<< Unione o Compassione europea? >>
Onorevole Gianfranco Fini!
Innanzi tutto mi consenta di farle i miei più entusiastici complimenti per la sua nomina o riconferma al Parlamento Europeo dove però, ahinoi, la situazione rischia di precipitare in modo pericoloso.
Lei NON è EuroParlamentare? Oppporcccappp … che peccato … anzi no, ufff meno male, anche se sarebbe comunque stato difficile causare più danno di quanto non abbiano già fatto i culatoni europarlamentari della sinistra europea sotto la direzione del neo Presidente dell’Euro Parlamento, tale señor caballero Josep Borrell e della sua adorabile carmencita señora Zapatera, specie dopo avere legalizzato non solo il matrimonio fra gay ma persino consentito a costoro l’adozione d’innocenti e indifesi bambini. Quale abominevole sopruso nonché abissale viltà!
Se l’Euro Parlamento avesse almeno reso pubbliche le statistiche relative alle svariate migliaia di tonnellate di stupefacenti sequestrate in Europa negli ultimi dieci anni, avremmo forse avuto una migliore possibilità di capire come mai esso stesso, l’attuale euro parlamento, sia così pesantemente finito fra le chia … opppsss … nelle mani di così numerosi euro CULATONI sinistrorsi!
In ogni modo, egregio Gianfranco Fini, l’imperativo categorico del momento deve essere per tutti noi, forse anche per Lei: inficiare quel subdolo tentativo in atto con cui si cerca di fare passare per legittima e benefica una decisione che sarebbe invece destinata a annientare tutti i popoli europei, quelli peninsulari compresi.
Venti di follia suicida soffiano minacciosi, attraversando l’Europa intera, dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno, portando con sé nuove vorticose invasioni, eccetera.
È giunta l’ora di risorgere, scattando in piedi sull’attenti con tutto il proprio orgoglio personale, sociale, comunale, regionale e naziunalle! Altro che balle!
Ecco perché Lei sta risorgendo proprio dal nulla, vale a dire in questo momento e dalla parte di chi, come il sottoscritto, sta cercando d’esortare chiunque, anche politico professionista, abbia la necessaria dose minima di coraggio per dichiararsi contrario a quel demenziale nonché letale progetto volto a consentire l’adesione della Turchia alla nostra Unione Europea.
Illustrissimo Onorevole Gianfranco Fini, quest’iniziativa è stata concepita, architettata, avviata dai soliti astutissimi poteri forti. Bisogna arrestarla, bocciarla definitivamente.
Sono certo che anche Lei sia dello stesso parere, ma quand’anche così non fosse, io non esiterei a farle mutare opinione per mezzo di un semplice ragionamento induttivo, no anzi deduttivo, anche se un tantino illogico, giacché di sana logica razionale in tutta questa faccenda ce n’è davvero poca.
I primi ad essere colpiti e danneggiati, infatti, se entrasse la Turchia con paritetico diritto legislativo e esecutivo, sarebbero proprio quei Lavoratori del nord-italia che voi così abilmente proclamate di volere difendere continuando a garantire la massima sussidiarietà assistenzialista ai lavoratori socialmente devastanti di Roma Lupacchiona e dintorni sudisti. È evidente che qualsiasi ulteriore ampliamento dell’Unione Europea ad altri paesi, appunto come la Turchia, già oltremodo caratterizzati da pesantissimi problemi politici e socioeconomici d’ogni genere e dimensioni, in particolare soggetti a ormai incontrollabili e incontrollate spinte migratorie, come quelle che siamo obbligati a intravedere quasi ogni giorno, non farebbe che complicare e peggiorare l’esistenza di chi, da noi, già oggi si trova in fortissime difficoltà persino nel drammatico tentativo di pura sopravvivenza.
Ecco perché, ora più che mai, è assolutamente indispensabile che i più ambiziosi esponenti politici, futuri Premier e Presidenti Repubblichini vari, scendano in campo nella più strenue difesa dei Diritti dei Lavoratori del Nord.
Chi, meglio di Lei, può muoversi a tale scopo? Chi più di Lei avrebbe maggiore autorità nello schierarsi dalla parte dei Diritti dei Lavoratori del Nord-Centro-Sud?
Anche se, confesso e sia detto en passant, mi chiedo se non sarebbe molto più semplice e efficace difendere realmente i Lavoratori Turchi prima ancora di parlare di Diritti? Se non altro per semplice precauzione: nel caso in cui certi Diritti andassero storti, voi che cosa fareste? Organizzereste forse una girotondina spedizione punitiva con Fausto Bertinotti, Pannella e la Bonino a Ankara? A Istambul o magari a Trebisonda?
Chi più di Lei avrebbe l’esperienza, la conoscenza e l’indipendenza intellettuale e morale necessarie per ergersi in difesa dei Diritti dei Lavoratori del Centro-Nord che, ancora una volta partendo dal Sud, stanno per essere così platealmente e barbaramente ignorati, disattesi, mistificati, danneggiati, se non addirittura travolti dal più spregevole mercimonio politico e socioeconomico di tutte le epoche civili conosciute?
Ecco perché, a costo di tediare i miei assidui lettori (per ora tre, di cui uno solo volontario) rinnovo anche a Lei l’invito a sollevare nelle opportune sedi istituzionali e sportive le necessarie interpellanze politiche, secondo i criteri enunciati qui di seguito.
Onorevole Gianfranco Fini: il tempo delle chiacchere è esaurito, la ricreazione è finita! La cuccagna romano-centrica pure. È arrivata l’ora della riscossa. Diamoci una mossa …
Di che cosa sto parlando? Scommetto che Lei l’ha già intuito, ma preferisce sentirselo ripetere.
Alludo a ciò che io stesso ho denominato “Questione Turca”, quel progetto per il quale la Commissione esaminatrice di Bruxelles nei giorni scorsi ha emesso un primo parere favorevole, che dovrà poi essere seguito dalla decisione che il prossimo consiglio dei ministri dovrà prendere il prossimo 17 dicembre, sulla cui base si dovrà poi sancire l’avvio di formali trattative finalizzate all’ammissione a pieno titolo della Turchia nell’Unione Europea.
Mi consenta, ahinoi, di ripetere qui cose già dette e ribadite, a beneficio dei lettori che non avessero ancora avuto la fortuna di leggere i nostri appelli.
A parte il fatto che la Turchia con l’Europa c’entra pochino, quand’anche riuscisse a convincerci d’essersi sinceramente avviata lungo un percorso di riforme istituzionali rigorosamente democratiche, e magari anche a riconoscere pubblicamente il genocidio armeno, e magari persino decidesse di liberare Ocalan, per non parlare di tutta la questione curda, della questione cipriota, dei diritti umani, delle torture, nelle piscine femminili e altrove, questo progetto presenta parecchi altri aspetti se non oscuri senz’altro poco convincenti.
Taluni sostengono entusiasticamente che l’ingresso della Turchia consentirà solidi progressi di varia natura geopolitica, socioeconomica e finanziaria di cui tutti potranno fruire. Quali vantaggi esattamente? Tutti chi esattamente? Altri ancora affermano che non si possa e non si debba assolutamente abbandonare la Turchia a sé stessa, correndo il rischio che essa sia infine travolta dal peggiore fondamentalismo islamico a vocazione terroristica globalizzata. Altri ancora sostengono che in ogni modo Europa e Turchia assieme saprebbero realizzare cose eccelse mai viste prima d’ora.
Tutto ciò sarà anche vero, ma è proprio per queste ragioni che una legittima domanda sorge comunque spontanea, vale a dire:
Chi e che cosa esattamente impedirebbe a un nuovo eventuale tandem euro-turco di conseguire esattamente, ripeto ESATTAMENTE, gli stessi favolosi risultati SENZA che l’attuale Unione Europea sia obbligata ad accettare la Turchia quale nuovo membro?
Sia chiaro, qui nessuno nutre alcuna antipatia personale o speciale malevolenza nei confronti della Turchia o dei turchi - e lei nemmeno, penso. O sbaglio?
Qui si tratta solo di chiarire alcune cose fondamentali. Innanzi tutto è una questione di principio.
È ovvio: L’Europa deve cercare di aiutare gli altri paesi meno fortunati.
Ci mancherebbe altro che rifiutassimo di impegnarci in tal senso solo perché memori di certe incaute imprese compiute dagli antenati degli attuali popoli ottomani, o perché turbati dalle gesta di certi Sultani che avevano il gioioso vezzo di fare strozzare o altrimenti assassinare i loro stessi figli e fratelli? Come ad esempio fecero tale Maometto 1° Sultano (1387-1421) allorquando ordinò l’eliminazione dei suoi fratelli Musa e Solimano? Oppure come l’altro ancor più feroce settimo Sultano, alias Fatih il conquistatore (1430-1481) il quale organizzò l’annegamento del proprio fratello Ahmed ancora lattante? Lo stesso che, dopo avere distrutto l’impero di Trebisonda, fece pure strozzare il proprio figlio primo genito? Oppure come il tredicesimo sultano (1566-1603) il quale, non appena salito sul trono, dopo la morte del padre Murad III, provvide a fare strozzare tutti i suoi fratelli (tranne uno sfuggito miracolosamente alle mani del carnefice, completando poi l’amorevole opera con l’uccisione del proprio figlio Maometto?
Eh no, Onorevole Gianfranco Fini, ci mancherebbe altro che oggi noi ci lasciassimo fuorviare da simili storielle d’altre epoche.
Qui nessuno vuole in alcun modo impedire l’ulteriore progresso della Turchia. Qui nessuno si sogna di affermare che la Turchia, come tale, possa costituire seria minaccia per l’Unione Europea.
Tutt’altro!
Io personalmente, le assicuro, quanto più approfondisco questo argomento, tanto più mi convinco che vi siano non una, bensì due doverose considerazioni da fare a riguardo degli ipotetici pericoli conseguenti l’eventuale adesione turca: se mai l’Europa dovrà difendersi dalla invasione turca, allo stesso modo la Turchia dovrà difendersi dall’evasione europea.
Una freddura questa? Un gioco di parole? Mica tanto, temo.
Innanzi tutto non bisogna dimenticare le gravissime crisi istituzionali, finanziarie e economiche che la Turchia ha vissuto negli ultimi cinque anni, con ripetuti fallimenti del sistema bancario e successivi salvataggi grazie agli aiuti, a suon di svariati miliardi di dollari del Fondo Monetario Internazionale, eccetera.
Insomma, per non farla troppo lunga, la Turchia non esibisce ancora, nemmeno oggi, le cosiddette “fondamentali” premesse macroeconomiche, da cui poter intraprendere un reale percorso di progresso sociale e di crescita economica. Ma non tanto per cattiva volontà. Soprattutto perché è l’occidente stesso a volerle imporre un modello istituzionale, giuridico, socioeconomico, finanziario e produttivo che le è sostanzialmente estraneo e conflittuale.
Non sarà certo, come vorrebbe appunto fare l’attuale Commissione Europea, estendendo qualche favore di natura assistenzialistica, che la Turchia riuscirà a superare le attuali difficoltà di crescita, sino a qualificarsi pienamente per l’adesione alla UE.
Non sarà certo entrando nelle stanze dei bottoni, acquisendone gli stessi diritti al voto in Commissione e nel Parlamento Europeo, che la Turchia riuscirà a trasformarsi in meglio, ovvero a compiere quel miracolo che è incompatibile con tutte le loro tradizioni e costumi. A casa propria ognuno deve potere mantenere le proprie identità culturali e conseguenti stili di vita.
Quindi basta chiacchere e, soprattutto, basta sperperare i soldi dei contribuenti europei, delle genti che lavorano sul serio, in ingannevoli programmi come quelli che sto per citare.
Non è certo cosa elegante lasciar credere al vasto pubblico europeo che, quand’anche si procedesse con gli scenari proposti, la questione diverrebbe di concreta attualità solo fra 15 o 20 anni. Nulla di più inesatto e ingannevole! L’Unione ha già sborsato e sta tuttora sborsando fior di quattrini per mandare avanti questo piano:
circa 440 milioni di euro per il periodo 1995-1999 e ben 2500 milioni di euro per il periodo 2000-2003!
Vogliamo fare alcuni esempi pratici, basati su informazioni tratte dai rapporti ufficiali redatti dalla Commissione Europea stessa? Nell’elenco dei progetti sponsorizzati dalla Comunità per il periodo 1995-1999, ve n’è uno abbastanza emblematico, esattamente alla 22° riga, denominato MONE, finalizzato al miglioramento della robustezza e qualità del sistema scolastico pubblico, per il quale la UE ha stanziato un contributo di 100 milioni di Euro (nel quadro complessivo di circa 440 milioni sopra ricordati.
Orbene, caro Gianfranco Fini, mi vuole consentire un paio di domande? Lei ne sapeva nulla? Si può sapere se nessuno a tale proposito abbia mai consultato o almeno informato i CONTRIBUENTI VENETI circa la loro insospettata partecipazione al progetto MONE turche?
Non solo. Se si da un’occhiata all’elenco dei progetti formalizzati per il periodo 2001 – 2003, si possono trovare parecchie altre, ancor più sorprendenti novità. Un capitolato comprendente una cinquantina di progetti per un totale di circa 2500 milioni di Euro! Fra questi spiccano per dimensione:
1. Migration Management In Turkey (circa 808 milioni di euro)
2. Development Of The Asylum System In Turkey (circa 790 milioni di euro)
3. Developing Judicial Cooperation In Criminal Matters In Turkey (circa 182 milioni di euro)
Ma quello che è in assoluto il più incredibile, il più interessante, magari anche entusiasmante si trova a pagina 38, intitolato:
“PROGRAMME OF REPRODUCTIVE HEALTH IN TURKEY”, finalizzato a:
“The overall objective of the programme is to improve the sexual and reproductive health status of the Turkish population, especially women. Specific objectives of the Programme are to increase utilisation of services related to sexual and reproductive health (SRH) and to improve the policy environment to better support SRH rights and choices.”
Ovvero grosso modo traducibile in: “Scopo generale del progetto è il miglioramento delle condizioni sanitarie sessuali e riproduttive della popolazione turca, specialmente quella femminile. Obiettivi specifici del programma: aumento del grado di utilizzazione dei servizi predisposti per la salute sessuale e riproduttiva (maternità) e miglioramento delle politiche a sostegno dei diritti e delle scelte SHR.”
[n.d.a.: sostegno alla maternità incluso, ma anche per aborti sicuri, fornitura di contraccettivi eccetera!]
Per questo programma l’EU ha stanziato Euro 55 milioni in contanti, ripeto in CONTANTI, mentre la controparte turca vi ha contribuito non mediante le solite allocazioni finanziarie bensì in “KIND”, ovvero in NATURA!
Capito l’antifona? Capito le strategie dei nostri geniali politici, burocrati e banchieri? Tutti massimamente affezionati all’Euro? Meglio, ai NOSTRI euro?
Così, mentre qui al nord italia, oltre alle migliaia di aziende che sono già state annientate o “delocalizzate” negli ultimi anni, se ne stanno chiudendo molte altre ancora – vedi fra gli ultimi casi citati recentemente la Zoppas di Treviso o l’Alfaromeo di Arese, con il conseguente licenziamento di migliaia di fedeli lavoratori, per la cui difesa è stato fatto poco o nulla, mentre nelle stesse regioni già invase da migliaia di clandestini, oggi i soliti geniali industrialoni nostrani pretendono l’arrivo di altri duecentomila nuovi volenterosi immigrati.
Mentre questa tragicommedia volge al peggio qui nelle nostre nordiche regioni, le geniali nonché pacchiane, ancorché astutissime oligarchie romano-centriche e bruxelloises e strasburgofone si preoccupano e si sollazzano da mane a sera grazie all’umanitario progetto della
Educazione Sessuale delle Mone Turche!
Evviva!
Ma, caro Gianfranco Fini, mi tolga una curiosità: nel caso di quest’ultimo progetto, in che cosa consiste ESATTAMENTE il contributo turco che, ripeto, deve essere reso in natura? La Turchia provvede a rifornire, si spera entro i limiti temporali pattuiti, tutti gli eurocrati di Bruxelles e di Strasburgo d’eccezionali pomodori? Carote? Bastoni? Carote e bastoni? O magari di qualche altro dono in carne e ossa?
Mah! Va a capire come ragionano, operano e incassano i geniali moderni mecenati della geopolitica neo europea.
Ciò nonostante, non posso però fare a meno di pensare che i turchi, se fossero veramente furbi, si guarderebbero bene dal desiderare d’accomunarsi a questa “comunità” europea. Probabilmente i turchi, oltre che essere tali, sono anche sostanzialmente tonti e tardi: dopo secoli di spedizioni, incursioni, massacri vari verso nord, non hanno ancora capito che il vero ORO giallo e nero è situato al loro sud, anche un tantino verso est. L’oro nero e giallo l’hanno già proprio sotto le loro stesse chiappe, o quasi. Che cosa dunque sperano di ricavare entrando a far parte di un’Europa destinata a soccombere?
Quand’anche riuscissero a impiantarvisi, magari conquistandone la maggioranza numerica relativa, sia in seno alla Commissione allargata di Bruxelles, sia al parlamento di Strasburgo, ebbene che se ne farebbero di un’Europa nel frattempo trasformatasi da “Gigante Economico, Nano Politico, Verme Militare” a “Nano Economico, Verme Politico, Scarafaggio Militare”? Contribuendo a rendere la Comunità Europea ancora più asservita e ingovernabile di quanto già ora non sia?
Forse proprio per accelerarne il crollo o per anticiparne il proprio dominio, in stretta obbedienza ai dettami del Corano? Oppure in rigorosa osservanza a certe strategie geopolitiche d’oltre oceano poco inclini a trascurare qualsiasi cospicuo interesse petrolifero, con tutti gli oleodotti e gasdotti connessi e sconnessi del caso? Oppure stiamo anche parlando di sostanziose forniture d’armamenti vari, così necessari per qualsiasi intervento rigorosamente umanitario nei dintorni del Caucaso?
Mah! Non è detto. Non è detto che nel frattempo, nonostante l’imponenza di certe egemonie, un’altra nonché definitiva Lepanto non si profili all’orizzonte. Non si sa mai.
In ogni modo, se i Turchi fossero un po’ più furbi cercherebbero di seguire un’altra strada, quella della cooperazione privilegiata con l’attuale UE, facendosi decorosamente aiutare ad affrancarsi da certe remote imposizioni, compiendo reali progressi in ogni ambito politico e socioeconomico, diventando infine un nuovo centro di civiltà per tutto il mondo islamico moderato e non.
I progetti alternativi potrebbero essere innumerevoli e ben più proficui, nel rispetto delle loro migliori tradizioni e delle peculiarità culturali dei popoli di Turchia.
Le alternative esistono, eccome, innanzi tutto per i turchi stessi. Altro che intimorirci con le crescenti storielle televisive, o altrimenti massmediatiche, che “Cocco bello di mamma, non bisogna avere PAURA della Turchia”! Queste sono le solite trappole per i soliti gonzi del grande pubblico, per distoglierne l’attenzione dalla reale sostanza dei problemi.
Ecco nuovamente perché, Onorevole Gianfranco Fini, vorrei lanciare un’idea chiedendole di sponsorizzarla, ovviamente nei limiti del legittimo possibile, senza pretesa alcuna che il governo turco gliene sia, a Lei, riconoscente in “natura”. Ecco tre progetti da considerare, ma ne potrei escogitare parecchi altri. Tanto per avviarsi sulla buona strada, la Turchia dovrebbe:
1) Spostare la capitale da Ankara a Trebisonda ove ricostruire un nuovo e più vasto impero;
2) Creare un mega allevamento di tacchini quadrupedi (No, caro Gianfranco Fini, non è una freddura questa. E nemmeno una battuta. Le ultimissime tecnologie OGM consentirebbero questo e ben altro. Esperimenti ne hanno già conclusi a bizzeffe con gran successo. L’altra settimana hanno fatto vedere una rana con due teste e quattro occhi che guardavano tutti esattamente nella stessa direzione). Con questo mega allevamento d’avanguardia il nuovo impero turco potrebbe nutrire allegramente non solo tutti i propri sudditi ma anche le altre sfortunate nonché affamate popolazioni nel resto del pianeta;
3) Creare un mega Liceo Artistico Musicale per Pianisti a Ottomani (No, caro Gianfranco Fini, non è una battuta. E nemmeno una freddura. Anche questa configurazione anatomica per pianisti punkabestia è oramai facilmente fattibile, anzi è cosa fatta, giacché se ne possono vedere in televisione, tutti i giorni, “a gratis”). Questa iniziativa assumerebbe una valenza strategica sia per quanto riguarda una rafforzata difesa delle loro stesse principali tradizioni in Turchia e dintorni, sia quale incoraggiamento a … TENERE giù le OTTO MANI dagli altri imperi …
Certo, si tratterebbe di progetti non facili da avviare e portare a compimento. Però bisogna pure tentare, o no?
Del resto, per trarne ispirazione e qualche buon esempio, basterebbe riflettere sulle difficoltà che un paese come il nostro ha saputo superare negli ultimi trent’anni … cosa che lei stesso magari potrebbe raccomandare alla Turchia, magari anche a rischio di incoraggiare l’onorevole Cossutta a provocare una nuova scissione di entrambi i vostri partiti, esasperando i militanti stessi della base rifondazionista che vorrebbero addirittura cambiare l’emblema del vostro vessillo (le suggerirei di sostituirlo con il Leone di Venezia – iscrivendovi però subito dopo alla Lega Nord) facilitando il compito di d’Alema verso la riconquista della leadership diossina, anche a costo di sembrare sgarbati nei confronti di Fassino, Veltroni, Prodi & Co, magari facendo infuriare nuovamente l’ex segretario Ochetto, di storica memoria per il suo famoso scoop, protrattosi per quasi 9 mesi, bloccando il Parlamento nel tentativo di causare l’impeachment del Presidente Francesco Cossiga, l’ex picconatore, ovvero l’unico personaggio istituzionale della cosiddetta prima repubblica che, tutto sommato, avrebbe meritato d’essere ricordato nella Storia, e magari anche traslocato alla prossima Terza Repubblica in Senso Federale, però prima che Egli, il Presidente Cossiga, divenisse assiduo sostenitore e ambito ospite di “talk show” vari, cosa che forse avrebbe infastidito De Gasperi, ma probabilmente non l’attuale primo ministro Silvio Berlusconi, ma non nelle situazioni in cui Cossiga fosse stato tentato di assumere qualche nuovo importante ruolo politico di centro-destra-sinistra, provocando l’ira di Bossi e di Tremonti ma forse con il malcelato supporto degli Onorevoli Casini e Follini, e forse anche prima che
LEI stesso, onorevole Gianfranco Fini, si recasse in devoto pellegrinaggio, in quel di Gerusalemme, a MENDICARE il benestare del vostro vero Padrone Signore (si fa per dire) tale Ariano Sharonno … insomma …
Caro Onorevole Gianfranco Fini, non possiamo proprio prendercela con i neocandidati turcofoni se noi qui ora e forse per sempre ci ritroviamo nel bel mezzo di una gigantesca palude geopolitica nazionale e comunitaria!
Illustrissimo Onorevole Gianfranco Fini! Spero che Lei non si sia sentito particolarmente irritato dalle battutacce da me usate quale innocuo stratagemma editoriale, spero con uno stile letterario abbastanza semplice ma innovativo.
Questo momento storico è davvero importante. Non possiamo tollerare che nelle nostre istituzioni, così come in quelle comunitarie, si continui a legiferare sperperando preziosissime risorse finanziarie con tanta leggerezza e irresponsabilità, senza coinvolgere o almeno interpellare le nostre genti. Non possiamo e non dobbiamo subire quest’ennesimo sopruso, questa incredibile sopraffazione, vergognosa mistificazione a danno dei Contribuenti Settentrionali di questa penisola.
Oltre ai nostri immediati interessi politici e socioeconomici, in ballo c’è anche il destino delle prossime innumerevoli generazioni. Cosa vogliamo fare? Lasciare loro un’eredità di problemi insolubili e situazioni dalle quali nessuno in futuro riuscirebbe mai più a districarsi?
Ecco perché, Onorevole Gianfranco Fini, mi auguro ardentemente che anche Lei vorrà unirsi a noi in una sincera e onesta battaglia in difesa dei Popoli Europei. Quelli veri.
La definitiva bocciatura della “questione turca” è inevitabile. Il giorno s’avvicina.
Si muova anche lei al grido di
Eja, eja MavAllah, qui non passa Mustafà!
Cordialmente
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