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SMOG NEI POLMONI
I dati presentati a Parma in un convegno sull’asma: passeggiare un giorno a Milano, Palermo o Trieste equivale a 15 sigarette Vittime del benzene anche i bambini o i malati E crescono i tumori.
Da Milano Lucia Bellaspiga
Chi si vanta di essere un non fumatore, o chi pensa di aver fortemente ridotto il vizio dimezzando la dose giornaliera di sigarette, non si illuda: siamo tutti, indistintamente, fumatori, volenti o nolenti. Un giorno a passeggio per le vie di Milano, Palermo e persino della ventosa Trieste, infatti, equivale ad aver fumato 15 sigarette, mentre respirare a Napoli significa in media aver inspirato una decina di "bionde". Va un po' meglio ai romani, graziati dal ponentino che spazza via lo smog e concede loro di incamerare nei polmoni "solo" il corrispondente quotidiano di 5 o 6 sigarette, proprio come a Bari o Livorno. Infine, nelle città dove si sta meglio, si sta comunque male: a Bologna, Taranto o Venezia, ultime nella grigia e fumosa classifica, tutti si inalano 4-5 sigarette al giorno. Tutti: bambini e malati compresi. I fumatori che a questo punto volessero tirar fuori il solito vecchio adagio che quindi tanto vale fumare in santa pace, sono avvisati: loro rischiano il doppio, perché al catrame inalato volontariamente assommano quello inconscio.
Sono i dati elaborati dal dipartimento di Medicina del Lavoro dell'ospedale Civile di Sesto San Giovanni (Milano), basati sulle rilevazioni di benzene pubblicate dal ministero dell'Ambiente per l'anno 2000, e diffusi ieri a Parma in un convegno sulle nuove terapie ecologiche anti-asma. Sì, terapie ecologiche, perché in tutta questa vicenda, che vede le città ridotte a camere a gas e i cittadini a fumatori obbligati, c'è pure un grande paradosso: i provvedimenti antismog adottati dall'Unione Europea hanno messo al bando entro il 2005 proprio quegli spray anti-asma che gli affetti da difficoltà respiratorie alla bisogna si spruzzano in bocca. Motivo? Le micro-bombolette usano come propellenti i Clorofluorocarburi, nemici dell'ozono. Insomma, di fronte al problema smog rischiavano di rimanere indifesi proprio i cittadini più a rischio. Ma la soluzione è arrivata dalla tecnologia italiana. cioè dalla par mense "Chiesi farmaceutici", che è riuscita a utilizzare come propellente l'Hfa, non dannoso per l'ambiente e in grado di somministrare il farmaco in modo efficiente. Una tecnologia che le grandi multinazionali del farmaco (GlaxoSmithKline, Novartis o l'americana 3M) hanno subito adottato.
Problema risolto, dunque? Per le bombolette sì, per il problema serio e devastante dello smog no: «Il benzene - dice Piermario Biava, responsabile della ricerca - secondo l'Organizzazione mondiale della sanità aumenta il rischio di leucemie, e si stima che l'inquinamento nelle aree urbane è causa di 5-6 cancri al polmone per 100mila abitanti, cioè sui 130 nuovi casi l'anno nella sola provincia di Milano». Dove il benzene è stato trovato in concentrazioni elevate nell'urina dei vigili urbani.
Non solo: 4 milioni di italiani soffrono di Bpco (bronco-pneumo-patia cronica ostruttiva), causa di 18mila morti l'anno, e ben 815mila bambini soffrono di asma. Per ridurre l'inquinamento il ministero dell'Ambiente ha investito 115 milioni di euro nel biennio 2002-2003 e qualcosa è cambiato, ma troppo poco. «Targhe alterne? Vanno bene nell'emergenza - dice il ministro Altero Matteoli - ma non sono certo la soluzione. Dobbiamo trovare qualcosa di strutturale per consentire la circolazione inquinando il meno possibile».





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