Il monopolio del terrore
| Martedì 5 Ottobre 2004 - Enzo Caprioli |
Davide era sicuramente un “terrorista” ebreo; non avrebbe dovuto usare la fionda contro il palestinese Golia, ma affrontare il gigante in un corpo a corpo “leale”. A questa deduzione - di sapore evidentemente conflittuale per gli stessi interessi atlantici - si arriva applicando il criterio che gli USA applicano da sempre nei confronti dei loro nemici: chi si oppone a loro o perde “da galantuomo”, o è un bandito, un criminale, un terrorista.
Questa mentalità viene da lontano, già ai tempi del Far West i nativi che si permettevano di difendere la propria terra venivano massacrati come predoni, senza alcun rispetto per la loro dignità di combattenti. Tale mentalità ha supportato un genocidio spinto ad estreme conseguenze e divenuto addirittura divertimento cinematografico venduto in tutto il mondo dai produttori hollywoodiani. Nel dopoguerra si “beveva” di tutto; molti europei per decenni hanno riso nel guardare selvaggi piumati che venivano falciati inesorabilmente dalle pallottole, tanti padri e tanti bambini hanno incitato gli “eroi” con grande cappello e speroni e così facendo han condiviso un’esaltazione che malcelava un pesante condizionamento culturale.
Quando la storia degli “indiani cattivi” non ha più retto si son confezionate altre epopee demonizzando altri nemici; comunque la cinematografia d’oltre oceano non ha mai rinunciato al suo canovaccio: il nemico va stanato e distrutto grazie ad armi potenti e spettacolari, che non lasciano scampo.
Questo canovaccio logoro e stucchevole contamina forse il 70% dei films americani: lo ritroviamo nelle pellicole d’azione, nei polizieschi, nei polpettoni storici.
La retorica di Bush, che poi è la stessa usata da Clinton nel conflitto jugoslavo, non si discosta dal canovaccio cinematografico.
In Iraq è terrorismo farsi esplodere, ma non è terrorismo bombardare abitazioni civili; è terrorismo sequestrare occidentali ma non è terrorismo seviziare e uccidere i prigionieri di Abu Ghraib; è terrorismo decapitare un ostaggio ma non è terrorismo massacrare i figli di Saddam ed esibirne al mondo i corpi sfigurati.
Questa schizofrenia morale è molto più subdola della semplice barbarie e si declina in infinite forme con l’unico scopo di occultare una verità che sta prepotentemente emergendo: l’imperium statunitense sta portando il mondo alla rovina. Si tratta di una rovina anzitutto di carattere ambientale, ma che ben presto assumerà anche il carattere di rovina economica; già in stato avanzato è il dissolvimento dei valori morali e della identità dei popoli, della loro dignità e della loro sicurezza.
Inoltre gli USA, intesi non come cittadini americani bensì come establishment politico-finanziario, hanno un disperato bisogno di nemici, figure spietate e irriducibili da additare come impellente pericolo per la libertà ad un mondo assuefatto alle demenze del piccolo schermo.
E la libertà che gli USA difendono è quella di prendersi il petrolio, di invadere i mercati… come a suo tempo è stata quella di prendersi un continente sterminandone i nativi.
C’è però qualcosa che effettivamente rende diversi gli americani dai più violenti predoni di ogni tempo: se compri da loro, se accetti di dipendere da loro puoi vivacchiare, ti fanno un piano Marshall, ti lanciano caramelle…
Molto amare le caramelle americane dello scorso 30 settembre: sono costate la vita a decine di bambini iracheni, senza contare i feriti e i mutilati. La stampa internazionale ha tuonato contro i “terroristi”, ma non ci si è chiesti perché i soldati statunitensi distribuissero dolciumi, attirando così una moltitudine di bambini, pur sapendo di essere sotto tiro.
Perché questi dolciumi se non per dividere i figli dai padri, per inquinare l’orgoglio nazionale.
Caramelle ai bambini iracheni, whisky ai pellerossa, fast food, megastore e quant’altro a noi europei.
Mentre l’America si rifornisce di petrolio, noi italiani paghiamo la benzina al prezzo del vino, versiamo 200 milioni di euro in due anni per “ricostruire” l’Iraq oltre alle ingenti spese militari, veniamo espropriati di aziende che passano al capitale internazionale, dobbiamo affrontare l’emergenza immigrazione stando ben attenti a non sembrare razzisti!
Rinascita




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