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  1. #1
    Ospite

    Predefinito Sul podio sventola il tricolore e risuona l'inno di Mameli

    Bettini la prima medaglia d'oro




    PRIMO ORO ITALIANO AL CICLISTA BETTINI. Paolo Bettini è il primo italiano a vincere una medaglia d'oro. Il ciclista di Cecina ha vinto con uno sprint finale emozionante la gara di ciclismo su strada. Il corridore azzurro ha battuto in volata il portoghese Sergio Paulinho, al termine di una fuga durata due giri. Il bronzo è andato al belga Axel Merckx.

    BETTINI: "UNA VITTORIA DI SQUADRA". "Troppa rabbia in corpo, non potevo sbagliare". Paolo Bettini commenta la prima medaglia d'oro italiana: "Nel ciclismo tutti snobbano le Olimpiadi. Io sono contento di aver vinto e di essere entrato nella storia". Molto il merito della strategia di squadra: "La squadra è perfetta, eravamo favoriti e tutto ha funzionato alla perfezione". Nel finale splendido un po' di tensione: "Alla fine ho avuto paura" confessa il ciclista toscano.

  2. #2
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    ALDO MONTANO MEDAGLIA D'ORO NELLA SCIABOLA

    Aldo Montano ha vinto la seconda medaglia d'oro per l'Italia. Ha battuto l'ungherese Zsolt Nemcsik in una gara sempre testa a testa, conclusa all'ultima stoccata. Così come il vincitore dell'oro nel ciclismo, Bettini, Montano è livornese.
    Nella finale per il bronzo, l'ucraino Vladislav Tretiak ha battuto il bielorusso Dmitri Lapkes per 15-11.



  3. #3
    Ospite

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    PETRUCCI DEDICA PRIMO ORO A CIAMPI

    Il presidente del Coni, Gianni Petrucci, ha dedicato la prima medaglia d'oro vinta dall'Italia al presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, che ieri era ad Atene per seguire la cerimonia di apertura dei giochi ed è stato molto vicino agli atleti azzurri.

  4. #4
    Ospite

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    Le vittorie olimpiche, Ciampi e l'orgoglio d'essere italiani
    Quelle bandiere
    ora sventolate



    Nessun uomo politico s’è speso tanto, nel dopoguerra, per rilanciare come il presidente Ciampi l’amore per la patria e i suoi simboli: l’inno e la bandiera. Combattendo una cultura che ci aveva portato per molto tempo quasi a vergognarci di quel sen timento, come di una piccola volgarità, un anacronismo, una visione provinciale del mondo. Come se il senso di appartenenza ad una storia comune non fosse importante, meglio dividerci sulle ideologie, le soluzioni ai problemi, la classe, il luogo di nascita. La sua tenacia nel ricordare di essere prima una nazione e poi di confrontarsi, anche litigando, su come gestirla è eroica. Non so se avrà successo. Però è aumentato nel paese l’orgoglio d’essere italiani; le bandiere non vengono tirate fuori solo quando la nazionale di calcio vince i Mondiali; la gente canta l’inno come fanno gli altri popoli, mentre prima restavano muti ed imbarazzati. Il presidente si dispiaceva molto che si comportassero così gli azzurri, perché lo sport è fra i massimi simboli della nazione. Non credevo sarebbe riuscito a convincerli. Ieri gli si sarà aperto il cuore sentendo Aldo Montano accompagnare ad alta voce la musica mentre riceveva la medaglia d’oro della sciabola, 84 anni dopo Nedo Nadi, il più grande schermitore di ogni tempo.
    Ciampi è andato ad Atene a rappresentare l’Italia e motivare ulteriormente gli azzurri. Le vittorie nello sport cementano il paese, aggiungono un po’ di ottimismo, aumentano il rispetto degli altri. I suoi livornesi gli han regalato una di quelle giornate da incorniciare. Non bastasse il ritorno del diletto Livorno in serie A, ecco le prime due medaglie d’oro. Unite non solo dalla comune origine ma dall’ardimento per cui gli atleti di quella terra sono andati sempre famosi.
    Bettini ha trent’anni, era tra i favoritissimi, conquista il successo nel ciclismo su strada, attaccando finché non si scrolla di dosso tutti tranne un giovane talento portoghese, poi battuto in volata. Questi sono i leader, i capitani, i campioni veri. Capaci di rispettare il pronostico, di prendersi la vittoria di prepotenza, sia pure con l’aiuto di una squadra fedele e perfetta, gestita con superiore abilità strategica del ct Ballerini (altro che il Trap). Un abisso fra Bettini e molti calciatori visti in Portogallo, così imbelli, così abbarbicati ai loro alibi.
    Di coraggio trabocca Aldo Montano, spezzando due tabù: in famiglia avevano vinto 9 medaglie nella sciabola a squadre mai nell’individuale, dove l’ultimo oro italiano risaliva al 1920. Più volte in svantaggio nel confronto decisivo, forse danneggiato dall’arbitro, colpito da un crampo sul 14-13 per il rivale, infila le ultime due stoccate, attaccando come Rambo. Hanno gli attributi questi italiani.

    Corriere della Sera

  5. #5
    Ospite

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    Ciampi agli azzurri: «Mi avete reso felice»

    Il presidente ad Atene: «Lo sport è confronto leale e non scontro. Bisogna rispettare le regole»


    ATENE - Dicono che da ieri il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sia preoccupato per le prossime mosse del presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. Mosse sportive, non politiche. Alla prima di campionato, il 12 settembre, c’è Milan-Livorno e i book makers , dopo quello che è successo ieri ad Atene, non accettano più puntate sulla vittoria dei toscani a San Siro.
    Nessuno aveva mai vinto due medaglie d’oro olimpiche a 84 anni e, per di più, nello stesso giorno. Ciampi c’è riuscito passando come un ciclone sul villaggio olimpico e sugli impianti sportivi, trasformando Livorno nella capitale mondiale dello sport. Poco importa che l’abbia fatto per interposta persona. Gianni Petrucci, presidente del Coni in sollucchero, l’ha ammesso per primo, ringraziando commosso: «Sono ori da dedicare al nostro primo tifoso, al Capo dello Stato. Sarebbe il caso di offrirgli le medaglie, per la grande spinta che ci ha dato. Ha pranzato con noi al Villaggio Olimpico, ci ha dato fiducia e per noi resterà un grande ricordo».
    Prima è arrivato l’oro di Paolo Bettini, ore 16.27 di Atene. Proprio il ciclista di Cecina, un anno e mezzo fa, quando la squadra azzurra fu ricevuta al Quirinale dopo la vittoria di Mario Cipollini al Mondiale di Zolder, ebbe l’onore di consegnare a donna Franca una bicicletta da passeggio griffata Colnago. A farne dono al presidente, invece, fu l’ex commissario tecnico Alfredo Martini, coetaneo di Ciampi. Il presidente lo ringraziò, ricordando il suo passato di tifoso di Binda e la prima bicicletta ricevuta in dono per una promozione scolastica. «Ma questa è davvero bellissima e posso garantire anche per mia moglie. Pedaliamo ancora, sa. A Castelporziano, ad esempio, usiamo sempre la bici per andare dalla residenza alla spiaggia». Chissà se quel ricordo ha dato a Bettini lo sprint in più per battere tutti.
    Poi l’oro di Aldo Montano, ore 19.45 di Atene. Una medaglia nella sciabola individuale, 84 anni dopo Nedo Nadi, livornese anche lui, ai Giochi di Anversa. Un trionfo «chiamato» in mattinata, quando Ciampi ha fatto il giro delle gare olimpiche insieme alla nipote Maria e ha assistito al primo impegno di Montano contro il greco Manetas, vinto per 15 stoccate a 9. «Come livornese, che compito volete che gli abbia affidato? Montano deve vincere la medaglia d’oro».
    Detto e fatto. Per dargli una carica in più, Ciampi aveva scavato nel passato, alla ricerca di radici: «Conoscevo tuo nonno (schermidore anche lui, vincitore di due argenti a squadre a Berlino ’36 e a Londra ’48; il papà Mario Aldo, invece, ha vinto un oro a squadre a Monaco ’72 e due argenti a Montreal ’76 e Mosca ’80; n.d.r. ). Era un fenomeno, ma non capisco come facesse ad essere così agile, perché era anche molto robusto». «Era un bel mastino» è stata la risposta emozionata del nipote, che ancora non sapeva di avere già vinto un pezzo di medaglia d’oro con la forza del ricordo. L’inno di Mameli cantato a squarciagola dopo la vittoria è stato il modo di sdebitarsi. Quando gli atleti azzurri sono passati dal Quirinale, prima di partire per Atene, Ciampi aveva regalato loro proprio una brochure con parole e musica dell’inno nazionale. La sua passione. Un segno.
    La giornata d’oro, del resto, è stata un susseguirsi di simboli. Come quando Ciampi ha voluto servirsi da solo dall’insalatiera che era stata portata al tavolone nel ristorante del villaggio olimpico, diviso con Valentina Vezzali, con Tania Cagnotto, con Andrea Giani, con tanti altri. O come quando si è messo un panama in testa per difendersi dal sole alle batterie del nuoto, quando Boggiatto e Rosolino si sono guadagnati la finale. In piedi, a tifare, come fece Sandro Pertini nella finale del Mondiale di calcio in Spagna, nell’82, prima di dedicarsi allo scopone scientifico con Bearzot, Causio e Zoff sull’aereo di ritorno. E se Boggiatto e Rosolino poi non hanno vinto è, a suo modo, un altro simbolo: era il giorno dei livornesi.
    Chissà se stasera il c.t. del calcio, Claudio Gentile, contro il Giappone, troverà posto per Giorgio Chiellini. È di Livorno e ha contribuito assai alla promozione in serie A, prima di essere comperato quest'estate dalla Juve. Infrangendo le regole olimpiche, si potrebbe mandare in campo per qualche minuto anche Romano Vivaldi, il magazziniere che tutti conoscono come «Bistecca», soprannome che si è guadagnato sui campi da basket livornesi. È lui che, orgoglioso, trova la chiave: «A 84 anni si possono vincere due medaglie d'oro olimpiche solo se si è un livornese». Sogna anche Filippo Volandri, il tennista che ha invitato Ciampi a Livorno per la Coppa Davis, a settembre. «Vederlo con noi è stata una grande emozione. Mi ha cercato come un ragazzo della sua città, mi ha raccontato di quando giocava al circolo dove poi sono cresciuto io».
    Ma il contributo di Ciampi allo sport e al Paese non si è limitato alle medaglie. Ha continuato la sua battaglia contro il doping, per uno sport più degno: «Jury Chechi, il portabandiera, è uno degli atleti più sani che ci sia. È un esempio bellissimo per dire no al doping. Ha avuto anche tanti infortuni, ma ha saputo risollevarsi da solo». Ha allargato l’esempio alla vita: «Lo sport è confronto leale e non scontro, tolleranza e non egoismo. Bisogna rispettare le regole perché aiutano a superare le difficoltà e ad avere fiducia nel futuro. Lo predico da sempre agli italiani: quando si è uniti e si hanno valori e principi nei quali credere, nella vita ci si riesce». Ha chiesto pace: «L’apertura dei Giochi ci ha lanciato un messaggio chiaro: mantenere vivo lo spirito olimpico, comprenderne le motivazioni, lavorare per la pace». Ha trovato anche il tempo di discutere con Carraro e Petrucci una strada per non far deflagrare il caso-Napoli. Ma nel rispetto delle regole. E cioè partendo dalla C1.
    A fine giornata, tornato in Italia, l’ultimo sforzo. Il più dolce. Una telefonata a Petrucci: «Mi avete fatto felice. Mi sono emozionato: ho fatto in tempo a rientrare per vedere le ultime pedalate di Bettini, e poi non mi potevo perdere le stoccate finali di Montano. Abbiamo cominciato nel segno giusto». Parola del più vecchio, ma incredibilmente anche il più giovane, vincitore all'Olimpiade.


    Luca Valdiserri

  6. #6
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    Predefinito Re: Sul podio sventola il tricolore e risuona l'inno di Mameli

    In origine postato da Manuel
    Bettini la prima medaglia d'oro




    PRIMO ORO ITALIANO AL CICLISTA BETTINI. Paolo Bettini è il primo italiano a vincere una medaglia d'oro. Il ciclista di Cecina ha vinto con uno sprint finale emozionante la gara di ciclismo su strada. Il corridore azzurro ha battuto in volata il portoghese Sergio Paulinho, al termine di una fuga durata due giri. Il bronzo è andato al belga Axel Merckx.

    BETTINI: "UNA VITTORIA DI SQUADRA". "Troppa rabbia in corpo, non potevo sbagliare". Paolo Bettini commenta la prima medaglia d'oro italiana: "Nel ciclismo tutti snobbano le Olimpiadi. Io sono contento di aver vinto e di essere entrato nella storia". Molto il merito della strategia di squadra: "La squadra è perfetta, eravamo favoriti e tutto ha funzionato alla perfezione". Nel finale splendido un po' di tensione: "Alla fine ho avuto paura" confessa il ciclista toscano.
    Paolo Bettini deve ringraziare il Presidente Prodi per l'oro olimpico: è lui che lo allena e spesso lo batte in salita.


    Corriere della Sera, 15.8.04

    AGOSTO 2003


    Quel giorno che Prodi gli scappò via in salita


    Il presidente Ue ha mandato un sms per fare i complimenti al ciclista di Cecina





    DAL NOSTRO INVIATO
    BEBBIO (Reggio Emilia) - Il giorno che Romano Prodi staccò in bicicletta Paolo Bettini, tra Rovolo e Riccovolto, c’erano solo galline e covoni di fieno a far da spettatori e un sole che dava cazzotti. Il presidente Ue, stuzzicato da una salitella di 500 metri, si ingobbì sul manubrio, fece appello alle ultime energie e scattò: così, solo per il piacere di dimostrare a se stesso che ne aveva ancora di benzina, dopo 75 chilometri di su e giù. Dell’allegra brigata di cicloamatori che quel giorno accompagnava l’uomo dell’Ulivo tra i tornanti dell’Appennino reggiano, nessuno fece caso al personalissimo allungo. Tranne Paolo Bettini, che, fresco come una rosa dopo tre ore di pedalate, stava conversando con Davide Cassani, ex collega e ora voce Rai del ciclismo. «Ma guarda un po’ il presidente, se ci dà...» disse il campione di Cecina. E l’altro, che dei giri con Prodi era un veterano: «Ci dà, ci dà, ha una gran passione...». E Bettini, divertito: «Ma dove le trova le salite a Bruxelles? Ci sono solo cavalcavia, là...».
    Agosto di dodici mesi fa. Romano Prodi, da quattro anni chiuso a doppia mandata nella sua gabbia di presidente Ue, assisteva preoccupato alle contorsioni dell’amato Ulivo, si avvicinavano le nubi dell’affare Telekom Serbia, il centrosinistra pareva un pentolone in ebollizione. Paolo Bettini stava invece vivendo giorni esaltanti. A parte il Tour de France, gara a lui tutt’altro che congeniale, il 2003 gli aveva già regalato un titolo italiano e il primo posto nella graduatoria mondiale. Quella mattina erano in una trentina attorno al presidente Ue, nella piazza di Cerredolo. Tutti cicloamatori. Magliette colorate, scarpette con ganci, obbligatorio il casco, bici da spot. Una scampagnata con un ospite illustre: Bettini, appunto. «Attento Romano, non farti staccare, questi vanno forte...»: fu il fornaio del paese a dare il via alla corsa, pardon alla gita. Il presidente partì al grido «l’Europa non molla» e, dopo soli 500 metri, era già fermo: catena saltata, come non detto. Poi su, sempre più su, Farneta, Ceresolo, Romanoro, boschi e calanchi, mentre Prodi inchiodava Bettini a un interrogatorio di terzo grado: «Come ti alleni? Cosa mangi? Riuscirai a mantenere la forma fino al mondiale di ottobre? Cosa è successo al Tour de France?». Oggi, un anno dopo, Romano Prodi è a braccia alzate davanti alla tv, nella sua casa di vacanza a Bebbio. Ha appena spedito un sms a Davide Cassani ad Atene: «Fai i complimenti a Bettini, è stato magnifico, tattica perfetta, squadra anche, un abbraccio al ct Ballerini». Oggi, un anno dopo, Bettini è entrato nella storia dello sport italiano. E Prodi, neanche sotto tortura, ammetterà mai che, tra Rovolo e Riccovolto, tra galline e covoni, la sua bici, per un attimo, è stata davanti a quella del Campione.
    Anche se solo per gioco.

    Francesco Alberti

  7. #7
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    Ennesima conferma che l'itaglia è una espressione meramente calcistica/sportiva.


  8. #8
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    In origine postato da Nanths
    Ennesima conferma che l'itaglia è una espressione meramente calcistica/sportiva.

    Hey, come si chiamava quel padanogeno che veniva esaltato in prima pagina dalla Padagnia per qualche piazzamento al tour ?

  9. #9
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    In origine postato da brunik
    Hey, come si chiamava quel padanogeno che veniva esaltato in prima pagina dalla Padagnia per qualche piazzamento al tour ?
    brunik mi sembra. Ma poi l'han squalificato perchè era dopato, si faceva di coca stile maradona per stare 24 ore al giorno a postare vaccate su pol!

  10. #10
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    Devo dire che mi ha (piacevolmente) colpito il fatto che Montano, sul podio, abbia steso la bandiera del Livorno calcio, tenendola con entrambe le mani, mentre il triculore pendeva floscio dalla mano sinistra. Un carabiniere!

 

 
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