Primo documentario su storia Al Qaeda

Osama Bin Laden tentò un'alleanza tra tutti i mujahedin per rovesciare il regime di Saddam Hussein, ma fu bloccato dall'Arabia Saudita che consentì agli americani di entrare nel loro Paese. E' l'affermazione contenuta nel primo documentario sulla storia della rete terroristica di Al Qaeda, realizzato dall'interno con le testimonianza dei fedelissimi dello sceicco. Il filmato è diffuso sui principali forum islamici in Internet.
L'unione dei mujahedin fallita
"Lo sceicco Osama Bin Laden ha provato a unire tutti i mujahedin per combattere contro il regime di Saddam Hussein, ma l'Arabia Saudita lo ha impedito, consentendo agli americani di entrare nel loro Paese" sono le parole contenute nel video documentario. In questa parte del filmato, realizzato per celebrare la morte di un dirigente del gruppo Abu al-Hasan al-Saidi, si sostiene che lo sceicco del terrore abbia proposto alla casa reale saudita di usare i suoi mujahedin contro il regime di Saddam Hussein per cacciare le truppe irachene dal Kuwait, per evitare che l'esercito americano aprisse proprie basi in Arabia Saudita. "Lo sceicco Osama aveva più volte ammonito circa la volontà di espansione dimostrata da Saddam Hussein - spiega una voce fuori campo - e aveva profetizzato il fatto che nel 1989 Saddam avrebbe invaso il Kuwait, ma nessuno lo ha ascoltato".

Somalia, Kenya, Tanzania e ritorno in Afghanistan
Il documentario parla anche di altri Paesi. Ricordando la missione americana in Somalia "Restore Hope", Al Qaeda rivendica la responsabilità degli attacchi compiuti dai miliziani somali, addestrati dal gruppo terroristico, contro le truppe americane. Uno dei kamikaze addestratori racconta poi la preparazione degli attentati in Kenya e Tanzania del 1998, e la decisione degli uomini di Bin Laden di tornare in Afghanistan in seguito alle pressioni degli Stati Uniti sul governo di Khartoum. "Siamo tornati sui monti di Tora Bora - continua - a quei tempi il Mullah Omar inviò una lettera nella quale chiese a Osama di spostarsi da Jalalabad a Kandahar perché c'era chi voleva ucciderlo nel suo campo di addestramento denominato Najm al-Jihad. Avevano confiscato delle armi destinate a uccidere lo sceicco Osama". Si parla poi dell'attacco americano del 2002 all'Afghanistan e di come Abu al-Hasan sia rimasto ferito per difendere la città di Kandahar in un bombardamento Usa. Nell'ultima parte del filmato tutti i dirigenti di Al Qaeda lodano il coraggio di Abu al-Hasan nello scegliere di morire in un attentato.

Primo documentario sulla rete del terrore
Il video documentario, dal titolo "Jihad e martirio", in arabo con sottotitoli in inglese, è stato diffuso su siti islamici. E' stato realizzato con la partecipazione di tre luogotenenti di Al Qaeda: Abu al-Habib, capo militare in Afghanistan, che parla a volto coperto; l'egiziano Mustafa Abu al-Yazid, e il sudanese Abu al-Khalil al-Madani, membro del direttivo del gruppo terroristico. I tre combattenti raccontano le "imprese" terroristiche del gruppo con dovizia di particolari e si soffermano, esaltandola, sulla figura di uno degli esponenti della prima generazione del gruppo, Abu al-Hasan al-Saidi, morto di recente in un attacco kamikaze compiuto in Afghanistan contro un convoglio militare americano.

La lotta contro la campagna "crociato-sionista"
Il messaggio del documentario ribadisce l'importanza della lotta contro la campagna "crociato-sionista" in corso nel mondo islamico e spiega l'importanza del terrorismo suicida. "L'avanguardia dei mujahedin guida la nazione islamica nella lotta contro due fronti - spiega una voce fuori campo mentre mostra in un fotogramma la stretta di mano tra il re saudita Abdullah e Papa Benedetto XVI - da un lato il fronte dei governanti arabi e dall'altro quello dei crociato-sionisti".


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