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Discussione: Strapaese

  1. #1
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    Predefinito Strapaese

    Secondo me si tratta di un movimento letterario molto interessante e da cui prendere spunto,in quanto in pieno fascismo criticava gli abbattimenti dei vecchi borghi medievali e satireggiava il fascismo accademico ufficiale,teatrale e accademico. Un movimento letterario che metteva al centro della sua azione il regionalismo,le tradizioni locali,il folclore e l'arte goliardica di ridere della politica e dei suoi cerimoniali. Insomma un movimento da cui si può trarre qualcosa di utile per le nostre battagli e il nostro "modus operandi" nel fare politica.

  2. #2
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    Predefinito Riferimento: Strapaese

    Da Wikipedia Il Selvaggio è una rivista ideata da Angiolo Bencini, un ex-ufficiale e vinaio, Ras di Poggibonsi in provincia di Siena. Bencini contatta il giornalista ed appassionato di disegno e esperto xilografo e incisore Mino Maccari che apprezza molto l'iniziativa ed a cui affida l'incarico di redattore della rivista, diventandone in seguito anche direttore.
    "Il Selvaggio" inizia le sue pubblicazioni a Colle Val d'Elsa, presso la Tipografia Bardini, il 13 luglio 1924, due anni dopo la marcia su Roma e dopo un mese dall'assassinio di Matteotti e riporta sotto la testata del primo numero la qualifica di Battagliero fascista.
    Dal 1924 al 1925 Il Selvaggio presenta caratteri chiaramente squadristi, agrari e bastonatori come si può leggere sul numero del 12 ottobre 1924 nell'editoriale Botte ai liberali, o sul numero del 9 novembre 39 milioni di legnate e ancora sul numero del 18 maggio 1925 Selvaggia provincia svegliati!.
    Nel 1926 la rivista viene assunta da Maccari e cambiano molte cose. La crisi Matteotti era intanto stata superata e il Duce aveva dato, alla Mostra del Novecento, la parola d'ordine di "normalizzare la vita pubblica".
    Stralcio da Addio al passato
    Gli episodi politici o pseudopolitici, i loro sviluppi e le loro vicende, non ci interessano più (...). Noi sentiamo bene che oggi non è permesso a chiunque fare della politica. Col fascismo, la politica è arte di Governo, non di partito (...).
    Non c'è che l'arte. L'arte è l'espressione suprema dell'intelligenza di una stirpe. Una rivoluzione è anzitutto e soprattutto un atteggiamento e un orientamento dell'intelligenza. Dunque dalla produzione artistica noi avremo l'indice del valore d'una rivoluzione. Il discorso del Duce alla Mostra del Novecento conferma tale concetto: esso ha pesato in modo decisivo sulla crisi del Selvaggio, il cui atteggiamento aveva già tutti i caratteri d'una manifestazione artistica; sicché nessun potrà meravigliarsi dell'avere il Selvaggio chiuso il suo periodo squadristico ed eletto a compito d'una sua nuova vita la coltivazione dell'arte.
    In questo modo, dopo numerosi contrasti, escono dal gioco politico e sarà il Maccari stesso a pubblicare, nell'articolo di fondo intitolato "Addio al passato" il nuovo indirizzo del Selvaggio che non intende più essere l'esempio di un fascismo agonistico ma una rivista che deve dedicarsi all'arte, alla satira e alla risata politica.
    Il Selvaggio, la cui sede fu trasferita da Colle Val d'Elsa, avrà una periodo fiorentino, tra il marzo 1926 e il dicembre del 1930, una parentesi torinese tra il 30 gennaio e il 30 dicembre 1931 e un periodo romano dal 31 marzo 1932 al 1943 e da tutte e tre i periodi riuscirà a trarre un intelligente vigore per le sue battaglie che difendono, tra tolleranza e censura, l'autonomia dell'arte e il diritto dell'attività culturale di "ridere" della politica, fatto quest'ultimo che costerà alla rivista numerosi casi di sequestro.
    Il Selvaggio tralascia i protagonisti dell'arte di stato come Oppo, Marinetti e Ojetti e punta su veri artisti anche se poco graditi al regime o addirittura sconosciuti. Hanno così spazio sui fogli de "Il Selvaggio" artisti come Giorgio Morandi, Luigi Spazzapan, Renato Guttuso, Orfeo Tamburi e tra i narratori, Arrigo Benedetti, Aldo Buzzi, Mario Tobino, Romano Bilenchi, Luigi Bartolini, Elsa Morante e Guglielmo Petroni. La rivista non dispensa inoltre gli attacchi contro i firmatari della Protesta Croce, l'antisemitismo di Ardengo Soffici e la polemica contro i redattori di Solaria.

  3. #3
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    Predefinito Riferimento: Strapaese

    ------------------------- PUBBLICATO ------------------------------ NOVECENTO "Il Selvaggio di Mino Maccari": torna l' antologia curata da Carlo Ragghianti TITOLO: Strapaese delle meraviglie Dalla nascita come organo dello squadrismo di Colle Val d' Elsa al fatidico ' 43: sempre in polemica con il regime, in nome di un fascismo indomito e casereccio - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - - Il Selvaggio, il cui atto di nascita si fa risalire al 1927, quando Mino Maccari ne assunse la direzione unica (ma esisteva gia' dal 1924 come organo dello squadrismo di Colle Val d' Elsa), non cesso' mai di perseguire il "sogno... di un fascismo immaginario, rustico e garibaldino, incorrotto e intrepido, veridico e giusto, intelligente e sereno, paternamente saggio e insieme forte della forza ch' e' della pura, intatta, ideale giovinezza". Sono parole di Carlo L. Ragghianti che, nel 1955, pubblico' per Neri Pozza un' antologia di quella rivista, Il Selvaggio di Mino Maccari, oggi riproposta tal quale: e forse era il caso di arricchirla di piu' complete informazioni. Nel Selvaggio imperava il mito di Strapaese, cioe' , diceva Ragghianti, l' esaltazione della "strafottenza e della saggezza antica, del randello raddrizzatore e persuasivo", tutte cose che erano all' opposto di quelle intrise di spirito pariginale che Malaparte avrebbe ravvisato nel "900" di Bontempelli e che ben meritavano la denominazione di Stracitta' . Ma lasciamo parlare Orco Bisorco, una delle tante incarnazioni di Maccari, che, nell' anno della sua prise de pouvoir, indentificava il compito di Strapaese con "la difesa di quegli elementi di italianita' che costituiscono le radici naturali della civilta' nostra e della nostra potenza, contro teorie, pratiche e tendenze che sotto la specie della modernita' potessero inquinarli e corroderli". Ragghianti penso' che dietro la retorica vanita' di quelle parole ci fosse stato un altro scrittore toscano, "tipico per il suo amore non corrisposto per le idee", alludendo, io credo, a Papini. Ma soprattutto incombeva su tali auspici l' ombra di Soffici, il quale, se era stato l' artefice di un integrale svecchiamento della cultura italiana, non tanto con la scoperta di Rimbaud quanto coi suoi scritti d' arte, tornava volentieri agli umori del Lemmonio Boreo, un autoritratto e insieme un programma di superomismo casereccio pubblicato nel 1911. "Quei tre uomini . ci sembra eloquente questo passaggio del Lemmonio . con la loro sobrieta' , con la forza dei bracci nudi, abbronzati dal sole, e la resistenza feroce al lavoro e alla pena, rappresentavano per lui una lezione solenne di virilita' dura al compito... Erano i prototipi di una razza, la sua, intatta da migliaia e migliaia d' anni, e sulla quale si poteva sempre contare ogni volta si avesse da edificare o da distruggere". Ci fu, nel Selvaggio, qualcosa di piu' che un mero vento di fronda. Il Duce aveva proclamato: "Io premio gli italiani che mi dicono la verita' , specialmente quando e' amara". Il Selvaggio prese alla lettera quella promessa e pote' vantarsi di aver detto "quanto nessuno in Italia aveva osato dire, e cose che la stampa taceva o per vilta' o per ipocrisia o per bestiale indifferenza". E questo . lo ripetiamo con Ragghianti . era semplicemente esatto. Ma che Maccari assicurasse alla rivista . nei sedici anni della sua gestione, fino al fatidico ' 43 . un bilancio piu' positivo di quello affidato a un' opposizione interna, lo sta a dimostrare la sua stessa opera grafica, specialmente le xilografie che portavano il gusto della stampa popolare all' incandescenza dell' espressionismo, con un furore di satira antiborghese che non poteva provenire da Strapaese, ma da uno sguardo ben aperto sull' Europa: automatico il rinvio a Grosz. Quanto poi all' impegno di sincerita' , da Ugo Ojetti a Roberto Farinacci . per citare due indici opposti . i quadri ufficiali del Partito furono aggrediti e scompaginati, e cioe' "tutto il professionismo politico e artistico politico". I sequestri non si fecero attendere, eppure Maccari non perse la convinzione di essere lui il fascista vero, quasi che in Italia, come qualcuno gli obietto' , "non bastasse un fascismo solo, quello di Mussolini, e ci potesse essere posto anche per il suo". E in un certo senso fu cosi' veramente. Pensiamo alla xilografia del 1931 intitolata Pazienza del buon fascista, dalla quale appare chiara una cosa: che se non gli era consentita la satira del regime, gli era lecito sparare a zero sulle sue componenti: una folla di parassiti . preti, massoni, uomini d' ordine, libertini, capitalisti, militaristi, snob e artisti venduti . passeggia sul corpo di un giovanotto di buona tempra contadina, che per il momento sembra non accorgersi di loro. Del 1934 e' una tavola con la grottesca e atroce faccia di Hitler, da cui Maccari prendeva spunto per attaccare la teoria nazista della razza. Cio' che piu' ci colpisce . in un momento in cui fascimo e nazismo erano ancora lontani dal connubio . non e' la posizione politica, ma la capacita' di cogliere in quell' immagine un misto indissolubile di volgarita' e crudelta' . L' artista vale qui piu' del polemista: non sara' cosi' quattro anni dopo, con le stupefacenti sfottiture di Interlandi e delle leggi razziali fasciste: "A Telesio Interlandi . or ciascun si raccomandi, . presentando, com' e' logico, . l' albero genealogico". Singolare pero' questa antologia: Maccari scrittore e poeta bisogna cercarlo in quella sessantina di pagine che contengono le Note alle centotrentaquattro Tavole. Degli altri collaboratori si sa, anno per anno, quando sono entrati e quando sono usciti di scena, ma non vengono rappresentati coi loro scritti, mentre diversi artisti contemporanei accolti nella rivista appaiono in riproduzione nell' ampia premessa di Ragghianti. E bastano le splendide incisioni di Morandi per riconoscere che non ci fu Strapaese meno strapaesano di quello.

    Baldacci Luigi

  4. #4
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    Predefinito Riferimento: Strapaese

    Leo Longanesi - Parliamo Dell’Elefante
    Mi sono finalmente deciso a scrivere qualcosa su uno dei più bei libri su cui mi sono imbattutto quest’anno: sto parlando di “parliamo dell’elefante” di Leo Longanesi. Per chi non conoscesse l’autore nacque nel 1905 in provincia di Ravenna, fin da giovane aderì al fascismo (suo “vademecum del perfetto fascista” - “mussolini ha sempre ragione”) e come scrive Italica “curò la proprio eleganza in modo maniacale” (cit. Le apparenze hanno per me uno straordinario valore e giudico tutto dall’abito… ho il coraggio di essere superficiale), riprendendo sempre la testata “adulto, si faceva fare gli abiti da Caraceni, portava cravatte blu a pallini bianchi e - sempre - cappelli Borsalino.




    Giornalista, scrittore satirico, pittore, disegnatore e caricaturista, fondò alcuni periodici che ebbero un’importante funzione nella vita politico-culturale nostrana” non avrei altro aggiungere di un autore proclamato antifascista durante il ventennio e fascista nel dopoguerra se non parlassi della sua genialità, la sua ironia, la sua incredibile personalità: parliamo dell’elefante è una sorta di diario - “frammenti di un diario” - che prende in analisi gli anni a cavallo tra il 1938 e il 1948, qui troviamo pensieri, riflessioni, opinioni, appunti di un Longanesi senza peli sulla lingua… un personaggio contro tutto e tutti, anche se stesso
    “Vissero infelici perchè costava meno”
    “Non bisogna appoggiarsi troppo ai princìpi, perché poi si piegano”
    “Il professore di lingue morte si suicidò per parlare le lingue che sapeva”
    “Sono distratto, vago, approssimativo ed anche snob”
    “I nostri letterati vanno a sinistra; essi sperano che a sinistra la fantasia sia più fertile. Il comunismo, per costoro, è un lassativo che dovrebbe smuovere la loro stitichezza”
    “Credono di essere di sinistra perchè mangiano il pesce col coltello”
    “Molta paura in tutti del comunismo; molta paura in tutti di non sembrare comunisti; molta paura nel comunismo di non piacere a tutti.
    T. si crede antifascista soltanto perchè il fascismo non si accorse di lui.
    L., in attesa della rivoluzione proletaria, vive di rendita.”
    “Conservatore in un paese in cui non c’è nulla da conservare”
    Alcuni aforismi tratti da questo suo libro.
    Montelli di lui disse “Era un grande maestro. Insopportabile, cattivo, ingiusto, ingrato. Ma un grande Maestro. L’ultimo.”
    quello che direbbero a tutti i veri geni, quelli incompresi.

    p.s. Si sconsiglia ovviamente la lettura ai comunisti ottusi, i fascisti ottusi, ma anche probabilmente ai falsi moderati ottusi.

  5. #5
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    Giustamente tu consigli la lettura a comunisti,fascisti e moderati ottusi. L'unico appunto che mi permetto di farti è quello di aver omesso, dalla lista di ottusità da te elencata, i bacia pile ed i bigotti di ogni risma, i perbenisti, i moralisti, i conservatori, anche loro in quanto Leopoldo Longanesi era un Libertario, un Anarchico a cui lo stesso Mussolini disse:"Resti così, lei è un anarchico non cambi mai".Longanesi viene incluso, a torto, tra i conservatori italiani quando in realtà la sua battaglia principale fu sempre contro di essi. Il Nostro elaborò l'idea di costruire una grande destra svincolata da tutta la zavorra che l'ha sempre contraddistinta, ed in parte ci riuscì. Il risveglio fu traumatico ed il sogno svanì quando si accorse di aver aggregato al suo progetto anche coloro che aveva sempre combattuto, i conservatori. Da qui nacque l'equivoco del "Longanesi conservatore".
    NON VOTO NEL REALE,NON VOTO NEL VIRTUALE....GRAZIE!

  6. #6
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    Io penso che Longanesi sia da annoverare tra i conservatori,in quanto non solo lui,ma strapaese esaltava le consuetudini,le tradizioni e il folclore popolare. Ciò non toglie che un conservatore può essere libertario,anzi il conservatore deve avere un'anima libertaria. Il conservatore non può essere se non un fedele servitore della libertà.

  7. #7
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    Citazione Originariamente Scritto da Forfy Visualizza Messaggio
    Io penso che Longanesi sia da annoverare tra i conservatori,in quanto non solo lui,ma strapaese esaltava le consuetudini,le tradizioni e il folclore popolare. Ciò non toglie che un conservatore può essere libertario,anzi il conservatore deve avere un'anima libertaria. Il conservatore non può essere se non un fedele servitore della libertà.
    Se fai la distinzione che hai citato, si. Longanesi era un frondista, un uomo poco legato alle convenzioni e anche quando il suo "Borghese" diventò il punto di riferimento anche dei conservatori, tenne nei loro confronti un profilo irriverente. Avendo fatto parte di quella generazione degli anni trenta,una generazione di intellettuali uniti da un comune spirito libertario, e provenendo da una famiglia anarchica e piccolo borghese,Longanesi sarebbe meglio inserirlo tra coloro che contribuirono a costruire la "via Italiana al Libertarismo".
    NON VOTO NEL REALE,NON VOTO NEL VIRTUALE....GRAZIE!

  8. #8
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    Io penso che si può essere Libertari e Conservatori allo stesso tempo le due cose non sono incompatibili.Questo è il succo del mio discorso.

  9. #9
    MaxRed
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    Un ottimo post. Un aspetto del Fascismo che non ho mai condiviso è stato proprio quello di voler a tutti i costi omologare le culture differenti dello stivale, penalizzando i dialetti e le usanze territoriali. Tentativo che fortunatamente fallì in pieno, visto che in molte aree i giovani sanno e parlano perfettamente i loro dialetti e proseguono nelle loro usanze localiste. Purtroppo il buonismo, l'immigrazione incontrollata ed il lassismo imperante delle istituzione stanno facendo di tutto perchè queste cose scompaiano a vantaggio della società multietnica.

  10. #10
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    Citazione Originariamente Scritto da MaxRed Visualizza Messaggio
    Un ottimo post. Un aspetto del Fascismo che non ho mai condiviso è stato proprio quello di voler a tutti i costi omologare le culture differenti dello stivale, penalizzando i dialetti e le usanze territoriali. Tentativo che fortunatamente fallì in pieno, visto che in molte aree i giovani sanno e parlano perfettamente i loro dialetti e proseguono nelle loro usanze localiste. Purtroppo il buonismo, l'immigrazione incontrollata ed il lassismo imperante delle istituzione stanno facendo di tutto perchè queste cose scompaiano a vantaggio della società multietnica.
    Bravo Max,come vedi anche all'interno del fascismo vi erano autorevoli voci dissenzienti rispetto ad alcuni aspetti troppo sciovinisti e retorici del regime.

 

 

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