...luogo del crimine
Al quotidiano di Velardi & Polito Massimo D’Alema, noto “statista pensoso delle sorti del paese”, come si è modestamente autodefinito, ha confessato una sua ossessione: c’è una campagna orchestrata per indebolire Romano Prodi.
In materia non gli si può negare una certa competenza.
Sei anni fa, com’è noto, Prodi fu “indebolito” e messo in minoranza.
E fu lo stesso D’Alema a raccoglierne l’eredità di presidente del Consiglio.
Lo fece, ha scritto più volte dopo essere stato costretto a sua volta alle dimissioni, con estrema riluttanza, della quale invece non si notò alcuna traccia quando pontificava in quel di Gargonza sull’Ulivo buono solo per i giorni di festa.
Per la verità anche recentemente, con l’aria di difenderlo, ha detto che Prodi “più che pensare a rafforzarsi ancora, deve convincersi ad usare fino in fondo la forza che ha”.
Ma da allora è già passata una settimana, e ora D’Alema si curva preoccupato sulla “manovra politica tesa a indebolirlo”.
Chi siano i loschi “manovratori” non è però chiaro.
Escluso il centrodestra, che osteggiando Prodi non fa che il proprio mestiere, escluso Francesco Rutelli, con cui non conviene litigare, resta la “vecchia Italia” e i personaggi “nuovi solo perché lavati con Perlana”.
Insomma abbiamo di nuovo a che fare con le solite “forze oscure annidate nell’ombra”.
Ad esse D’Alema si oppone, come un eroe di Metastasio, in eroica solitudine, visto che, come afferma “ufficialmente”, i dalemiani
“non esistono”.
E’ vero che, se esistessero, non sarebbero prodiani, almeno a giudicare da quel che scrivono quando insistono sull’esigenza di un salto generazionale e di un rinnovamento della leadership dell’Ulivo.
Chissà se Prodi si sente rassicurato dalla ridondante esibizione di fedeltà di D’Alema.
Si dice che il professore bolognese abbia la memoria lunga.
Se è così, sicuramente ricorderà le analoghe professioni di indefettibile certezza nel successo del governo Prodi nel fatidico voto in cui invece fu travolto.
Forse penserà anche a un vecchio adagio popolare: dagli amici mi guardi Iddio, che ai nemici ci penso io.
saluti




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