....nascere sani".
Pubblichiamo il testo di una lettera inviata al presidente della Repubblica, al presidente del Consiglio e al ministro Carlo Giovanardi in segno di protesta per le affermazioni di quest’ultimo sul carattere eugenetico della diagnosi preimpianto nella fecondazione assistita.
Di seguito la risposta del ministro Giovanardi.
il Foglio
Spett. ministro Giovanardi, rispondiamo alla sua replica alla lettera di protesta sull’affissione dei manifesti di Modena precisando innanzi tutto che mai e poi mai è stata nostra intenzione chiedere censura della Sua libertà di pensiero e della Sua esternazione come membro e leader di un partito e come parlamentare. Anzi ben vengano tali espressioni che ci consentono di meglio conoscere il pensiero dei partiti e dei nostri governanti molto più delle dichiarazioni e presentazioni in campagna elettorale. Ma intendiamo ribadire che tali esternazioni sono intollerabili qualora si configurino come offese ad una parte dei cittadini esercitanti, attraverso la raccolta firme per un referendum, un diritto sancito dalla nostra Costituzione; soprattutto laddove tali esternazioni promanino da un organo dello Stato che dovrebbe rappresentare il popolo e non il proprio personalissimo punto di vista.
In merito poi alla diagnosi reimpianto che Lei paragona agli interventi eugenetici dei nazisti ci permettiamo di rammentarLe che trattasi di un metodo diagnostico non finalizzato alla selezione della razza (ariana), all’eliminazione/sterminio di un popolo (gli ebrei) o all’eliminazione delle malattie ereditarie e ben che mai di quei soggetti colpiti da qualche “difetto” (qui non si sta
parlando di sordità, miopia o malattie e handicap curabili) ma di una tecnica del tutto paragonabile ad amniocentesi e villocentesi volta a evidenziare malattie e malformazioni gravi del nascituro.
La beta talassemia, la sindrome di Down, la fibrosi cistica, l’emofilia, la sindrome di Doucenne;
non possono essere definite “difetti”: sono malattie che non permettono di vivere dignitosamente, sono spesso sinonimo di morte precoce e sofferenze e talvolta non consentono lo sviluppo della vita stessa nel grembo materno.
Vorremmo ricordarLe, inoltre, che l’attuale legislazione obbliga il medico ad informare le gestanti delle eventuali malformazioni del feto evidenziate tramite le analisi genetiche di cui sopra (che vengono caldamente consigliate se l’età della futura madre supera i 35 anni, età da cui l’amniocentesi è gratuita) la cui applicazione, come sappiamo, comporta comunque un rischio d’aborto.
Ora in base a quale principio è lecito fare analisi genetiche che ricerchino malformazioni al feto (quando l’embrione è già completamente formato e quindi a tutti gli effetti, anche attraverso la semplice analisi visiva, un bambino) e, laddove queste risultino accertate poter procedere all’aborto terapeutico e vietato, invece, procedere ad un’analisi genetica su poche cellule fatta al momento del concepimento?
Le ricordiamo, inoltre, che recenti sentenze emesse in alcuni Stati europei, dimostrano l’esistenza di un “diritto a nascere sani” (diritto che Lei nega), diritto riconosciuto, dunque, in molti Stati definiti civili.
Personalmente riteniamo che qui l’unica Rupe Tarpea sia la legge 40.
Infatti essa impone, per noi malati di infertilità, nuovi ed ulteriori ostacoli alla fecondazione, già di per sé difficoltosa, impedendo che ci riproduciamo perché “difettosi” esattamente come auspicavano le leggi naziste.
Non scendiamo in merito alla questione del diritto di morte perché non riteniamo che esso debba essere associato nella discussione al diritto alla vita, ci permettiamo solo di ricordarLe che l’uomo, in molte occasioni, anche con la semplice assunzione di aspirina interviene sulle leggi naturali che regolano la vita e la morte e francamente ci sembra che vi siano maggiori problemi etici e morali a portare nel torace il cuore di una persona che ha vissuto ed è morta che in grembo il frutto dell’unione di una donna e del proprio compagno pur se avvenuta in laboratorio.
Relativamente al mercato di materiali genetici pregiati, uno degli scopi che si prefigge la ricerca sulle cellule staminali embrionali è proprio quello di ridurre/eliminare il commercio nero degli organi e del materiale genetico.
Casomai dovreste preoccuparVi della fuga dei cervelli verso l’estero che produrrà tale legge; estero che ormai è diventato una meta obbligata anche per chi pur non affetto da malattie genetiche andrà per poter avere delle serie e concrete speranze al di là del limite assurdo di fertilizzazione di soli tre ovociti e di crioconservazione. E questo non perché molti di noi posseggono barche di 40 metri come sostiene una sua Onorevole Collega (anzi molti di noi hanno mutui da pagare con stipendi esigui), ma perché, con l’approvazione di questa legge, le possibilità di stringere tra le braccia il proprio bambino si sono pressoché azzerate. Infine basta con questa menzogna del far west! Ci permettiamo di ricordarle, nel caso lo avesse dimenticato, che sin dal 1996 i centri che praticano la PMA si erano dati un’autoregolamentazione imponendo una serie di divieti ulteriormente confermati nel 1999 dall’intervento dell’Ordine Nazionale dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri che con gli art. 42 e 43 del Codice Deontologico impone, tra gli altri, il divieto di clonazione, di maternità surrogata, di fecondazione fuori delle coppie stabili eterosessuali, di mamme-nonne, di fecondazione postmortem, di ogni pratica ispirata a pregiudizi razziali, e ogni sfruttamento commerciale, pubblicitario o industriale dei materiali “genetici preziosi” come da Lei stesso definiti. La invitiamo a verificare tali informazioni con i suoi Onorevoli colleghi medici tra cui la stessa firmataria della legge che, nonostante quanto sopra, continuano a parlare di un inesistente quanto improbabile far west.
Barbara Cervellati, Igor Martignoni, Clelia Mungiguerra, Elio Bernabei, Paola Tartaglia, Giovanni Luca Meo, Monica Martello, Thomas Duringer, Enrica Grandi, Stefano Ragazzi, Giulia Fabrizio, Armando Pirozzi, Tatiana Torresin, Stefano De Biasio, Emanuela Busetti, Anna Lometto, Grant Ballard, Anita Cataldo, Elena Tosati, Rolando Cervellati, Maria Cristina Lopez, Digiorgio Rossella, Maria Spezzano. Sandro Stancampiano, Francesca Acquaroli
* * *
Egregio Presidente, ritengo doveroso rivolgermi a Lei, già destinatario per conoscenza di una lettera inviatami da un numeroso gruppo di cittadini che criticava alcune mie affermazioni sul pericolo di una deriva nazional-socialista di pratiche di selezione eugenetica, se verrà cancellata dal referendum la legge sulla fecondazione medicalmente assistita, recentemente approvata dal Parlamento.
Nella lettera di questi cittadini si contesta che la diagnosi preimpianto degli embrioni sia finalizzata alla selezione della razza, allo sterminio di un popolo e meno che mai alla eliminazione di soggetti colpiti da “difetti” come sordità, miopia e handicap curabili.
Ma si aggiunge poi: “La beta talassemia, la sindrome di Down, la fibrosi cistica, l’emofilia, la sindrome di Doucenne; non possono essere definite ‘difetti’: sono malattie che non permettono di vivere dignitosamente, sono spesso sinonimo di morte precoce e sofferenze e talvolta non consentono lo sviluppo della vita stessa nel grembo materno”. Devo quindi concludere che per gli scriventi queste malattie, che non rendono la vita degna di essere vissuta, devono essere affrontate non curando i malati, ma attraverso l’eliminazione fin dall’inizio di chi può esserne affetto.
Gli stessi scriventi d’altronde rivendicano l’esistenza di un “diritto a nascere sani”, riferimento questo che richiama alla mente la recente conseguente decisione olandese di rendere legittima la soppressione sino al dodicesimo anno di età di bambini affetti da malattie giudicate incurabili.
Mi sembra pertanto, al di là della discussione referendaria, che qui si sostenga una sorta di “soluzione finale” per tutti coloro che si definiscono affetti da “malattie che non permettono di vivere dignitosamente”, teorizzando che la funzione del medico non sia più quella di tentare di guarire la persona umana malata ma di sopprimerla.
Un discorso questo che ci porta molto lontano e rivoluziona giudizi morali di una società forgiata dal cristianesimo, che nell’art. 32 della Costituzione tutela non il “diritto a nascere sani” ma la salute come fondamentale diritto dell’individuo e si preoccupa di stabilire che “la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.
E’ evidente infatti che la mamma che accudisce il figlio down o gloriosi istituti come il Cottolengo o il Filo D’oro, perdono la loro ragione d’essere e vengono in qualche modo bollati da un giudizio negativo perché si ostinano a voler assistere persone “affette da malattie che non permettono di vivere dignitosamente”.
Consegno a Lei queste mie preoccupazioni che vedo condivise anche da Ernesto Galli della Loggia e Giuliano Ferrara, laici non certamente omologabili al pensiero cattolico.
Con i più cordiali saluti
Carlo Giovanardi,
ministro per i Rapporti col Parlamento
saluti




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