TEAM AMERICA
un'altro film censurato.
Nello show-biz d'oltreoceano, da settimane, non si parla d'altro. E del resto, almeno sulla carta, l'argomento è ghiotto: i creatori del cartoon più politicamente scorretto della tv, South Park, debuttano sul grande schermo con un film di pupazzi animati, Team America. Una satira violenta sulla politica estera Usa degli ultimi anni, che non guarda in faccia nessuno: icone liberal, attori, produttori, tutti finiscono nella macchina schiacciasassi dei due autori, Trey Parler e Matt Stone. Anche se, a far discutere, è soprattutto la decisione di tagliare una scena erotica molto esplicita tra due personaggi.
Lo slogan, insomma, potrebbe essere "Niente sesso tra burattini". Questo per evitare un divieto ai minori di 17 anni che avrebbe seriamente penalizzato la distribuzione del film, su cui la potente società Paramount punta molto.
E così, con una sequenza in meno e decine di articoli di giornale in più, Team America - ispirato, nella veste grafica, alla vecchia serie tv Thunderbirds - è in programmazione (da ieri) nei cinema statunitensi. Al centro della storia, una squadra di poliziotti di politica estera, che vanno in giro per il mondo a eliminare i nemici del Paese. Il gruppo decide però di reclutare anche un attore, per impersonare il perfetto agente che va a caccia di terroristi. E il nemico numero uno - eliminato dalla scena Saddam, introvabile o morto Bin Laden - non poteva che essere il leader nord-coreano Kim Jong Il.
Ma non è tanto la satira anti-Bush, dai toni grotteschi e un po' qualunquisti, a far discutere: dopo Michael Moore e il suo documentario, il pubblico è abituato a ben altro. Le vere pietre dello scandalo, che hanno acceso il dibattito nelle scorse settimane e fatto impennare l'attesa per il film, sono altre. In primo luogo, come già detto, la censura sulla scena di sesso. Su questo si è consumata una sorta di battaglia con l'Mpaa, l'autorità che, negli Usa, decide se sconsigliare o meno la visione di una pellicola ai giovanissimi: dopo aver sottoposto Team America ai controllori per ben dieci volte, e aver finalmente tagliato la scena di sesso incriminata (sesso orale, a quanto sembra), il divieto ai minori di 17 anni è stato scongiurato.
C'è poi un altro elemento, che rende il film "scandaloso". Sul grande schermo infatti appaiono sotto forma di marionetta le parodie di alcune icone liberal americane, che si oppongono alla squadra di polizia internazionale. A partire da attori come Sean Penn, Susan Sarandon, Tim Robbins, Matt Damon (ritratto come un ritardato mentale), Liv Tyler, Alec Baldwin. Alcuni di loro fanno anche una brutta fine: Robbins e Sarandon, ad esempio, vengono mutilati. Mentre Michael Moore viene dipinto come un attentatore suicida.
Per alcuni critici si tratta insomma di un'operazione di dubbio gusto, oltre che politicamente scorretta. E c'è anche chi ha espresso pubblicamente la propria contrarietà: come il vero simbolo dell'America anti-Bush, l'attore premio Oscar Sean Penn, che ha protestato scrivendo una lettera al magazine Rolling Stone. Penn non se la prende con la caricatura di se stesso presente nella pellicola, ma con un altro aspetto del film: la ridicolizzazione della campagna Vote or die, portata avanti dai democratici per convincere la gente a registrarsi e a votare per le prossime presidenziali.
Come da copione, e coerentemente con lo stile dei due autori, la lettera non ha minimamente turbato Parker e Stone: "E' tutta pubblicità", hanno dichiarato. E a questo punto, dopo tante polemiche mediatiche, la parola passa - finalmente - agli spettatori paganti.
(16 ottobre 2004)
Kim Jong Il
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