…il matrimonio gay?
Nel giro dei prossimi due o tre anni la Corte Suprema darà certamente il suggello a una serie di sentenze delle Corti di Stato, creando un diritto costituzionale nazionale al matrimonio omosessuale. L’attuale campagna della Corte per normalizzare l’omosessualità […] lascia pochi dubbi sul fatto che la Corte abbia preso la decisione di concedere il diritto al matrimonio omosessuale. Questa è soltanto una delle molte débâcle culturali che ci hanno fatto subire dei giudici che non obbediscono alla legge bensì ai propri capricci. Ma il caso presente avrà un valore simbolico. Come esempio di incontinenza giudiziaria eguaglierà la sentenza Roe vs. Wade (che nel 1973 legalizzò l’aborto) e infliggerà un colpo durissimo e probabilmente fatale a due già danneggiate ma indispensabili istituzioni: il matrimonio e il regno della legge nella interpretazione costituzionale.
La disfatta potrebbe essere più sottile ma anche più diffusa di così. Una decisione di questo genere convaliderebbe, nel modo più profondo, quello spirito anarchico di estrema autonomia personale e di gruppo che rappresenta la forza trainante di buona parte della nostra decadenza culturale. Chiamatelo come volete: caos morale, relativismo, postmodernismo; ma concetti estremi di autonomia pervadono già la nostra cultura, indipendentemente da qualsiasi aiuto che possano ricevere dalle corti di giustizia. Ma l’approvazione giuridica, che è considerata da buona parte del pubblico come la sanzione di una verità al contempo morale e legale, rende ancora più difficile opporsi alla mentalità del tutto è concesso. Il principio che sta alla base dell’autonomia radicale è sostanzialmente illimitabile. Così, il giudice Byron White, il senatore Rick Santorum e William Bennett hanno sostenuto che i motivi addotti per giustificare il matrimonio omosessuale offrirebbe la medesima giustificazione ai matrimoni di gruppo, all’incesto e a qualsiasi altra immaginabile disposizione sessuale.
Questo è senza dubbio il significato, nella misura in cui un significato è discernibile, dell’imperialistico “misterioso passaggio” articolato per la prima volta da tre giudizi in difesa del diritto all’aborto e ripetuto nell’opinione di maggioranza per creare un diritto alla sodomia omosessuale: “La nostra legge garantisce protezione costituzionale… alle scelte più intime e personali che un individuo possa fare nella sua vita; scelte di importanza fondamentale per la dignità e l’autonomia personale, ed essenziali per la libertà protetta dal XIV Emendamento. Al centro della libertà (garantita dalla Costituzione) sta il diritto di definire la propria concezione dell’esistenza, dell’universo e del mistero della vita umana”. Leggendo queste parole viene da chiedersi che cosa rimanga da fare per i legislatori, visto che ogni individuo diventa in questo modo una nazione sovrana.
La sola autentica speranza per fermare l’impulso dei giudici a rendere costituzionale il matrimonio omosessuale sta nell’adozione di un emendamento alla Costituzione. […]
Tenendo conto del fatto che la posta in gioco sull’esito del tentativo di adottare il Federal Marriage Amendment (FMA) è così alta, stupisce che moltissimi conservatori sociali abbiano espresso la loro opposizione. Sebbene siano persone per le quali ho la massima considerazione, ritengo che, in questo caso, si stiano sbagliando. Il loro errore, mi sembra, deriva da un costituzionalismo conservatore che, per quanto lodevole in passato, è ora diventato, sfortunatamente, obsoleto. Walter Bagehot, parlando della Costituzione inglese nel XIX secolo, disse: “Eredi di una costituzione storica, i suoi sudditi ripetono frasi che erano vere ai tempi dei propri padri e che da questi stessi padri sono state inculcate nelle loro menti, ma che oggi non valgono più”. La stessa cosa vale per noi. […]
Oggi il costituzionalismo conservatore vuole far rivivere lo spirito originario della Costituzione per restaurare l’ordine costituzionale e il governo rappresentativo. Se ciò richiede un emendamento della Costituzione per ricordare ai giudici la loro vera funzione, così sia. Non c’è altro mezzo disponibile per salvare, o meglio ancora per restaurare, un forma repubblicana di governo.
Gli editorialisti conservatori George F. Will e Charles Krauthammer, tuttavia, mi sembrano un esempio perfetto della massima di Bagehot. Will ha scritto che “emendare la Costituzione per definire il matrimonio come un vincolo tra uomo e donna sarebbe una decisione insensata per due ragioni. La costituzionalizzazione della politica sociale è in generale un abuso della legge fondamentale. E sarebbe particolarmente imprudente porre fine alla responsabilità statale per la legge matrimoniale proprio quando abbiamo bisogno di quel genere di segnali che possono essere generati permettendo agli Stati di diventare laboratori di politica sociale”. Quanto all’insensatezza di inserire la politica sociale nella Costituzione, è opportuno replicare che la stessa Costituzione può essere considerata un’espressione concreta della politica sociale, e senza dubbio alcune parti della Carta dei Diritti (come quella che garantisce la libertà di religione) fanno esattamente questo. Il vero problema della posizione di Will, tuttavia, sta nella sua nozione che agli Stati sarà permesso di diventare dei laboratori di politica sociale. Non sarà affatto così; la Corte Suprema, come nel caso Roe vs. Wade, sostituirà semplicemente le politiche sociali di tutti gli Stati con la propria politica. […]
Il Federal Marriage Amendment impedirebbe questo esito praticamente certo. Invece di una sperimentazione in ogni Stato, avremo una regolamentazione uniforme e univoca: o la legalizzazione del matrimono omosessuale in tutta la nazione o la sua altrettanto generale proibizione. La scelta è per l’appunto così drastica, e i giudici ci stanno costringendo a prenderla.
Charles Krauthammer è d’accordo sul fatto che “non esite la minima possibilità che la Corte Suprema appoggi il Defense of Marriage Act (approvato dal Congresso durante la presidenza Clinton ndr.). Ciò nondimeno voterebbe “probabilmente contro l’emendamento perché per me la santità della Costituzione oltrepassa qualsiasi altra cosa, persino il matrimonio”.
Sarebbe un’osservazione appropriata se non fosse già troppo tardi per preoccuparsi della santità del documento che la Corte Suprema sta facendo a pezzi da ormai cinquant’anni.
Di certo i diktat della Corte, che sono essi stessi profondamente incostituzionali, non sono sacri. Nella situazione attuale, la “santità della Costituzione” è una coltre di fumo dietro la quale si nasconde l’attivismo giudiziario. Prendere l’iniziativa con strumenti autenticamente costituzionali per impedire ancora un altro travestimento costituzionale è il segno di un rispetto per la Costituzione ben maggiore che non fare niente mentre un manipolo di giudici incide nelle tavole della legge i capricci della classe d’élite per la quale lavora. Un emendamento che impedisse un caso di saccheggio giudiziario rappresenterebbe almeno una scelta democratica, anzi, la scelta di una supermaggioranza, data la necessità di un voto dei due terzi in entrambe le Camere del Congresso e poi di una ratifica da parte dei tre quarti degli Stati. […]
Emendare la Costituzione degli Stati Uniti per salvare il matrimonio, e la stessa Costituzione, dal saccheggio di giudici pirati sarebbe estremamente difficile già in circostanze favorevoli, ma è reso ancora più arduo dalla domanda che moltissime persone fanno:
“Perché mi dovrebbe riguardare il matrimonio omosessuale? Per quale motivo ciò che gli omossessuali fanno dovrebbere preoccupare me o chiunque altro?”. La risposta è che le conseguenze del matrimonio omosessuale ci riguardano direttamente, così come riguardano i nostri figli e i nostri nipoti, nonché la moralità e la salute della società in cui viviamo.
Alcuni studi sugli effetti del matrimonio omosessuale in Scandinavia e Olanda condotti da Stanley Kurtz (di cui Il Foglio ha dato notizia, ndr) suggeriscono perlomeno l’ipotesi che, quando le élite laiche organizzano una potente (e alla fine vittoriosa) campagna per il matrimonio omosessuale, il matrimonio tradizionale viene svalutato e finisce per essere considerato semplicemente come una delle tante possibili unioni sessuali. Il legame simbolico tra matrimonio, procreazione e famiglia viene spezzato e si verifica una rapida e costante riduzione dei matrimoni eterosessuali. Si formano famiglie di coppie conviventi, le quali si frantumano molto più frequentemente delle coppie sposate, lasciando i bambini in famiglie di un solo genitore. E’ provato che i bambini cresciuti in famiglie di questo tipo cadono più facilmente nel crimine e nella droga, e creano a loro volta relazioni di coppie instabili. Si tratta di patologie che riguardano la comunità nel suo complesso.
Il matrimonio omosessuale sarebbe un danno per gli individui anche sotto altri aspetti. Ponendo sullo stesso piano l’eterosessualità e l’omosessualità, e rimuovendo gli ultimi brandelli di condanna morale nei confronti delle coppie omosessuali, farebbe aumentare il numero degli omosessuali. Particolarmente esposti sarebbero i giovani che, ancora incerti e confusi sulla loro sessualità, potrebbero essere attratti da una vita come omosessuali. Malgrado l’uso della parola “gay”, per molti omosessuali la vita non è affatto gaia. Disturbi fisici e psicologici sono molto più diffusi tra gli omosessuali che tra gli eterosessuali. Il numero di tentati suicidi, persino nei paesi con un atteggiamento favorevole nei confronti degli omosessuali, è tre o quattro superiore. Sebbene gli attivisti affermino spesso che gli elevati livelli di stress nella popolazione omosessuale siano causati dalla disapprovazione della società, lo psichiatra Jeffrey Satinover ha sottolineato che nessuna ricerca conferma questa tesi. La compassione, se non altro, dovrebbe esortarci a evitare le conseguenze che derivano necessariamente dal considerare l’omosessualità una cosa normale e accettabile.
C’è, infine, molta incertezza sulle forme precise di unioni sessuali che deriverebbero dalla concessione del matrimonio omosessuale. Per citare le parole di William Bennett: “Si può dire ciò che si vuole, ma non esiste nessuna ragione di principio in base alla quale i sostenitori del matrimonio omosessuale possono opporsi al matrimonio fra due fratelli consenzienti. Né possono persuasivamente spiegarci perché dovremmo negare una licenza di matrimonio a tre uomini che vogliono sposarsi tra di loro. O ad un uomo che vuole essere poligamo. O a un padre che vuole sposare la sua figlia adulta”. Molti considerano queste ipotesi ridicole, ritenendo che nessuno desidera un matrimonio di gruppo. La verità è che alcune persone lo desiderano, e che premono perché sia accettato. La stravaganza di queste cose non garantisce affatto che non diventeranno mai concrete possibilità o realtà in un futuro non troppo distante. Dieci anni fa, l’idea di un matrimonio tra due uomini sembrava assurda, qualcosa di cui non avremmo dovuto minimamente preoccuparci. Con il matrimonio omosessuale si oltrepassa una linea, e una volta separata questa linea non ce ne sarà più nessuna per distinguere una sessualità morale da una sessualità immorale.
Viviamo in un periodo di profonda confusione morale sul sessualità e in particolare sulla omosessualità. Consideriamo soltanto questo esempio: la Chiesa cattolica viene aspramente criticata per avere affidato a degli omosessuali la responsabilità dei ragazzi mentre i Boy scout sono attaccati per non avere fatto esattamente la stessa cosa. […]
L’approvazione del Federal Marriage Amendment merita davvero l’energia e il rischio politico dei nostri uomini politici, soprattutto quando potrebbe essere benissimo una battaglia persa?
I conservatori sociali, osserva Max Boot, hanno combattuto e perso battaglie culturali per anni e anni. E’ un fatto ovvio, ma l’esortazione a riconoscere la nostra sconfitta sul tema del matrimonio omosessuale e di dedicarci ad altre questioni è un cattivo consiglio. A me sembra una questione di assoluta importanza, che è necessario combattere, quali che siano le possibilità di vittoria. Qualcuno può considerare in questo caso una ritirata una buona strategia, ma questo sarebbe vero soltanto se esistesse una linea più difendibile sulla quale trincerarsi. Ma è difficile trovare questa linea. La sinistra, compresi gli attivisti omosessuali, continueranno a chiedere sempre di più. La Bbc, come preannuncio di ciò che avverrà, ha ordinato ai suoi dipendenti di non usare le parole “marito” e “moglie”, perché questo potrebbe dare l’impressione che il matrimonio tradizionale sia preferito ad altre forme di unione sessuale. In Canada, un pastore è stato citato in giudizio per avere pubblicato passi della Bibbia in cui l’omosessualità era disapprovata. […]
La Chiesa cattolica diventerà un ovvio obiettivo per gli attacchi, come è già avvenuto in California, dove la Corte Suprema dello Stato ha stabilito che gli istituti di beneficienza cattolici dovevano garantire la copertura per i farmaci contraccetivi nei programmi di assicurazione sanitaria dei propri dipendenti.
Perciò, il consiglio di Boot di mollare e ritirarsi trascura il fatto che ci sono sempre meno luoghi dove ritirarsi. La spinta al degrado culturale non ci lascerà mai in pace. Boot potrà anche avere ragione quando sostiene che l’appoggio dei repubblicani a un emendamento sul matrimonio farà apparire “intollerante” il partito alle soccer mom, le cui opinioni su questo tema saranno presto altrettanto liberal di quelle dell’élite. Ma, se questo è vero, significa che perderemo tutte le prossime battaglie culturali, in quanto le soccer mom seguono l’opinione dell’élite. Se, per questo motivo, i repubblicani si rifiutassero di combattere battaglie culturali, apparirebbero codardi agli occhi dei conservatori, cosa che sarebbe per noi altrettanto disastrosa. Sarebbe meglio cercare di convincere le soccer mom del fatto che non sarebbero affatto felici se i loro figli e nipoti invece di sposarsi andassero a coabitare o, peggio ancora, decidessero di “sposare” una persona dello stesso sesso.
Infine, è opportuno considerare che una vigorosa campagna a favore del Federal Marriage Amendment potrebbe avere un effetto salutare sul corpo giudiziario americano. I dibattiti, vinti o persi, possono anche stimolare la gente a raggiungere una visione più realistica delle Corti. Come ha scritto William F. Buckley Jr. in un’altra occasione, “Il pubblico – sotto la guida dei suoi leader morali e intellettuali – viene addestrato, quanto alla interpretazione della Costituzione fornita dalla Corte Suprema, ad accettare le sue sentenze come oro colato”. Così, un emendamento costituzionale “stabilito contro la volontà della Corte Suprema libererà per la prima volta la repubblica da un arrogante tribunale etico-legale”. “Il pubblico ha bisogno di una liberazione dalla subdola schiavitù a una moralità giudiziaria”. Giustissimo.
I leader conservatori devono riconoscere che l’illegittimità del sempre più arrembante attacco alla Costituzione sferrato dai giudici sta cambiando tutte le vecchie regole sul significato stesso degli emendamenti. Gli antichi e confortevoli slogan sulla presuntuosità di volere emendare la Costituzione non hanno più valore di fronte ai fatti nudi e crudi della nostra vita politica. Il distacco da una forma repubblicana di governo è così profondo che è necessario essere in favore di un emendamento della Costituzione tutte le volte che la Corte perde il proprio senno. Il matrimonio omosessuale è per l’appunto un caso di questo genere; ma se i nostri politici aspetteranno che la Corte Suprema compia l’inevitabile, sarà probabilmente troppo tardi per dare una risposta. Le catastrofi non devono essere affrontate con spirito di rassegnazione.
Robert H. Bork
Senior Fellow dell’Hudson Institute e Visiting Fellow dell’Hoover Institution.
Professore della Ave Maria School of Law e della University of Richmond School of Law
preso da il Foglio....naturalmente




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