….fra amici
Caro Giuliano, vorrei farti un’obiezione importante, ma forse infondata, a margine di Almodóvar e omosessualità. A margine, perché io il film non ho potuto vederlo, e ho solo orecchiato quello che ne dite voi.
Ho avuto, se non una vera ammirazione, una vera invidia per Almodóvar, e specialmente perché tante donne dichiarano di sentirsi così ben capite da lui. L’invidia mi spinse a sospettare che quella famosa comprensione fosse in realtà un’annessione delle donne a transessualità e omosessualità: punto che del resto, se fosse vero, farebbe anche lui pensare.
Così a priori, mi è piaciuto che tu abbia sostenuto che questo non sia un film sull’omosessualità. Se non altro perché è raro che si descrivano i film con uomini e donne che si amano – e si uccidono eccetera – come film sull’eterosessualità.
Sono più perplesso invece sulla tua rivalutazione di un rapporto, sia pur volontario e di ultima istanza, fra cinema e arte in genere, e speranza, salvezza, soccorso. Quanto ai precedenti, hai citato Fassbinder, ma non mi sembra di ricordare che ci fosse una gran luce in fondo a Querelle de Brest. In generale, l’evocazione del nichilismo sta sempre più spesso sostituendo la fatica di capire le cose.
Ho perso qualcuna delle tue puntate, e spero di non equivocare troppo attribuendoti la convinzione di un legame fra centralità della vocazione gay e irrilevanza dell’occidente. O almeno, le pretese innaturali (non da te deprecate in quanto tali, anzi: anche ammirate ed esortate) a un riconoscimento istituzionale, culminanti nel matrimonio fra gay, ti sembrano contraddire e minare l’occidente più vero, per di più in tempo di guerra. Al contrario, io mi sono indotto, ascoltandoti, a pensare che l’occidente più vero e significativo si riconosca nella condizione effettuale e immaginaria, morale e legale dell’omosessualità. Sullo spazio che i diritti dell’omosessualità si prendono nell’occidente di oggi la cronaca lascia pochi dubbi: dalle presidenziali americane alla Spagna di Zapatero, dal municipio di Parigi alla carriera di Buttiglione. Potevo dirlo prima: solo che io sono decisamente eterosessuale, situazione che si fa sentire. Dunque ho preferito (preferisco ancora, vedrai) pensare all’occidente come al luogo della libertà delle donne, piuttosto che alla “libertà sessuale” in generale, o alla specifica libertà omosessuale. Non solo io.
Quando i liceali classici americani evocano la separazione fra l’America marziale e l’Europa venerea fanno lo stesso.
La dea della vecchia Europa non è Afrodite, piuttosto un’orgogliosa divinità gay berlinese.
(Trovai il passo di una lettera del cancelliere di ferro Bismarck a sua suocera. La suocera si era scandalizzata per la brutalità delle repressioni della “iena” Haynau contro i ribelli ungheresi del 1849 e l’impiccagione del loro capo.
“Cara mammina – scriveva teneramente Bismarck – in te fanno capolino quei principii di educazione alla Rousseau, pe’ quali il buon Luigi XVI, rifuggendo dal causare la morte anche d’un sol uomo con la rigida applicazione della legge, provocò le più immani ecatombi per colpa della sua debolezza… Può l’impiccagione d’un sol uomo esser sufficiente soddisfazione per tutte le città incendiate, per le provincie devastate, per le popolazioni trucidate, il cui sangue grida all’imperatore d’Austria che Dio gli ha consegnato la spada del comando? La femminea compassione per il corpo del delinquente: ecco ciò che in questi ultimi sessant’anni porta la colpa precipua del tanto sangue che
si è sparso”.
Ecco ritratta la vecchia Europa - la femminea compassione per il corpo del delinquente – e messa di fronte alla giovane America). La femminilizzazione di cui parliamo è in realtà, tanto più nei denigratori, un’effeminazione. La perdita di valor militare è una corruzione da donnicciole, da maschi esonerati dal servizio. Da culattoni, come ha esclamato, nella sua pazza gioia, il fedele combattente Tremaglia. Se i nemici più bollenti dell’occidente, e specialmente gli islamisti col coltello fra i denti, non ci insultano abbastanza spesso come una civiltà di finocchi, e stanno alla civiltà di puttane ebree e americane, è solo perché la loro omofobia è ancora così in ritardo da essere innominabile perfino negli insulti a terzi.
Quale ferocia vi ispiri la persecuzione dell’omosessualità si sa (che conviva, ma cruentemente, con sue pratiche larghe e audaci, è una conferma). Se è la ribellione delle donne a essere più inflessibilmente punita, e i suoi peccati corollari – l’adultera lapidata –si deve anche al desiderio di nascondere e negare l’esistenza dell’omosessualità come qualcosa di troppo abietto e di totalmente esotico. Ti racconto una storiella. In Cecenia avevo un grande interesse alle donne, persone meravigliose e però sottomesse a una doppia oppressione, patriarcale e, benché ancora moderata, islamica. Una volta interpellai il mio ospite, col quale avevo ormai una gran confidenza, su come venisse trattata l’omosessualità.
Volle sostenere, un po’ offeso, di non sapere che cosa fosse. Comunque, disse, in Cecenia non esiste. Ma se succedesse, se ci fosse un uomo che amasse un altro uomo? “Lo uccidiamo”, mi disse senz’altro. E se fosse tuo fratello? “Abbiamo altri fratelli”. La mattina dopo quel guerriero mi disse frettolosamente:
“Sai, dev’essere vero che esistono quelle persone di cui parlavi ieri, mi ricordo che il mio ufficiale russo al servizio militare ce l’aveva detto”. Così, in Cecenia 1996. Potrei raccontarti anche le discussioni sull’omosessualità coi miei giovani coinquilini albanesi: e nelle piazze di Tirana ci furono roghi espiatori e sacrificali di gay più che in piazza San Pietro.
Il fatto che l’omosessualità sia così poco evocata nella guerra retorica islamista contro l’occidente dà un ulteriore rilievo alla questione della proprietà delle donne e dell’onore virile. Le donne sono infatti il pegno essenziale dell’onore virile illeso e, di fronte all’assedio della libertà occidentale, ristabilito dagli uomini islamisti.
La cui sfida – altro che di civiltà - ai maschi “ebrei e crociati” ha per posta e per misura proprio l’autorità sulle donne, la virilità che conferisce agli uni, la destituzione e l’effeminazione cui degrada gli altri. Le donne, reali e fantasmi - o i fantasmi reali sigillati nel burqa – sono lo specchio del carattere degli uomini che si fronteggiano, il palio della loro guerra.
Perderle vuol dire perdersi. Vuol dire spingersi sull’orlo di quel precipizio innominabile al cui fondo sta l’umanità da femminucce, l’omosessualità maschile.
La Sodomia richiamata dagli islamismi contro la metropoli d’occidente è il bordello della Gran Prostituta, ma non ha dimenticato quale fosse il suo vizio eponimo, come nel Corano:
“La turpitudine che mai nessuno al mondo ha commesso prima di voi. Concupite i maschi…”.
Dietro l’occidente della libertà delle donne si spia l’effeminazione degli uomini: spavento per sé, decreto di sconfitta per scarsa combattività per l’occidente. Anche questo vuol dire quella litania: Voi amate la vita, noi amiamo la morte, perciò noi vinceremo. Le vostre donne puttane sono il segno della vostra virilità disertata.
Noi possediamo le nostre donne (è il nostro modo di onorarle) perché siamo veri uomini. Neanche votare e guidare, in Arabia Saudita.
Se le lasciassimo diventare come le vostre, diventeremmo come voi.
Diventeremmo tutti culattoni – è la stessa paura, infatti.
Non sapremmo combattere, voi non sapete combattere: sgozzare e decapitare è da uomini, non bombardare dall’alto, o far torturare da donne in divisa da maschi degli uomini piegati e pieni di pudore. La sola evocazione dell’omosessualità è per noi vergognosa: ma è quello il contagio che l’occidente vuole portare dentro di noi. Noi li estirpiamo dalle nostre terre, gli omosessuali, fino a farli estinguere, e teniamo chiuse le nostre donne perché la loro debolezza non sfregi la nostra virilità. (Che questo avvenga anche nella Cuba castrista non è una contraddizione, è una conferma. E si tratta, del resto, del nostro passato prossimo, quanto alle leggi e alla retorica, e chissà fin dove del nostro presente, quanto a ciò che ci giace nel fondo).
E dalla nostra parte della sfida, dal nostro punto di vista, che cosa succede? A meno che non condanniamo l’omosessualità come un peccato – idea fortissima e, finché resta un’idea, lecita, ma non meno raccapricciante – è la libertà sessuale – come la transessualità, la bisessualità, la plurisessualità eccetera – finché non sconfini nella sopraffazione o nella violenza contro la libertà d’altri. Ed è dunque la libertà di essere eterosessuali, in luogo dell’obbligo. Bisogna ammettere che la libertà sessuale induca a una “rinaturalizzazione” della eterosessualità. O, se volete, a una sua – relativa, peraltro – culturalizzazione, complementare alla naturalizzazione dell’omosessualità e di altre vocazioni sessuali, e di una loro relativa culturalizzazione.
Complementare, che non significa la stessa cosa.
Non dirmi che tu hai di mira solo il matrimonio fra gay, questa superstiziosa pretesa istituzionale, e questo rinnegamento della vita umana nata da una donna e un uomo.
Sei stato tu a dilatare la questione fino ad additarne una sostanza universale. E’ la stessa cosa che hai fatto con la fecondazione assistita, rifiutandoti di trattarla anche per quello che era ed è, una legge brutta e cattiva. Il matrimonio, quello civile, è una questione importante ma duttile: ci sia, non ci sia, sia il Pacs o altro. L’omosessualità maschile non può entrare in una sola categoria con l’omosessualità femminile – se non per la rivendicazione dei diritti. Non solo perché sessualità maschile e femminile, lungo l’inesausta gamma delle loro manifestazioni, restano rispettivamente differenti. Ma perché la storica (ma data per “naturale”) sottomissione delle donne e la loro riduzione a posta e metro dell’emulazione maschile, hanno avuto un’influenza essenziale sul ruolo di genere maschile. Quello, per esempio, che vede nell’uomo il peccatore e nella donna la tentatrice e l’occasione del peccato. L’uomo è titolare riservato perfino del peccato – fin da Adamo ed Eva.
Conclusione – questioni di spazio. L’omosessualità sarà trattata, in molti terzi mondi, come la più vergognosa e colpevole delle malattie, e la più straniera: di quelle che “da noi non arriveranno mai”. Intanto, poiché è arrivata da sempre, la si perseguiterà ferocemente e oscuramente. La condizione perché persecuzione e silenzio durino è la soggezione delle donne. La libertà omosessuale non è il compimento della libertà sessuale, ma un suo complemento: la libertà sessuale è la libertà delle donne.
L’occidente vuol essere la libertà, e la libertà è per eccellenza la libertà sessuale.
Non c’è un’irrilevanza dell’occidente sulla scia dell’omosessualizzazione universale.
La nobiltà dell’occidente (quello sognato, e un po’ e male quello reale) sta nella sessualità liberamente scelta e praticata: liberamente, che non significa idillicamente e gioiosamente. La sessualità continua a bruciare, travolgere, esaltare, devastare. Ma la squadra dell’occidente non vincerà per una difesa maschia: vincerà, se ce la farà, per una difesa libera e intelligente.
E per amor proprio.
Il paesaggio ti sembra somigliare troppo all’impero alla fine della sua decadenza e all’arrivo dei barbari sui loro cavalli bianchi? Già. Ma se ce la caviamo, è dentro questo incrocio. Per questo libertà delle donne e libertà degli omosessuali sono così legate.
Io, che sono eterosessuale, mi aspetto una buona riabilitazione di noi eterosessuali. Se non sbaglio, tu ti chiedi se i personaggi di Almodóvar siano in grado di prendere il loro posto nella difesa dell’occidente in guerra.
Bella domanda, ma sempre la stessa, di Kavafis e tutti. Avremo dei coloni alla frontiera - i turchi; naturalizzeremo degli oriundi; pagheremo dei mercenari.
E ci saremo noi tutti, uomini donne e cavalli.
Adriano Sofri
saluti




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