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Discussione: I nuovi

  1. #1
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    Predefinito I nuovi

    ...."diversi"

    “Dopo aver ignorato la comune radice giudaico cristiana del vecchio continente, si passa ora alla discriminazione di chi si professa cattolico. L’attacco a Buttiglione è solo l’ultimo atto di quella intellighenzia laicista che vuole scomunicare le diverse culture sociali e religiose presenti in Europa. Manca solo che i cattolici siano additati dal pensiero dominante come ‘diversi’, quasi fossimo di fronte al triste revival degli anni Trenta in cui gli ebrei dovevano portare la stella di David cucita sui vestiti”.

    Raffaello Vignali, presidente della Compagnia delle Opere alle settimane sociali della Chiesa, Bologna 9.10.2004

    saluti

  2. #2
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    Predefinito Il Parlamento di Pedro....

    ....e di Zap

    Secondo le mezze calzette della commissione per le libertà pubbliche del Parlamento europeo, che non si sa perché non è presieduta da un libico come la sua omologa dell’Onu, se un commissario a domanda risponde: “Sono cattolico, questa è la mia idea della vita e della morale, ma le politiche del mio mandato saranno ovviamente ispirate alla distinzione laica tra morale e legge”, allora bisogna bocciarlo.
    Sarebbero almodovariani, non fossero piccoli pesci piuttosto, smarriti in un acquario occidentale dove gli artisti come Pedro cantano il lamento finale del nostro modo di vita e i politicanti ragliano senza salire al cielo.
    Sarebbero zapateristi, se avessero il tocco da grande demagogo del premier spagnolo, la sua sovrana impudenza democratica invece che la loro impunita saccenza burocratica.
    Sono solo sudditi della smarrita ideologia di un ceto politico che, nell’inverno di ogni pensiero logico e razionale, celebra la sua onnipotente correttezza, il suo dispotico adeguamento ai tempi.
    Inutile perdere tempo con l’argomentazione, è evidente per tabulas, in base alle carte, che in questa bocciatura per un voto, che speriamo sia cassata da una volontà politica residua di essere seri, prevale soltanto il banale modernismo del mainstream euro-occidentale.
    Buttiglione, lo ripetiamo, non è andato lì a dire in quattro-cinque lingue, ci mancherebbe altro, che il suo sarà un mandato ispirato alla discriminazione verso gli omosessuali e al rientro delle donne in cucina, ha soltanto ribadito il suo status autonomo e libero di professore cattolico e amico di Giovanni Paolo II e del suo pontificato, distinguendolo accuratamente dal suo compito laico di commissario designato del governo italiano, a disposizione del laico lavoro della Commissione esecutiva per la realizzazione di politiche ispirate alla carta dei diritti da lui stesso seguita e approvata nel suo ruolo politico di ministro per gli Affari europei. Ma la sua bocciatura a tradimento, dopo che giustamente è caduto il papocchio parlamentarista sulle deleghe scambiate, è un test decisivo per tutti: per gli intellettuali e i politici davvero laici, che dovrebbero levare ferma la loro protesta per questo comportamento giustamente definito oscurantista dal presidente del Consiglio; e per la Chiesa cattolica, che deve decidere una buona volta se voglia diventare o no una specie di Onu dello spirito, cioè un’istituzione irrilevante nelle grandi e cruciali guerre culturali del nostro tempo.
    E nelle altre guerre.

    Ferrara su Il Foglio del 12 ottobre

    G.F. dovrebbe sapere che i falsi e gli imbroglioni preferiscono stare con i simili.
    Buttiglione "muto" avrebbe passato l'esame.

    Che schifo! Ha da venì il "referendum".

    saluti

  3. #3
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    Predefinito Il Cav. contro chi nega libertà...

    ….di coscienza

    Bruxelles. “Il voto senza precedenti di una commissione del Parlamento europeo contro il professor Rocco Buttiglione, commissario designato dal governo italiano e le cui deleghe sono state definite dal presidente della commissione esecutiva, è un brutto inizio, in termini politici, per la vita dell’assemblea di Strasburgo – dice al Foglio il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi – E’ significativa anche la rozzezza propagandistica degli argomenti ad personam usati dalla delegazione parlamentare italiana, nella sua componente di sinistra.
    Sul piano culturale e civile la sola idea di mettere in discussione la libertà di coscienza e di opinione di un commissario di formazione e di fede cattolica, contestando la distinzione laica da lui esplicitamente affermata tra morale e legge, tra morale e diritto, ha un sapore integralista se non oscurantista”.
    L’agguato è riuscito in modo tanto serio quanto comico.
    Serio, perché mostra un Europarlamento ostaggio di un manipolo di girotondini.
    Comico per le procedure che hanno portato il centrosinistra a votare Buttiglione vicepresidente della Commissione e il centrodestra a determinarne la bocciatura.
    Che la commissione Libertà pubbliche fosse ostile al commissario italiano, si sapeva. Buttiglione è stato l’unico a doversi sottoporre a due hearings: quello della commissione giuridica, a lui favorevole per il lavoro svolto nel semestre di presidenza su dossier difficili come l’Opa, e quello della Libertà pubbliche, storicamente occupata dal centrosinistra (socialisti, liberali, verdi e comunisti), dove l’agguato era stato preparato sulle libertà civili e sull’immigrazione.
    L’occasione era ghiotta: il rapporto di forza nella commissione Libertà pubbliche, contrariamente all’insieme del Pe, è favorevole al centrosinistra, che non ha esitato a porre le sue condizioni al presidente Durão Barroso. Da qui doveva partire la mediazione col centrodestra, ma il Partito popolare europeo non ha avallato ciò che è politicamente e legalmente inaccettabile: “la presentazione entro un anno di un’iniziativa legislativa che miri a garantire il pluralismo dei media e ad affermare la responsabilità dell’Ue sulla questione”, quando l’Ue non ha competenza in materia.
    Constatata l’impossibilità di un compromesso, il presidente della Libertà pubbliche, Jean Luis Bourlanges, ha deciso di mettere al voto due opzioni: un parere favorevole alla nomina di Buttiglione, bocciato 27 a 26, e la richiesta di attribuzione di un altro portafoglio contestualmente alla sua conferma come vicepresidente, respinta da 28 eurodeputati. Risultato: “il rigetto delle proposte 1 e 2 significano il rifiuto della nomina di Buttiglione”.
    Solo che tra i 28 eurodeputati che hanno bocciato Buttiglione si contano i popolari – Forza Italia compresa – e tra chi lo voleva nella Commissione ci sono i socialisti, buona parte dei liberali e dei verdi.
    Antonio Tajani spiega che “il nostro voto, quello del Ppe, era chiaramente contro il cambio di portafoglio per Buttiglione”, mentre nel centrosinistra si festeggia per un risultato insperato e nemmeno voluto.

    Le mire di Parigi, la risposta del Ppe
    Socialisti e liberali miravano a infliggere una sconfitta personale a Buttiglione, ma senza mettere in discussione l’equilibrio dell’esecutivo Barroso.
    Ora, invece, quell’accordo politico è saltato e c’è da attendersi rappresaglie del Ppe o “prese d’ostaggio”, come le ha definite un eurodeputato, riferendosi all’ex comunista ora socialista Laszlo Kovac e alla liberale Marrian Fischer Boel (Agricoltura).
    Quanto agli italiani, il rischio di dispiacere oltre Tevere ha consigliato a Lapo Pistelli, rappresentante di Rutelli, un’assenza strategica.
    Ora nel Pe, si cerca di ridimensionare l’accaduto:
    lo pseudoliberale Graham Watson spiega che “tutto dipende da cosa decideranno i capigruppo mercoledì”.
    La realtà è che il Pe non può sfiduciare un commissario e spetta a Barroso, che ha già definito “prive di senso” le speculazioni su un rimpasto, la responsabilità di decidere sui suoi uomini.
    Resta che si sono dati pretesti a chi, come Parigi, vorrebbe un portafoglio più importante e che, come ha detto Buttiglione, “chi si presenta come rappresentante della cultura della non discriminazione” ha commesso “un peccato di discriminazione ideologico e personale”.

    saluti

 

 

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