Perchè Saddam voleva eludere l'Onu?
Ci sono mai state o non ci sono mai state armi di distruzione di massa in Iraq?
L'ultima novità è che, prima della guerra del marzo-aprile 2003, c'erano fior di programmi per violare le sanzioni dell'Onu e costruirne di nuove. A confermare parzialmente questa tesi è un rapporto stilato da Charles A. Duelfer, ispettore statunitense appena tornato da una lunga ricognizione in Iraq, dopo aver raccolto documenti sufficienti a compilare un dossier di 1500 pagine.
Il funzionario ha anticipato al New York Times che Saddam Hussein ha fatto veramente di tutto per bypassare i divieti Onu. Il dittatore iracheno ha pianificato qualsiasi politica per far cessare le sanzioni e nel fare questo è andato "ben oltre alle ripetute accuse americane in sede Onu". Duelfer conferma che in Iraq non vi sono scorte di armi di distruzione di massa e che non vi sono prove dirette che attestino la volontà di Saddam di costruirne di nuove dopo l'eventuale fine delle sanzioni Onu.
Tuttavia,
ha provato che in Iraq era rimasto tutto il necessario per riprendere la produzione di armi non convenzionali nel giro di un anno dalla fine delle sanzioni Dunque le prove a disposizione confermano le intenzioni ben poco pacifiche di Saddam, con buona pace dei Democratici che, nel rapporto Duelfer, vedono la conferma della "menzogna di Bush".
A dire il vero questa informazione, che può apparire una novità sconvolgente in un periodo in cui domina il detto di saggezza popolare "non c'erano armi di distruzione di massa in Iraq",
non è affatto una novità e non è nemmeno così sconvolgente.
Nel 1991, quando la Coalizione, con il benestare e il mandato dell'Onu, aveva cacciato le truppe irachene dal Kuwait occupato, Saddam Hussein, da sconfitto, aveva dovuto accettare una serie di clausole,
fra cui lo smantellamento del suo arsenale chimico sotto gli occhi di ispettori dell'Onu. Per sette anni, fino al 1998, Saddam aveva accettato a malincuore questa clausola, pur mettendo i bastoni fra le ruote agli ispettori in tutti i modi. Poi nel 1998 aveva chiuso loro la porta in faccia, costringendo i funzionari presenti in territorio iracheno ad andarseneÈ da ricordare che, dal 1991 in poi, in quanto Nazione sconfitta, l'Iraq non era da considerarsi uno Stato sovrano, ma un Paese sconfitto che doveva rispondere a precisi obblighi internazionali, pena la ripresa delle ostilità. Quindi, già quando aveva espulso gli ispettori nel 1998, Saddam, alla luce del diritto internazionale e delle clausole armistiziali, avrebbe dovuto aspettarsi un'invasione.
Allora ha avuto solo la fortuna di trovarsi a che fare con un Clinton, per il quale un po' di bombardamenti aerei e un po' più di pressione internazionale sarebbero bastati per risolvere la questione, consigliato da un politologo quale Brzezinski, per cui era meglio contenere l'Iraq, renderlo militarmente innocuo, ma non invaderlo. E così,
dopo una breve campagna aerea chiamata "Desert Fox", Saddam Hussein ha potuto continuare a vivere nell'illegalità più completa fino alla sua deposizione nell'aprile del 2003.


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