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  1. #1
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito Buttiglione:quando le metafore si imbattono nei pregiudizi

    Buttiglione e trappole sempre in agguato

    Quando le metafore si imbattono nei pregiudizi


    Marina Corradi

    Un passa-parola mediatico, un rimbalzare tra tv e radio private, tra una canzone e una dedica: «Sapete cosa ha detto l'onorevole Buttiglione? Che le madri sole non sono buone madri». Impossibile, pensi, ma poi leggi il testo delle agenzie dal convegno di Saint Vincent, dove Buttiglione ha parlato. E il testo dice: «I bambini che hanno solo una madre e non hanno un padre sono figli di una madre non molto buona. E i bambini che hanno solo un padre non sono bambini perché un uomo da solo può fare un robot, ma non può fare bambini».
    Dunque, la frase sulla madre sola e non buona, c'è davvero. Ma, precisa Buttiglione sgomento: «Io parlavo per metafora, non mi riferivo ai single, commentavo la frase di Robert Kagan, tratta dal famosissimo Paradiso e potere, secondo cui l'Europa è figlia di Venere perché rifugge dalla forza, mentre gli Usa sono figli di Marte...».
    Noi siamo certi che il professore parlava per metafora. Siamo certissimi del suo profondo rispetto per il coraggio di tante donne che da sole allevano un figlio. Che parlava dei figli mitologici dell'Europa e del Nuovo Mondo, secondo la lettura del famosissimo saggio di Kagan. Peccato che Kagan sia famosissimo in una ristretta élite di intellettuali, e poi rimangono gli altri, cui evidentemente la metafora è del tutto sfuggita, prosciugata dalla ventosa delle polemiche. Meglio stare attenti un'altra volta alle metafore.
    Perché il messaggio passato ieri nella conversazione dei bar, delle botteghe di parrucchiere, tra studenti fuori da scuola è che Buttiglione, cattolico, - il "solito cattolico" - ha detto che le ragazze madri sono cattive madri. E che i bambini che hanno solo il padre non sono nemmeno bambini.
    Sembrano, queste metafore, fatte su misura per ribadire antichi, marmorei luoghi comuni sui cattolici: bigotti, moralisti, duri nel giudicare il prossimo quanto avari nella misericordia. Le madri sole, cattive madri - simili giudizi ci riportano indietro di cinquant'anni. C'è stato un tempo in cui ques to era il sentire di molti cattolici. Quel tempo è passato, la Chiesa ha saputo correggere questo moralismo, i fedeli sono cambiati. Non condannano, accolgono. Centinaia di donne sole, straniere, le più sole di tutte, riescono a diventare madri ogni anno, talora grazie ad associazioni cattoliche. L'importante è che ce la facciano, qui è la loro dignità.
    Ma se la mentalità cattolica s'è aperta all'incontro, al rispetto, all'aiuto, il pregiudizio tuttavia permane, tenace. C'è un ostinato "non" voler vedere quali sono autenticamente le ragioni cristiane a proposito di famiglia, di riproduzione, o di sessualità, e invece un voluto trincerarsi nel luogo comune più trito e beceramente bugiardo. È l'onda di film come Magdalene o La mala educacion di Almodovar, della individuazione dei cattolici come agenti portatori di ogni male e ipocrisia. Un rigurgito di vecchio anticlericalismo laicista che si riverbera e diffonde però, attraverso i media, a livello popolare.
    Ora, c'è appunto chi già lavora alla sedimentazione di questo confuso "rancore" a livello di massa. L'obiettivo è un disfacimento di quel tessuto popolare e familiare che ancora tiene. Occorre in ogni modo contrastare questa sorta di zapaterismo nostrano che prende piede, guardandosi anche dal non provocarlo gratuitamente. Non si può dire che una madre sola «non è molto buona», nemmeno parlando di Venere e di Marte: se poi si ha appena subito un affronto e i giornalisti ci stanno appresso per raccogliere anche solo un sospiro, l'autodisciplina allora deve farsi spietata. Bisogna usare i media, non farsene usare. E per carità, d'ora in poi, con le metafore, basta.

  2. #2
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito Re: Buttiglione:quando le metafore si imbattono nei pregiudizi

    Coscienza e politica


    Scivolosa china verso l'intolleranza



    di Cesare Mirabelli

    Alcuni anni fa in un grande Paese dell'America latina, orgoglioso delle sue origini rivoluzionarie e della tradizione laica radicale delle proprie istituzioni, ma con sentimenti popolari profondamente religiosi, un professore dichiaratamente cattolico era stato nominato Defensor del Pueblo. Polemiche scattarono per questa scelta, che vedeva una personalità apprezzata, ma dall'evidente e riconoscibile profilo religioso, assumere funzioni di forte rilievo pubblico. L'interessato aveva difeso senza timidezze la sua posizione, nella giusta convinzione che avrebbe potuto garantire i diritti dei cittadini, come la carica richiedeva, difendendo anzitutto la sua libertà religiosa.
    Il contesto ed i tempi sono diversi, ma non mancano somiglianze con le vicende che hanno visto nel Parlamento europeo indagare le convinzioni di coscienza e religiose di un candidato alla carica di commissario, per dedurne valutazioni sulla idoneità all'esercizio di quelle funzioni. La questione così posta è se un cattolico (ma anche di altra fede) che manifesti su temi discussi e di frontiera le sue convinzioni, coerenti con la propria impostazione religiosa e culturale, possa svolgere funzioni pubbliche istituzionali, o se queste non siano pregiudicate da convinzioni radicate nella coscienza; sicché, indagate queste convinzioni, anche su di esse si dovrebbe fondare un giudizio politico. Da qui è assai breve il passaggio verso la china che porta ad una discriminazione religiosa, sottile ma non meno insidiosa.
    Questa impostazione richiama alla memoria il lungo arco di tempo nel quale era diffuso il pregiudizio che i cattolici, anche quelli impegnati in modo esemplare nell'attività politica, non avessero un adeguato "senso dello Stato"; o che questo fosse attenuato e messo a rischio da vincoli di coscienza e religiosi. L'esperienza ha dolorosamente smentito questo pregiudizi o. Molti uomini di limpida e dichiarata fede cattolica, impegnati nelle istituzioni, identificati anzi con esse, sono stati uccisi proprio perché leali e riconoscibili uomini dello Stato.
    La medesima pregiudiziale riaffiora ora. Chi manifesta forti convinzioni e, pur nel rispetto delle leggi che la comunità politica richiede, rivendica il primato della coscienza e propone con chiarezza un giudizio morale, rappresenterebbe un'insidia per una visione della politica, che assuma come proprio cardine il relativismo, e costituirebbe un pericolo per le istituzioni, se a queste si chiede una neutralità assicurata dalla assenza di qualsiasi riferimento oggettivo.
    Un atteggiamento di questo tipo, anche se non così netto, mette a rischio proprio ciò che suppone di salvaguardare: trasformando il relativismo in assoluto, ne fa l'unico valore ammesso; affermando una neutralità a-valutativa, prende parte solo per essa ed esclude ogni identità che differenzia.
    Nel voto sulla nomina di Rocco Buttiglione è difficile dosare quanto abbiano giocato tattica e schieramenti politici e quanto posizioni di principio; come pure dire quante delle giuste reazioni che sono seguite hanno una radice ideale e quante sono frutto di contingente contrapposizione politica. Resta evidente che è affiorato il rischio di una sottile discriminazione della persona per le sue convinzioni morali, religiose e di coscienza, e si è manifestata intolleranza per quelle convinzioni e posizioni culturali, che si vorrebbero escluse dal panorama pubblico.
    Senza farsi risucchiare dalle polemiche, che questo episodio pure sollecita, dovremmo tutti riflettere pacatamente sui rischi che la libertà corre sempre, anche ad opera di chi ne agita il vessillo e pretende di avere il monopolio di questo ideale. Può accadere che chi coltiva nella propria coscienza una genuina c onvinzione religiosa abbia più passione per la libertà dell'altro, che considera sempre nella sua dignità di creatura umana; mentre una tolleranza selettiva o, che è lo stesso, un'intolleranza strisciante, può trovare agevolmente spazio proprio là dove se ne stigmatizza il contenuto, attribuendola a chi manifesta un forte radicamento delle sue convinzioni nella verità.

  3. #3
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    Predefinito

    Ok, Buttiglione ha dei problemi di comunicazione.

    Bastava che dicesse subito: "Questa è una metafora che fa Kagan" e capivano subito anche le parrucchiere e i gli avventori del bar.
    Se no si rischia di non cogliere la differenza quello che fa Buttiglione e quello che fa Kagan.

 

 

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