Buttiglione e trappole sempre in agguato
Quando le metafore si imbattono nei pregiudizi
Marina Corradi
Un passa-parola mediatico, un rimbalzare tra tv e radio private, tra una canzone e una dedica: «Sapete cosa ha detto l'onorevole Buttiglione? Che le madri sole non sono buone madri». Impossibile, pensi, ma poi leggi il testo delle agenzie dal convegno di Saint Vincent, dove Buttiglione ha parlato. E il testo dice: «I bambini che hanno solo una madre e non hanno un padre sono figli di una madre non molto buona. E i bambini che hanno solo un padre non sono bambini perché un uomo da solo può fare un robot, ma non può fare bambini».
Dunque, la frase sulla madre sola e non buona, c'è davvero. Ma, precisa Buttiglione sgomento: «Io parlavo per metafora, non mi riferivo ai single, commentavo la frase di Robert Kagan, tratta dal famosissimo Paradiso e potere, secondo cui l'Europa è figlia di Venere perché rifugge dalla forza, mentre gli Usa sono figli di Marte...».
Noi siamo certi che il professore parlava per metafora. Siamo certissimi del suo profondo rispetto per il coraggio di tante donne che da sole allevano un figlio. Che parlava dei figli mitologici dell'Europa e del Nuovo Mondo, secondo la lettura del famosissimo saggio di Kagan. Peccato che Kagan sia famosissimo in una ristretta élite di intellettuali, e poi rimangono gli altri, cui evidentemente la metafora è del tutto sfuggita, prosciugata dalla ventosa delle polemiche. Meglio stare attenti un'altra volta alle metafore.
Perché il messaggio passato ieri nella conversazione dei bar, delle botteghe di parrucchiere, tra studenti fuori da scuola è che Buttiglione, cattolico, - il "solito cattolico" - ha detto che le ragazze madri sono cattive madri. E che i bambini che hanno solo il padre non sono nemmeno bambini.
Sembrano, queste metafore, fatte su misura per ribadire antichi, marmorei luoghi comuni sui cattolici: bigotti, moralisti, duri nel giudicare il prossimo quanto avari nella misericordia. Le madri sole, cattive madri - simili giudizi ci riportano indietro di cinquant'anni. C'è stato un tempo in cui ques to era il sentire di molti cattolici. Quel tempo è passato, la Chiesa ha saputo correggere questo moralismo, i fedeli sono cambiati. Non condannano, accolgono. Centinaia di donne sole, straniere, le più sole di tutte, riescono a diventare madri ogni anno, talora grazie ad associazioni cattoliche. L'importante è che ce la facciano, qui è la loro dignità.
Ma se la mentalità cattolica s'è aperta all'incontro, al rispetto, all'aiuto, il pregiudizio tuttavia permane, tenace. C'è un ostinato "non" voler vedere quali sono autenticamente le ragioni cristiane a proposito di famiglia, di riproduzione, o di sessualità, e invece un voluto trincerarsi nel luogo comune più trito e beceramente bugiardo. È l'onda di film come Magdalene o La mala educacion di Almodovar, della individuazione dei cattolici come agenti portatori di ogni male e ipocrisia. Un rigurgito di vecchio anticlericalismo laicista che si riverbera e diffonde però, attraverso i media, a livello popolare.
Ora, c'è appunto chi già lavora alla sedimentazione di questo confuso "rancore" a livello di massa. L'obiettivo è un disfacimento di quel tessuto popolare e familiare che ancora tiene. Occorre in ogni modo contrastare questa sorta di zapaterismo nostrano che prende piede, guardandosi anche dal non provocarlo gratuitamente. Non si può dire che una madre sola «non è molto buona», nemmeno parlando di Venere e di Marte: se poi si ha appena subito un affronto e i giornalisti ci stanno appresso per raccogliere anche solo un sospiro, l'autodisciplina allora deve farsi spietata. Bisogna usare i media, non farsene usare. E per carità, d'ora in poi, con le metafore, basta.


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