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Discussione: Le cimici di Enrico

  1. #1
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    Predefinito Le cimici di Enrico

    Qualcuno ha letto "La Domenica del Sole 24 Ore" ieri?
    machine head

  2. #2
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    Predefinito Re: Le cimici di Enrico

    Originally posted by machine head
    Qualcuno ha letto "La Domenica del Sole 24 Ore" ieri?
    facci un sunto....il sammargheritese medio come me legge i " ceti" ( oltretutto sempre meno presenti...e poco attendibili) sul swcolo XIX...

  3. #3
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    Predefinito Re: Re: Le cimici di Enrico

    Originally posted by qualunquista
    facci un sunto....il sammargheritese medio come me legge i " ceti" ( oltretutto sempre meno presenti...e poco attendibili) sul swcolo XIX...
    L'autore dell'articolo ha avuto legalmente accesso a documenti dell'intelligence statunitense. La CIA ha spiato e registrato, a partire dal 1976, le conversazioni che avvenivano in casa di Tonino Tatò, capo ufficio stampa e uomo di fiducia di Enrico Berlinguer, segretario del Partito Comunista Italiano dal 1972 al 1984. Le registrazioni rivelarono alla CIA un Berlinguer visceralmente anti-sovietico (nel 1972 durante un viaggio in Bulgaria Berlinguer scampò ad un attentato in cui perì l'autista dell'auto che lo conduceva all'aeroporto di Sofia), tanto da indurre la CIA a non osteggiare l'ingresso al PCI al governo del nostro Paese, e, anzi, a proporsi di utilizzare tale ingresso in funzione pro-Nato e anti-Patto di Varsavia, finalizzata all'indebolimento dell'influenza sovietica sui movimenti operai dell'Europa meridionale.
    L'amministrazione democratica Carter il suo ambasciatore a Roma, Gardner, si opposero strenuamente a questa visione e al disegno che ne conseguiva. Confermarono il veto all'ingresso del PCI al governo e sostenne l'opportunità di puntare sul PSI di Bettino Craxi per realizzare il disegno di ridimensionamento del più grande partito comunista dell'occidente.
    Il sottoprodotto di questa scelta fu la "cleptocrazia" degli anni 80, e un ritardo di 20 anni nel compimento della democrazia nel nostro Paese.
    machine head

  4. #4
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    Predefinito Re: Re: Re: Le cimici di Enrico

    Originally posted by machine head

    Il sottoprodotto di questa scelta fu la "cleptocrazia" degli anni 80, e un ritardo di 20 anni nel compimento della democrazia nel nostro Paese.
    Quindi l'articolo presuppone che oggi in Italia vi sia democrazia, ossia un ordinamento politico in cui il popolo sia, materialmente e non solo formalmente, sovrano. Ottimista.

  5. #5
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    Predefinito caro Zena........

    .....sei un inguaribile pessimista e non vedi che i lati negativi!

    Non credo proprio che, se a governare fosse la Lega con il 51 % di connsensi, ci sarebbe più democrazia!

    Quanto al PCI lasciamo perdere che i sogni di giustizia e di libertà purtroppo furono , per i paesi comunisti, solo un pio imbrogio conclusosi per il dissenso , nei famigerati lager!

  6. #6
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    Predefinito Re: caro Zena........

    Originally posted by emiro
    .....sei un inguaribile pessimista e non vedi che i lati negativi!

    Non credo proprio che, se a governare fosse la Lega con il 51 % di connsensi, ci sarebbe più democrazia!

    Quanto al PCI lasciamo perdere che i sogni di giustizia e di libertà purtroppo furono , per i paesi comunisti, solo un pio imbrogio conclusosi per il dissenso , nei famigerati lager!
    Ti capita di riflettere prima di scrivere, oppure sei un anti-comunista automatico?
    machine head

  7. #7
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    Predefinito Re: caro Zena........

    Originally posted by emiro
    .....sei un inguaribile pessimista e non vedi che i lati negativi!

    Non credo proprio che, se a governare fosse la Lega con il 51 % di connsensi, ci sarebbe più democrazia!

    Quanto al PCI lasciamo perdere che i sogni di giustizia e di libertà purtroppo furono , per i paesi comunisti, solo un pio imbrogio conclusosi per il dissenso , nei famigerati lager!
    La democrazia non è un problema relativo al colore della maggioranza. E' un problema che sta a monte e che contempla due varianti: il popolo e il potere. Bisogna far si che la sovranità sia esercitata dal popolo, il quale a sua volta deve essere pensato come articolazione inesauribile di appartenenze, identità collettive, interessi e valori. Bisogna capire a quali condizioni il popolo è sovrano,a quali condizioni è libero e allo stesso tempo in grado di assumersi e gestire con responsabilità le proprie funzioni. Anche tettamanzi ha appena detto che la telecrazia e la plutocrazia oggi dominanti non sono esattamente democratiche. Il fatto che uno non venga governato con la forza da un partito unico, ma con l'inganno da lobbies economiche e mediatiche sottratte alla sfera politica, non è rassicurante da questo punto di vista.

  8. #8
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    Predefinito Re: Re: caro Zena........

    Originally posted by ZENA
    La democrazia non è un problema relativo al colore della maggioranza. E' un problema che sta a monte e che contempla due varianti: il popolo e il potere. Bisogna far si che la sovranità sia esercitata dal popolo, il quale a sua volta deve essere pensato come articolazione inesauribile di appartenenze, identità collettive, interessi e valori. Bisogna capire a quali condizioni il popolo è sovrano,a quali condizioni è libero e allo stesso tempo in grado di assumersi e gestire con responsabilità le proprie funzioni. Anche tettamanzi ha appena detto che la telecrazia e la plutocrazia oggi dominanti non sono esattamente democratiche. Il fatto che uno non venga governato con la forza da un partito unico, ma con l'inganno da lobbies economiche e mediatiche sottratte alla sfera politica, non è rassicurante da questo punto di vista.
    Qualcuno ha osservato che la democrazia occidentale è un sistema pessimo ma è l'unico che abbiamo. Si dovrebbe aggiungere che è l'unico che riesce, nonstante tutto, a migliorarsi.
    Tu poni l'accento sul tema della partecipazione e della rappresentatività, io sono più affezionato a quello della responsabilità e del controllo: condizioni essenziali alla possibilità dell'alternanza. "Checks and balances" più che democrazia diretta e decentramento territoriale.
    La democrazia è per definizione imperfetta, anzi si nutre di imperfezioni e questo disequilibrio genera la dinamica della sostituzione dei governanti e dell'alternanza.
    Non esiste democrazia dove non c'è possibilità di sostituzione, ovvero di correzione degli errori compiuti da chi governa.
    machine head

  9. #9
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    Predefinito Re: Re: Re: caro Zena........

    [QUOTE]Originally posted by machine head
    [B]Qualcuno ha osservato che la democrazia occidentale è un sistema pessimo ma è l'unico che abbiamo


    concordo...... ma tra le vostre due posizioni preferisco quella di MH!

  10. #10
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    Predefinito Re: Re: Re: caro Zena........

    Originally posted by machine head
    Qualcuno ha osservato che la democrazia occidentale è un sistema pessimo ma è l'unico che abbiamo. Si dovrebbe aggiungere che è l'unico che riesce, nonstante tutto, a migliorarsi.
    Tu poni l'accento sul tema della partecipazione e della rappresentatività, io sono più affezionato a quello della responsabilità e del controllo: condizioni essenziali alla possibilità dell'alternanza. "Checks and balances" più che democrazia diretta e decentramento territoriale.
    La democrazia è per definizione imperfetta, anzi si nutre di imperfezioni e questo disequilibrio genera la dinamica della sostituzione dei governanti e dell'alternanza.
    Non esiste democrazia dove non c'è possibilità di sostituzione, ovvero di correzione degli errori compiuti da chi governa.
    Certo ci sono diversi modelli di democrazia. Quella attuale, però, non la vedo solo imperfetta, ma anche fittizia. Ripeto: il popolo in sè è un'astrazione se non viene concepito pluralisticamente e se a questa pluralità, sociale e territoriale, non viene attribuito adeguato riconoscimento istituzionale. Quello che tu indichi è un modello liberale impegnato, più che a garantire la creazione di un potere davvero democratico, a limitare questo potere. In sintesi: il cittadino libero DALLA politica piuttosto che il cittadino libero NELLA politica. Certo ne condivido alcuni presupposti, ma continuo a credere che, se in futuro non vorremo pagare con la perdita di ogni democrazia l'attuale involuzione tecnocratica della politica, dovremo ritornare alle comunità. Non serve andare a Rousseau per sostenere questa tesi: è sufficiente fermarsi a un Adriano Olivetti, o a pensatori contemporanei di diverse scuole che, giustamente, non dimenticano che il presupposto partecipativo è uno dei grimaldelli della civiltà europea.

 

 
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