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    Arrow I veterani contro Kerry.

    USA 2004/ SU SKY IN ANTEPRIMA FILMATO SU VETERANI CONTRO KERRY
    16/10/2004 - 105
    Documentario di 40 minuti con accuse a senatore democratico


    Roma, 16 ott. (Apcom) - A tre settimane circa dalle elezioni presidenziali Usa, irrompe sulla campagna elettorale per la Casa Bianca il nuovo video dei veterani anti Kerry. Ad anticiparlo in esclusiva, ieri sera, è stata da Washington la trasmissione "America 2004" di Lucia Annunziata, sugli schermi di Skytg24. Il video, che sarà riproposto in replica questa mattina alle 11.30, contiene le accuse più infamanti contro il senatore democratico: "Con la sua campagna anti guerra nel 1971 - si spiega - contribuì ad allungare la detenzioni dei prigionieri americani in Vietnam".

    Il documentario di 40 minuti, realizzato dal giornalista del Washington Times Sherwood Carlton, arriverà nelle case di milioni di americani attraverso 62 emittenti locali. Il tentativo dei democratici di bloccarne la diffusione è andato a vuoto. Si tratta di accuse già note. La novità consiste nel racconto di un gruppo di veterani pluridecorati su torture e umiliazioni subite in alcune prigioni del Nord Vietnam, seguite alla deposizione di Kerry.

    Nella seconda parte del video si ricostruisce invece l'attivismo antiguerra di Kerry con filmati d'epoca e alcune vecchie fotografie. La tesi del giornalista del Washington Times è che il senatore democratico cercò di sfruttare il massacro di My Lai del 1969 per dare il via alla propria carriera politica.
    copyright @ 2004 APCOM

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  2. #2
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    Il Denver Research Group: «Kerry può vincere perché non usa la paura»

    IL VIAGGIO nella super banca dati
    Al Qaeda e la sfida delle presidenziali Ecco le profezie dell'oracolo di Aspen


    WASHINGTON — La roulette elettorale 2004, grande quanto l'America, si gioca su due colori, il rosso e verde. Verde vince il senatore democratico John Kerry, rosso ritorna alla Casa Bianca il presidente repubblicano George W. Bush. Lasciate perdere i sondaggi che vedono i due candidati appiccicati all'1% di distanza, 48 a 48. Archiviate i vigorosi faccia a faccia tv tra i rivali. La scommessa cade sul rosso e sul verde, con la soluzione del dilemma nascosta tra le montagne del Colorado, ad Aspen.
    La località, celebre per i campi di neve popolati da attori e Vip, ospita il Denver Research Group, banca dati che raccoglie tutto lo scibile umano in materia di politica, lo condensa, analizza, tritura, studia e riduce a una pagina di previsioni, destinata alle aziende, ai partiti, ai servizi di intelligence. Chi vincerà le elezioni il 2 novembre? Ci sarà un nuovo attacco terroristico contro l'Europa o gli Stati Uniti? Che strategia ha Osama bin Laden? Perché Kerry rimonta su Bush? Entrare nella Biblioteca di Babele fondata dall'ex deputato repubblicano Charles McLean non è facile, l'accesso elettronico si paga con salate parcelle. Ma il Corriere ottiene una parola chiave da McLean, che ci guida tra i segreti dell'archivio gigante. Da lontano la sua voce indirizza, «avanti!, indietro!», filo di Arianna nel labirinto del sapere politico globale. Sullo schermo del nostro terminale si dischiudono le pagine, verde a destra in alto, rosso a sinistra in basso, l'elettroencefalogramma di un organismo chiamato America.
    «La metodologia è semplice — sorride McLean, monaco amanuense dell'età di Internet — abbiamo cominciato catalogando fino a 9000 fonti, giornali, telegiornali, rapporti degli istituti di ricerca, siti e forum sul Web, gazzette ufficiali, talk show radio. Sì, certo, anche il Corriere è fagocitato dai nostri studiosi. Inglese, francese, italiano, spagnolo, tedesco, il programma digerisce tutto, anche se abbiamo sudato con arabo e cinese. Ecco, adesso il sistema Prediga dovrebbe apparirle sullo schermo».
    Il computer si illumina e Prediga, nipote dell'indovino Tiresia e del Mago Merlino, si manifesta. I collaboratori di McLean lo nutrono di informazioni, perché le filtri, «viviamo in un mondo saturo di notizie, sappiamo tutto e non sappiamo nulla, analizzare da sé il rumore di fondo dopo l'11 settembre è impossibile».
    La sorpresa Al Qaeda, il blitz in Afghanistan e le elezioni a Kabul, la rottura tra Parigi—Berlino e Washington, il raid contro Saddam Hussein e la guerriglia a Bagdad, non sono lampi improvvisi. Sono annunciati, ora per ora, da «tonalità» che colorano il discorso politico. Dai caffè di Damasco ai telegiornali di Roma, dagli editoriali di Le Monde ai blog, i diari Internet di Madrid, dai dispacci parlamentari del premier indiano Singh ai volantini della destra razzista in Montana, il mondo dichiara di che umore è, nella cacofonia di mille dialetti, ardui da ascoltare. McLean ha creato con la sua équipe un algoritmo, una formula matematica, per filtrare il discorso globale, ridurlo a paragrafi comprensibili, farlo filtrare da analisti in una pagina di previsioni, da 1 a 100 qual è la probabilità che un evento si verifichi? «Ecco, guardi!» esclama McLean, un flusso attraversa il monitor e il sistema Flowing Trans Analysis colora lo schermo. «Il computer ci permette di accogliere ogni messaggio — dice McLean senza dubbi — ma poi tocca all'intelligenza umana interpretarlo. I guai di questa fase della guerra al terrorismo dipendono da fallimenti della nostra capacità di leggere il nemico. Non bastano le macchine e gli algoritmi, se non comprendiamo le tonalità, sbagliamo. Al Qaeda non intende occupare gli Stati Uniti, ma farci impazzire di paura, colpendo l'economia, la vita civile, le comunità. Ansia, angoscia, incertezza, colorano l'animo degli americani alla vigilia del voto. Fino ai dibattiti televisivi Bush ha meglio esorcizzato la fobia, poi Kerry è apparso rassicurante in 60 milioni di tinelli e la corsa è tornata in parità».
    McLean apre la porta del sancta sanctorum della banca dati, la celletta segreta che contiene l'analisi sulla Casa Bianca 2004 «Per capire la svolta deve tornare al dibattito tv tra i candidati vicepresidenti, Dick Cheney e John Edwards. Cheney è il portacolori della paura, ogni voce del sistema lo conferma. Edwards è il più candido, giovane e ottimista tra gli sfidanti. Bene, Edwards ha battuto Cheney non solo tra i propri elettori, ma anche tra i conservatori, raccogliendo il favore del 52% dei telespettatori di destra. Perché? Perché nessuno può vivere per sempre nel terrore. Bush era visto come la soluzione dura contro la paura, adesso molti sperano che Kerry sia capace di rassicurarli con la ricetta soft».
    Perduti nel labirinto di Aspen, pagina dopo pagina vediamo il sapere politico evocato in «tonalità» e la voce suadente di McLean fa da Virgilio nelle Malebolge del terrore: «Diamo una chance di attacco contro gli Stati Uniti del 46% prima delle elezioni, ma dopo, fino al giugno del 2005, la alziamo al 54%. Al Qaeda sa manipolare l'opinione pubblica occidentale, dalla Francia alla Spagna, ma stavolta ha interesse a colpire la nuova amministrazione alla Casa Bianca, per intimidire Bush o Kerry, e sfiancare i cittadini, con il messaggio feroce "ecco, dopo decine di stragi e due guerre siamo ancora tra di voi". Abbiamo previsto la bomba contro Madrid con tale precisione da vincere perfino una scommessa interna in ufficio, e altrettanto bene il sistema ha funzionato nell'anticipare gli attentati in Arabia Saudita».
    Fermiamo Charles McLean e la sua macchina meravigliosa, erede dei kabbalisti, di Raimondo Lullo, di Pico della Mirandola, Borges e del monastero de «Il nome della Rosa» di Eco, tutto magnifico, ma chi vincerà le elezioni. Bush o Kerry? Qual è il responso dal labirinto della biblioteca telematica? Pacato, come se non si votasse tra 15 giorni a rischio di smentita, McLean digita sulla tastiera e, con la tranquilla coscienza del matematico davanti a un'equazione a mille incognite ma a una sola soluzione, dice «Vince Kerry. Guardi lei stesso. Bush tende alla tonalità del rosso, scaldare gli elettori con emozioni di paura. Kerry alla tonalità del verde, provare a rincuorarli, è dura ma ce la faremo. Il tono di Bush è messianico, siamo in guerra, il tono di Kerry laico, ci hanno attaccati, vinceremo ma la vita continua. Se adesso sovrappone il tono dei colori opposti degli sfidanti, all' umore crescente tra gli elettori, vedrà che le aree di verde, Kerry, combaciano meglio. Prevedo il democratico John Kerry vincente, con un margine più largo di quello che sembra oggi, 53% contro il 45% del repubblicano George W. Bush. Milioni di elettori sono in attesa, mai nessun presidente è stato rieletto con una base inferiore al 50% a ottobre, e di solito gli incerti bocciano chi è in carica, a vantaggio dello sfidante. Bush ha contro la storia, per vincere deve riuscire a contraddirla. Mi fido del nostro algoritmo e da qualche giorno anche Kerry ha preso a leggerlo».
    La perlustrazione è finita, il video si spegne, McLean si congeda. Un attimo dopo vorrei verificare un dato, uno solo, chiedo di essere riammesso, troppo tardi, le porte restano chiuse, Accesso Negato, Password Scaduta. Verifica della profezia 2-11-2004 ore 21 precise.
    Gianni Riotta Gianni.riotta@rcsnewyork.com

    Corriere della Sera - NAZIONALE
    sezione: Esteri data: 2004-10-18 - pag: 10
    autore: DAL NOSTRO INVIATO categoria: REDAZIONALE

  3. #3
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    Il Riformista oggi riporta un articolo di un noto economista italiano che avvisa tutti. Spiega che, se malauguratamente vincesse Kerry, le conseguenze economiche si sentirebbero pure qui da noi. E sarebbero tutt'altro che benefiche.

    Qualcuno di voi sa rintracciare l'articolo originale?

  4. #4
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    In origine postato da UgoDePayens
    Il Riformista oggi riporta un articolo di un noto economista italiano che avvisa tutti. Spiega che, se malauguratamente vincesse Kerry, le conseguenze economiche si sentirebbero pure qui da noi. E sarebbero tutt'altro che benefiche.

    Qualcuno di voi sa rintracciare l'articolo originale?
    Guarda che le conseguenze del superdeficit e del minidollaro di Bush già si sono fatte pesantemente sentire sulla nostra economia.

    Non l'hai notata anche tu una certa recessione negli ultimi due anni?

  5. #5
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    Quanto costerebbe a Italia ed Europa
    la vittoria di Kerry
    di Oscar Giannino

    è di "Il Riformista" di oggi 18/10.

  6. #6
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    Predefinito veterani contro il regista del documentario anti-kerry

    Kenneth J. Campbell, now a professor at the University of Delaware, said in the suit that "Stolen Honor: Wounds That Never Heal" combines footage of him appearing at a 1971 war protest with a voice-over that claims that many of the supposed veterans who took part in the event were later "discovered as frauds" who "never set foot on the battlefield, or left the comfort of the States, or even served in uniform."

    The suit said viewers would be left with the perception that Campbell had lied about his military service.

    Campbell attached copies of his military records to the suit, showing that he received the Purple Heart medal and eight other medals, ribbons and decorations for his service as an artillery forward observer in Vietnam in 1968 and 1969.

    The suit names the film's producer, Carlton Sherwood, and his company, Red White and Blue Productions, as defendants.

    "The defendants' malicious, reckless and scandalous misrepresentations and falselight presentations of Dr. Campbell were done with the specific intent to defame Dr. Campbell and place him in a false light, and with a reckless and outrageous disregard for the truth," Campbell's attorney wrote in the lawsuit.

    Campbell's lawyer also threatened legal action against the Sinclair Broadcast Group, an owner of 62 television stations that has announced that it intends to pre-empt regular program to broadcast "Stolen Honor" two weeks before the election. The 42-minute film is critical of Kerry, the Democratic presidential candidate, and his anti-war activism after he returned home from Vietnam three decades ago.

    Phone messages left for Sinclair Broadcast Group, Red, White and Blue Productions and at a public relations firm representing Sherwood and the company were not immediately returned Monday.

    The lawsuit was filed in Philadelphia's Court of Common Pleas.

    The segment of "Stolen Honor" involving Campbell deals with a 1971 gathering in Detroit, during which Kerry and other servicemen shared stories about horrific acts they had committed or witnessed during the war.

    Campbell, then 21, said he had seen American forces shell undefended villages, kill civilians, mutilate bodies and mistreat prisoners.

    Veterans groups that supported the war have long argued with anti-war groups about the veracity of the alleged war crimes described during the event.

    Sherwood has said he made "Stolen Honor" because he believed the soldiers' stories, later relayed by Kerry during testimony before Congress, were "lies" and "smear" that hurt veterans and demoralized American prisoners of war.

  7. #7
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    Che c'entra con Kerry, Benfy?
    Mi pare che qui si parli del singolo caso di un singolo manifestante. Kerry rimane immerso nello scandalo...

  8. #8
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    ha a che vedere con il solito modo sporco di condurre la lotta politica dei repubblicani

  9. #9
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    Guarda, forse non varrebbe nemmeno la pena di farti notare gli innumerevoli scandali che hanno colpito al cuore l'informazione statunitense che si schierava dalla parte di Kerry...
    Un'affermazione sciocca come la tua sicuramente non può essere frutto di ragionamento equilibrato.

  10. #10
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    e il caso lewinski con clinton tutto casuale per me è sempre il solito gioco sporco il cercare nel torbido la specialità del great old party

 

 
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