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Gli effetti della Finanziaria sulle rendite catastali
Inchiesta nelle zone centrali di otto grandi città
Un salasso in arrivo dall'Ici aumenti fino al 300 per cento
La legge consente lo scatto da una categoria all'altra
I comuni più colpiti sarebbero Palermo Napoli e Genova
di ROSA SERRANO
Aumenti dell'Ici fra il 70 e il 300 per cento, un salasso in arrivo per centinaia di migliaia di proprietari immobiliari, in particolare per le quelli del Sud. Ecco l'effetto di quella parte del pacchetto casa, approvato dal governo con la Finanziaria 2005, che riguarda le rendite catastali. E che ha già suscitato le ire delle organizzazioni dei proprietari. A cominciare da Confedilizia, che ha annunciato un ricorso alla Corte costituzionale contro quella il presidente Corrado Sforza Fogliani ha definito una "patrimoniale aggiuntiva".
La manovra permette ai Comuni di chiedere all'Agenzia del Territorio la revisione della categoria di accatastamento delle abitazioni lì dove essa non corrisponde più alla situazione di fatto dell'immobile, il che avviene soprattutto nelle zone centrali. In altre parole, viene previsto che un'abitazione di una categoria bassa (per esempio popolare o ultrapopolare) possa essere promossa in una categoria più alta (ad esempio quella di tipo economico o civile).
La conseguenza è l'aumento della rendita catastale, cioè del parametro che permette di determinare il valore catastale di un immobile. Salirà quindi la base imponibile ai fini dell'Ici.
Con queste premesse, gran parte dei sindaci, a cominciare da Walter Veltroni a Roma, considera "molto concreto" il rischio di dover aumentare il carico fiscale per poter mantenere i servizi comunali. Con effetti che arrivano anche a quadruplicare, in certe zone soprattutto centrali, l'imposta comunale sugli immobili.
L'Agenzia del Territorio spiega che non si tratterà di una revisione generalizzata dei valori catastali. Nelle tabelle pubblicate in questa pagina consideriamo le abitazioni situate in zone centrali di sei grandi città italiane, e ipotizziamo (eventualità molto concreta) che la loro categoria, popolare (A4), ultrapopolare (A5) o economica (A3), diventi di tipo civile (A2): una scelta che la stessa relazione tecnica che accompagna la Finanziaria prevede possa avvenire, anche se entro percentuali che gli operatori del settore ritengono prudenziali. La scelta delle categorie catastali è stata determinata in modo da rendere il più omogenei possibili i raffronti.
Gli incrementi più consistenti della tassazione Ici riguardano l'"abitazione principale", dove la detrazione rimane la stessa sia per la tassazione attuale che per quella futura. Ad esempio, per un appartamento situato nel centro di Napoli e accatastato nella categoria ultrapopolare, ipotizzando il passaggio alla categoria A/2 (civile), l'aumento dell'Ici potrà essere del 324 per cento per l'abitazione principale e del 74,2% per la abitazione data in affitto senza agevolazioni. Nel centro di Palermo il passaggio dalla categoria di tipo economico a quella civile comporterebbe un aumento dell'Ici rispettivamente del 370% e dell'84%.
La differenza della tariffazione catastale fra città e città dipende dalle diverse situazioni abitative che provocano, per i centri di alcune città come, ad esempio Genova e Palermo, valori catastali bassi, rispetto a realtà come Roma, Milano e Bologna che hanno centri meno degradati. "Per la prima volta viene concesso ai Comuni un potere di accertamento - afferma Stefano Morandi, segretario del collegio dei geometri fiorentini - i quali conoscendo il proprio territorio potranno e dovranno segnalare all'Agenzia del Territorio su quali categorie e su quali classi operare i passaggi e, quindi, ottenere i conseguenti aumenti della tassazione Ici". I Comuni per limitare l'aumento della tassazione per le "abitazioni principali" potrebbero varare un aumento della detrazione "aggiuntiva" a quella ordinaria.
(10 ottobre 2004)




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