La cui personalità e le cui idee avrebbero meritato di essere indagati in modo più approfondito e al di là delle poche conoscenze acquisite. L'assenza di referenti documentali è sconcertante, l'appoggio sui testi noti, come quello di Bernadac sul "mistero" di Rahn, è scontata, come del pari inesorabile nella sua incongruità è la presenza del professor Cardini, evocato come immancabile nume tutelare.
Nondimeno, ci sentiamo di consigliare la lettura del libro. Solo leggendo questo e molto altro è infatti possibile verificare la distanza che corre tra la conformazione storica del Nazionalsocialismo, la sua più profonda cultura ideologica, la sua più intima vocazione di religiosità popolare etnica e differenzialista, quale risultano dai testi dei suoi fondatori, promotori e seguaci, e invece il mare magnum delle elucubrazioni sensazionalistiche, affastellate a basso costo scientifico e a bassissimo spessore intellettuale. Dando vita a continue riedizioni di quel coacervo di misteriosofica confusione che fu tipica dei neo-spiritualisti, teosofi e imbonitori positivisti che intasò la sotto-cultura del tardo Ottocento.
A sommesso parere di chi scrive, l'intera faccenda di un esoterismo nazionalsocialista non è disgiungibile dall'impianto di fondo di quella ideologia, che intendeva restaurare una moderna forma di paganesimo incardinato sulla mistica del sangue, in alternativa tanto ai contro-miti moderni dell'illuminismo e del razionalismo, quanto a quelli sottesi alla religione cristiana e al suo edificio teologico egualitaristico, cosmopolita e universalistico. Crediamo che sia in un contesto simile che debba essere compresa anche la figura di Otto Rahn, un mitografo di impostazione letteraria convinto del nesso tra cultura trovadorica, catarismo e paganità pre-cristiana. Rahn collaborò con Himmler, che ne apprezzava la ricerca di un'atavica religione della luce, e nel 1936 entrò nelle SS e nella Ahnenerbe, il centro nazionalsocialista di ricerca culturale più ideologizzato. La concezione di Rahn di ravvisare nella figura di Parsifal e nel simbolo del Graal i referenti di un paganesimo di cui i Catari sarebbero stati gli ultimi eredi, va collocata nel quadro di uno sforzo culturale a più vasto raggio, inteso a sostituire le proclamazioni del cristianesimo ideologico, all'opera da oltre un millennio, con le fonti primordiali della cultura europea autoctona. Che era legata all'immaginario della stirpe e al suo sentimento tradizionale del potere, della vita comunitaria e della persona umana, secondo le vie ancestrali e del tutto naturali del paganesimo che da sempre comprendono, accanto al normale corso del quotidiano, anche le presenze magiche e misteriche.
Luca Leonello Rimbotti
Nel ginepraio nazi-esoterico
Forniamo di seguito alcuni titoli sull'argomento, ricordando che, a nostro parere, una delle fonti migliori di tutta la questione, paradossalmente, rimane il vecchio libretto dello storico cattolico Mario Bendiscioli Neopaganesimo razzista (Morcelliana, Brescia 1937), in cui si aveva chiaro che il nòcciolo del Nazionalsocialismo era un nuovo tipo di religiosità popolare del sangue: ciò che oggi è richiamato a sensazione come "esoterico", era in realtà un aspetto della più vasta concezione völkisch. Diamo conto solo di alcuni tra quei pochi titoli che, a nostro giudizio, presentano una struttura di ricerca più scientifica e meno romanzata: J.-M. Angebert, Hitler et la Tradition cathare (Laffont, Paris 1971); R.J. Mund, Jörg Lanz von Liebenfels und die neue Templer Orden (Spieth Verlag, Stuttgart 1976); C. Bernadac, Le mystére Otto Rahn. Du catharisme au nazisme (Ed.France-Empire, Paris 1978); R. von Sebottendorff, Prima che Hitler venisse. Storia della Società Thule (Arktos, Torino 1987); R.Alleau, Le origini occulte del nazismo (Mediterranee, Roma 1989); J.Webb, Il sistema occulto (Sugarco, Milano 1989); L.L. Rimbotti, Il mito al potere. Le origini pagane del Nazionalsocialismo (Settimo Sigillo, Roma 1992); N. Goodrick-Clarke, Le radici occulte del nazismo (Sugarco, Carnago 1993); M.H. Kater, Das Ahnenerbe der SS (Oldenbourg Verlag, München 2001); R.Sünner, Schwarze Sonne. Der Mythen in Nationalsozialismus und rechter Esoterik (Herder Verlag, Freiburg i.B. 2001). A questi si può unire il sempre ottimo G.L. Mosse, Le origini culturali del Terzo Reich (Il Saggiatore, Milano 1968). Di Otto Rahn sono disponibili in italiano i suoi due unici libri: Crociata contro il Graal (Barbarossa, Saluzzo 1979) e La Corte di Lucifero (Barbarossa, Saluzzo 1989).
Tratto da Linea del 18.IV.2004.


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Recentemente sono riuscito a procurarmi questo libro in cui dovrebbe essere contenuta la dottrina escatologica ortodossa, tuttavia il libro, per alcuni aspetti, sarebbe stato accusato addirittura di gnosticismo... ed anche per questo ne consiglio la lettura, non solo per conoscere l'escatologia ortodossa che oggettivamente è poco nota nell'occidente cattolico.
2010: