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    W Charles A. Lindbergh 21.5.1927
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    la Terra, quarta via, presso l'Unione Nazionale per la Giustizia Sociale - Fronte Cristiano. NO AL NAZISMO DISUMANO; NO AL FASCISMO LIBERTICIDA; NO AL CAPITALISMO SFRUTTATORE; NO AL COMUNISMO ATEO.
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    Predefinito Romagna, il prezzo della liberazione

    ANNIVERSARIO
    60 anni fa gli Alleati entravano a Cesena Ma, oltre i morti nelle battaglie e le azioni partigiane, un posto nel ricordo spetta alla resistenza disarmata: una rete di solidarietà che coinvolse la gente nell’aiuto alle vittime

    Di Piero Altieri

    Venti ottobre 1944. Partite nella notte le ultime retroguardie tedesche, giungono a Cesena i soldati dell'VIII armata, dal Monte scendono i carri armati inglesi, dalla Via Emilia salgono reparti canadesi. Giorni lontani nei ricordi degli anziani, neppure registrati nella memoria dei più giovani. Eppure è urgente richiamarli nell'«oggi», per non smarrire il rapporto con avvenimenti che, vissuti nella tragedia, devono rimanere a fondamento della nostra identità di uomini liberi.
    A partire dalla fine di agosto, lo sforzo militare degli Alleati (sul versante Adriatico operavano le truppe dell'VIII armata) si era rimesso in moto per lo sfondamento della cosiddetta Linea Gotica che i tedeschi avevano costruito attraversando orizzontalmente tutta la Penisola, da Pesaro a Livorno. La loro strategia, fortemente voluta dal premier inglese Churchill, era quella di risalire velocemente oltre il Po, verso Trieste e Lubiana per anticipare l'Armata Rossa, che in quei mesi era strettamente in contatto con le formazioni partigiane organizzate in Iugoslavia dal futuro maresciallo Tito.
    Dopo la caduta del regime fascista il 25 luglio e l'armistizio dell'8 settembre 1943, si era registrato l'intervento in massa dei tedeschi in Italia non solo per fronteggiare gli Alleati già sbarcati nella Penisola, ma per controllare in presa diretta tutto il Paese, avendo favorito per questo scopo la costituzione della Rsi. Ed era esplosa la «guerra civile» e si era organizzata la «resistenza». In Romagna, come in tutto il nord d'Italia, i partiti politici avevano ripreso vita (antichi e nuovi), seppure clandestinamente, con l'obiettivo di far crescere nella gente una forte coscienza democratica per rendersi conto del come si era stati stolti nel dare consenso al regime fascista che nel frattempo si era coinvolto tragicamente con il Nazismo hitleriano, ma ancor più per progettare, con il recupero della libertà, un futuro democratico per tutto il popolo italiano.
    A loro volta i partiti ave vano promosso la resistenza armata delle formazioni partigiane che, tuttavia, muovendosi secondo strategie e finalità ideologiche diverse, più che mettere in difficoltà i tedeschi nelle retrovie del fronte, provocarono con le loro azioni tragiche rappresaglie dei nazisti coadiuvati dai militi delle Brigate Nere. Ed ecco che alla paura dei bombardamenti si aggiunge la penuria dei generi alimentari, la fatica amara degli sfollamenti verso località ritenute più sicure. In questo quadro così inquietante le ore dei giorni e delle notti conoscono il dramma dei rastrellamenti, le deportazioni in Germania, le fucilazioni e le impiccagioni. E non c'è paese o strada in Romagna dove un cippo o una lapide non ricordi quei fatti così pieni di crudeltà e di rabbia.
    Ma fu allora che si sprigionò la forza della resistenza non armata; correndo rischi gravissimi, è tutta una rete di solidarietà che viene in soccorso a chi è stato colpito dalla violenza della guerra e dalla volontà determinata dei nazifascisti; e spesso il prezzo da pagare fu alto. Tornano alla mente l'accoglienza ospitale data alle popolazioni costrette ad abbandonare le loro case sugli Appennini per consentire gli appostamenti difensivi della Linea Gotica: Gatteo (Fc) accolse gli sfollati di Sestino (Ps), a Ranchio di Sarsina (Valle del Borello) trovò ospitalità la gente che scendeva da Badia Prataglia; e sempre, con loro, il parroco. Si leggono con commozione le pagine del diario scritto dal monaco di Santa Maria del Monte di Cesena, pubblicato con il titolo Clausura violata, che racconta della ospitalità, nei mesi di settembre e ottobre, ad oltre 700 cesenati, accolti nelle robuste e ampie cantine del monastero; e pensare che sulla millenaria Badia benedettina gli Alleati che avanzavano avevano scaraventato ben 33 mila granate.
    Aiuto agli sfollati, sostegno ai giovani che si rifiutavano di rispondere ai bandi della Repubblica Sociale, e quindi aiuto ai partigiani e ai prigionieri inglesi fuggiti dopo l'8 settembre 1943 dal Casentino (a capo di questa «trafila» i monaci di Camaldoli); aiuto agli ebrei per sottrarli alle persecuzioni dei nazisti che si avvalsero della complicità dei repubblichini.
    Tra gli episodi che hanno segnato questa storia, in Romagna si ricorda l'aiuto alla famiglia Brumer, di origini ebraiche. Don Adamo Carloni, in quei giorni ancora studente di teologia, l'aveva ospitata nella sua casa di San Vittore di Cesena, dopo che il fratello don Lazzaro, parroco a Cesenatico, gliel'aveva raccomandata per sottrarla alla crudele persecuzione dei nazisti. Scoperti dai fascisti, i Brumer furono arrestati e avviati ai campi di sterminio che non raggiunsero mai perché trucidati presso l'aeroporto di Forlì, assieme agli altri ebrei romagnoli «concentrati» presso l'Albergo del Commercio della città. Don Carloni, dopo aver subìto violenze, sfuggì alla deportazione per l'energico intervento del vescovo Beniamino Socche, vero defensor civitatis, che invano aveva tentato di intercedere per la famiglia arrestata. Il fratello don Lazzaro moriva colpito da una granata, alla vigilia dell'arrivo degli Alleati, mentre portava soccorso e conforto ai malati del vicino ospedale.
    Una tarda estate, quella del 1944, ed un autunno di «liberazione», ma come fu pesante il prezzo pagato dagli Alleati che avanzavano troppo guardinghi, dai combattenti per la libertà, soprattutto dalla gente che non rimase indifferente nell'attesa dell'evolversi degli avvenimenti. E si costituì un patrimonio prezioso per la ricostruzione democratica della Nazione.
    Prosit


  2. #2
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    Predefinito altri ricordi

    Un ricordo spetta anche ai maro' della Decima Mas che tra l'autunno del 44 e la primavera del 45 con un rapporto di forze di 100 a uno tennero testa agli alleati riscattando il disonore dell'8
    Settembre.In mezzo a loro c'erano anche ragazzi di 15 anni o giu' di li'.Battaglioni Lupo ed NP.Li ricordo partire da Milano piazzale Fiume sede del comando generale della Decima.

    Principe Brorghese: DECIMA MARINAI !
    I maro' : DECIMA COMANDANTE !

    Non risulta che in quelle zone i soldati della RSI siano stati coinvolti in episodi di guerra civile o cosi' almeno mi sembra.

    Resistettero fino ai primi giorni di Maggio del 45.Poi dovettero soccombere all'Armata Brancaleone avversaria.

 

 

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