Considerazioni sparse...
- Non è mai esistito, in Italia, un proibizionismo puro...
- Vige piuttosto un ibrido, un connubio fra il peggio della liberalizzazione (di fatto le droghe si vendono agli angoli di strada) e il peggio del proibizionismo (si finge che siano vietate e il commercio rimane appannaggio della criminalità organizzata, che così è divenuta ricca e potente)...
- Di fronte a questa aberrazione socio-giuridica sarebbe il caso di scegliere: o si proibisce sul serio o si liberalizza sul serio...
- La prima strada mi sembra poco percorribile, potrebbe essere battuta seriamente solo con leggi speciali e olezzanti di incostituzionalità...
- La seconda, per istinto, non mi dispiacerebbe... Oggi chi non usa droga - come me, che non ne ho mai adoperato - lo fa per scelta consapevole e non certo per i divieti... Quindi liberalizzando sarebbe diffusa come adesso, o forse meno perduto il fascino del "proibito", e inoltre la grande criminalità subirebbe un gravissimo colpo mentre i reati di microcriminalità andrebbero incontro a un abbattimento, poiché il tossicodipendente non avrebbe più necessità di commettere reati per procurarsi cifre alte... E ci sarebbe anche una componente di darwinismo sociale; se qualcuno vuole assumere veleno peggio per lui, purché arrechi meno danno possibile agli altri...
- Ma su un aspetto sono perplesso: esistono droghe, quelle chimiche più pesanti, che non possono essere legalizzate perché sarebbe come legalizzare l'omicidio... Chi mi dice che, allora, mafia & co - private dell'altra merce - non si riciclerebbero nel loro commercio (con conseguente ampia diffusione)?
- Il rimedio, forse, sarebbe liberalizzare le altre e punire con pene devastanti chi spaccia e assume queste ultime... Ma è una pura utopia.




Rispondi Citando
